Forlì, torna in vita in forma virtuale la distrutta cappella Feo di San Biagio

Forlì, torna in vita in forma virtuale la distrutta cappella Feo di San Biagio

Forlì, torna in vita in forma virtuale la distrutta cappella Feo di San Biagio

FORLI' - Pochi giorni di lavoro di alcuni studenti dell'Istituto Liceale d'Arte di Forlì, coordinati dal professor Daniele Masini, e la Cappella Feo, andata distrutta il 10 dicembre 1944 nel bombardamento aereo della chiesa di San Biagio, che mietè anche 19 povere vite, seppur virtualmente riprenderà vita. Gli affreschi del Melozzo si materializzeranno nell'installazione in scala 1:2 predisposta dall'architetto Benedetta Caselli.

 

Prenderà il via alle 17 di sabato 19 marzo 2011, direttamente nell'area verde a ridosso della chiesa di San Biagio, in piazzetta Garbin, il tentativo del professor Daniele Masini e dei suoi studenti dell'Istituto d'Arte di Forlì, di ricostruire gli affreschi della Cappella Feo andati distrutti nel bombardamento aereo del 10 dicembre 1944. Non sarà un "com'era, dov'era": la nuova San Biagio, riaperta al culto il 23 aprile 1953 dall'allora vescovo di Forlì Paolo Babini, è più lineare e ortodossa, architettonicamente parlando, rispetto alla basilica quattrocentesca, e il punto esatto in cui si trovava la cappella Feo è parzialmente occupato dalla nuova canonica.

 

In più, le foto scattate dagli Studi Alinari di Firenze nel 1938, in occasione della prima rassegna monografica sul Melozzo, hanno sì immortalato il capolavoro del grande maestro rinascimentale, ma in bianco e nero. Dei colori c'è solo un vago ricordo in persone ormai ottuagenarie. L'impresa, che prenderà corpo nell'installazione in scala 1:2 predisposta dall'architetto Benedetta Caselli, avverrà con le stesse tecniche (polveri e colle all'acqua) utilizzate nel 1493 da Melozzo degli Ambrogi e dal discepolo Marco Palmezzano.

 

"Non si tratta di riesumare capolavori cancellati per sempre dalla follia umana - dichiara il responsabile culturale della Sala Multimediale San Luigi Paolo Poponessi - quanto recuperare la memoria di un luogo costitutivo dell'identità e della religiosità forlivese". Una volta completata, l'installazione sarà visitabile tutti i giorni, escluso domenica mattino e lunedì, dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 19 fino all'11 giugno prossimo. Voluto dalla stessa parrocchia di San Biagio guidata da don Mario Bergomi, grazie al sostegno finanziario della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, il progetto "San Biagio e la Cappella Feo" prevede altri importanti tasselli: il trasferimento in chiesa delle poche vestigia sfuggite alla distruzione rimaste all'esterno (in particolare, il monumento funebre a Giovambattista Morgagni), nonché la proiezione virtuale sulle pareti dell'abside e nel catino della basilica, di scene della Genesi e dell'Apocalisse dipinte dagli studenti del Liceo Artistico.

 

E qui si profila un'appendice per certi aspetti sorprendente. "Perché - chiede don Bergomi al professor Masini, durante la presentazione pubblica dell'iniziativa avvenuta giovedì 17 marzo nella sala multimediale San Luigi - non affrescate veramente quelle superfici?" "Dateci il permesso - risponde il docente - e noi saremo ben lieti di farlo". Da che mondo e mondo, il sogno di ogni artista è perpetuare il ricordo di sé con un'opera che sia figlia riconosciuta del suo estro. E' un'operazione che a Forlì ha già dei precedenti, e proprio in San Biagio Nuova. Alcuni anni fa, la chiesa ricostruita di piazzetta Garbin è stata, infatti, arricchita con otto lunette di pregio, dipinte da altrettanti artisti forlivesi: Roberto Casadio, Mario Di Cicco, Gianni Cinciarini, Miria Malandri, Daniele Masini, Ettore Nadiani, Pier Claudio Pantieri, Angelo Ranzi e Irene Ugolini Zoli. L'inaugurazione ufficiale avvenne il 25 novembre 1994, festività di Santa Caterina d'Alessandria, cui è dedicato un altare nella stessa San Biagio.

 

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Piero Ghetti

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