Forlì: tre campioni di solidarietà

Forlì: tre campioni di solidarietà

Annalena Tonelli

FORLI' - Parlare di Elisabetta Piolanti, Mario Loreti e Annalena Tonelli significa celebrare veri e propri campioni della solidarietà forlivese. Le tre straordinarie figure, con il loro contagioso carico di amore per il prossimo, sono stati ricordate martedì 31 marzo, nella sala "Roberto Vallicelli" della parrocchia di San Paolo, nell'ambito della conferenza "Forlì e il volontariato" condotta dall'assessore comunale Gabriele Zelli. All'incontro, tenuto davanti ad una platea di addetti ai lavori composita ed attenta, ha partecipato anche il presidente Avo di Forlì Gianluca Brazzini.

 

Dopo l'introduzione del parroco di San Paolo don Mino Flamigni, secondo cui "l'azione solidale, se fatta con cuore e con stile, fa cultura, anche fra i giovani", e l'intervento dello stesso Brazzini su origini e sviluppo dell'Associazione Volontari Ospedalieri, fondata nel 1976 dal medico lombardo Erminio Longhini e oggi attiva in ben 536 ambienti per un totale di 30 mila volontari, ha preso la parola Zelli. L'assessore ha esordito tratteggiando il profilo di Mario Loreti. Pioniere della chirurgia moderna e uomo di robusto spessore umano, il medico, primario dell'Ospedale "Morgagni" dal 1946 al 1969, l'anno della sua morte, ha legato il suo nome al Centro Trasfusionale forlivese, da lui fondato nel 1953. "Assommano a circa 60 mila - riferisce Zelli - gli interventi praticati da Loreti nella sua carriera. Nonostante un impegno professionale così intenso, il medico si applicò proficuamente anche al volontariato, dando grande impulso all'Avis e accrescendo notevolmente la schiera dei donatori forlivesi". Spesso, la sera si recava personalmente presso circoli di ogni tendenza politica per promuovere l'offerta gratuita del sangue. "Gli effetti di questo proselitismo furono evidenti: basti pensare che con Loreti gli associati Avis arrivarono a duemila già negli anni Cinquanta".

 

Oggi sono giusto un migliaio di più. Di Elisabetta Piolanti - all'incontro erano presenti anche alcune sue "ragazze" della prima ora - resta ad imperitura memoria l'ormai leggendaria "Opera Don Pippo", nel frattempo divenuta fondazione. Nel 1952, a poche settimane dalla morte, il popolare monsignor Giuseppe Prati chiede a mamma Bettina di creare un luogo di accoglienza a Forlì, avamposto d'amore nel più che malfamato quartiere della Baia del Re. Bettina, che ben conosceva le povertà locali, forte della frequentazione, a fianco di un'ancor più giovane Annalena Tonelli, dei tuguri dell'ex caserma "Santa Caterina" di via Romanello, si mette di buona lena, dando vita ad una scuola professionale femminile, finalizzata a preparare al lavoro le giovani che la frequentavano.

 

All'inizio degli anni '60, l'Opera prende la connotazione attuale di casa di accoglienza, allo scopo di offrire a ragazze con handicap o situazioni di disagio, il calore di un ambiente famigliare ed un'educazione complessiva per la loro crescita. Elisabetta Piolanti muore il 17 maggio 1990, ma il lavoro caritatevole da lei avviato ha assunto una connotazione chiara ed imprescindibile, fino al progetto di raddoppio strutturale dell'Opera, depositato proprio in questi giorni. Dulcis in fundo, la straordinaria Annalena Tonelli ha letteralmente donato la vita ai suoi amatissimi "brandelli di umanità ferita" somali, gli ultimi fra gli ultimi. "Scelsi di essere per gli altri: i poveri, i sofferenti, gli abbandonati, i non amati che ero bambina e così sono stata, e confido di continuare a essere fino alla fine della mia vita".

 

Nonostante frasi del genere, o anche del tipo: "Non parlate di me, non avrebbe senso, ma date gloria a Dio", Zelli ha elencato la lunga serie di opere avviate dalla volontaria laica forlivese, trucidata a Borama, nel Somaliland, il 5 ottobre 2003. A cominciare dal suo "Comitato per la lotta contro la fame nel mondo", da lei fondato nel 1963 e oggi capace di finanziare progetti di promozione umana in tutto il cosiddetto "Terzo Mondo", fino ad inviare medicinali a ben cento missioni. "Trentatré anni dopo la mia partenza - dichiarò profeticamente ai forlivesi il 30 giugno 2003 - grido il Vangelo con la mia vita e brucio dal desiderio di continuare a gridarlo fino alla fine". Così è stato, giusto tre mesi dopo.

 

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Piero Ghetti

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