Forlì, tumore alla cervice uterina: la prevenzione è tutto

Forlì, tumore alla cervice uterina: la prevenzione è tutto

Un immagine del seminario del 17 novembre

FORLI' - Lo screening per la prevenzione dei tumori della cervice uterina funziona. Il 66% delle neoplasie e displasie viene, infatti, diagnosticato all'interno di tale programma, con importanti ricadute in termini di sopravvivenza: nelle donne che aderiscono allo screening, la percentuale di tumori precoci, con indici di guarigione del 100%, è pari al 58,7%, mentre quella di tumori invasivi si arresta al 9,2%. In chi non partecipa, invece, i casi di tumori precoci rappresentano il 30%, e quelli invasivi il 23,3%.

 

Ciò implica che, fra chi aderisce, solo il 24,9% si deve sottoporre a isterectomia, ovvero ad asportazione chirurgica, parziale o totale, dell'utero, percentuale che raddoppia (47,2%) fra le non aderenti. Per i tumori microinvasivi, poi, la sopravvivenza a 5 anni è del 97%, ma cala progressivamente con l'avanzare del tumore, sino al 47,3% per quelli più diffusi.

 

Questi, e molti altri dati, sono stati presentati per la prima volta in occasione del seminario "Lo Screening per la prevenzione dei tumori della cervice uterina. La situazione di oggi e l'ipotesi di scenari futuri, promosso dall'Ausl di Forlì, mercoledì 17 novembre. «In Emilia-Romagna - ha spiegato il dott. Fabio Falcini, direttore dell'U.O. di Prevenzione Oncologica dell'Ausl di Forlì - il 56% di popolazione target chiamata allo screening risponde positivamente, il 38,8% non partecipa e il 5,7% è ancora da convocare. A Forlì, negli anni passati, registravamo livelli di adesione più bassi di quelli delle altre Aziende della Regione, mentre oggi, grazie ai cambiamenti organizzativi intercorsi, siamo migliorati, arrivando a una percentuale del 45%».

 

Il programma è rivolto alle donne dai 25 ai 64 anni, invitate, ogni tre anni, a sottoporsi a pap test. In Italia, dove l'adesione media è pari al 39,7%, la nostra Regione si pone ai vertici, superata solo da Friuli, Umbria e Valle d'Aosta. Tale elevato livello di partecipazione ha permesso di tagliare traguardi importanti, testimoniati, ad esempio, dal calo progressivo dei tumori invasivi, scesi, dal 1997 al 2006, del 5,3%. Ancora più rilevante la diminuzione di adenocarcinomi invasivi e squamosi invasivi, pari, rispettivamente a -6% e -6,5%. L'efficacia dello screening è evidente se si confrontano i dati relativi alle donne aderenti con quelli delle non aderenti: fra le prime è possibile diagnosticare un elevato numero di tumori in stadio precoce, specie nella classe d'età 25-34 e 35-44 anni, con punte di quasi il 60%, mentre in quelle non partecipanti ci si ferma a poco più del 20%. «Più cerchiamo displasie e più ne troviamo - commenta il dott. Falcini - con la differenza, tuttavia, che quelle riscontrate nelle pazienti "screenate" spariscono, mentre nelle altre aumentano e le scopriamo quando sono già in fase avanzata».

 

Proprio per incentivare l'attività di screening, l'Ausl di Forlì si è data di recente una nuova organizzazione, imperniata sull'U.O. Salute Donna, diretta dalla dott.ssa Nancy Inostroza. Tale cambiamento ha visto un aumento degli inviti spediti, l'individuazione di fasce orarie ad hoc per le donne che aderiscono al programma (lunedì mattina e pomeriggio; martedì mattina e pomeriggio; un sabato mattina al mese), e una giornata di richiamo apposita per quelle che, causa mestruazioni, non hanno potuto recarsi all'appuntamento fissato. I risultati non si sono fatti attendere: dal 32,73% di adesioni del 2008, si è arrivati all'attuale 57,94%.

 

Rispetto ad altri programmi di screening, poi, quello per i tumori dell'utero presenta una buona partecipazione anche da parte delle donne straniere (60%), con percentuali allineate a quelle delle italiane (61,6%). «Uno dei motivi è che il pap test può essere effettuato nel Comune di residenza, senza bisogno di recarsi all'ospedale di Forlì, come accade, invece, per la mammella - rivela il dott. Falcini - inoltre, le più giovani vengono sensibilizzate dai consultori al momento della gravidanza e, in un certo senso, "fidelizzate"».

 

Oltre al pap test, un altro importante strumento di prevenzione per questo genere di neoplasie è rappresentato dalla vaccinazione Hpv (Papilloma virus) offerta gratuitamente, in Emilia-Romagna, a tutte le adolescenti nel dodicesimo anno di vita, convocate attraverso invito. Per ottenere la massima efficacia, infatti, il vaccino deve essere somministrato prima dell'inizio dei rapporti sessuali e quindi prima del possibile contagio con Hpv.

 

Le infezioni da Hpv sono le infezioni a trasmissione sessuale più frequenti, soprattutto dopo l'inizio dell'attività sessuale e sino ai 25 anni. Gli Hpv 16 e 18, in particolare, sono associati ad oltre il 70% dei tumori del collo dell'utero, ed è quindi contro questi ultimi che è indirizzato il vaccino, in grado di impedire l'infezione persistente e, di conseguenza, la formazione delle alterazioni cellulari che possono portare al tumore. Attualmente, la copertura vaccinale di popolazione target è pari al 71,8% in Emilia-Romagna e al 77,1% a Forlì.

  

 

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