Forlì, un manuale europeo per chi allena l’atleta adolscente

Forlì, un manuale europeo per chi allena l’atleta adolscente

Forlì, un manuale europeo per chi allena l’atleta adolscente

FORLI' - In arrivo linee guida europee per chi allena l'atleta adolscente. L'obiettivo? Insegnare a coach e preparatori a curare non solo l'aspetto agonistico ma anche quello educativo e psicologico, per uno sport che aiuti davvero la crescita della persona. Da martedì a giovedì, a Piteå, in Svezia, si effettuerà, infatti, la verifica del progetto europeo  "P.Y.S.T. - Partnership for Youth Sport Trainers", realizzato dal Comune di Forlì e dall'Azienda Usl di Forlì.

 

Collaborano anche il Comune svedese di Piteå e a Provincia spagnola di Jaen. Per tre giorni, formatori e allenatori delle tre realtà valuteranno le reciproche esperienze, per arrivare a un documento di sintesi che sarà poi presentato ufficialmente all'atto conclusivo, in programma, a giugno, a Forlì. Dalla nostra città partiranno dunque alla volta della Svezia la dott.ssa Romana Bacchi, direttore del Dipartimento di Sanità Pubblica dell'Ausl di Forlì, la dott.ssa Nancy Inostroza, responsabile del Consultorio giovani, la dott.ssa Loretta Rafuzzi, psicologa del Consultorio, Monica Piraccini, del Comune di Forlì, e quattro allenatori che hanno seguito il corso "Uno sport da ragazzi", promosso dal Consultorio giovani dell'Ausl di Forlì, in collaborazione col Comune di Forlì e il comitato provinciale del Coni.

 

Proprio da tale esperienza, d'altronde, è partito l'intero progetto, diretto condividere e trasferire le competenze maturate, a Forlì, in quest'ambito, ai formatori spagnoli e svedesi. La prima fase ha visto un seminario transnazionale, organizzato a febbraio 2010 nella nostra città, cui hanno partecipato funzionari ed educatori sportivi italiani, svedesi e spagnoli aderenti al progetto; quindi, le dott.sse Inostroza e Raffuzzi si sono recate prima in Spagna poi in Svezia per prestare la propria consulenza a chi, in loco, avrebbe dovuto formare gli allenatori, e confrontarsi sulle migliori pratiche attualmente in uso. Quindi, i tre partner hanno organizzato appositi corsi per gli educatori sportivi che allenano atleti adolescenti, e adesso, in questi tre giorni, si procederà al confronto e alla valutazione delle varie esperienze.

 

«La metodologia cui svedesi e spagnoli si sono ispirati è quella messa a punto da noi in 5 edizioni di "Uno sport da ragazzi" - conferma la dott.ssa Inostroza - ora si tratta di vedere come si è lavorato per elaborare linee guida comuni che l'Unione Europea intende estendere a tutti gli altri paesi». Il Consultorio giovani dell'Ausl di Forlì è impegnato da tempo nella formazione di chi allena gli adolescenti. «Ci siamo accorti che queste persone, pur preparatissime dal punto di vista tecnico, necessitavano di strumenti riguardanti l'aspetto relazionale, psicologico, comunicativo con l'adolescente - spiega la dott.ssa Inostroza - per quest'ultimo, infatti, il mister è spesso una figura cruciale, scelto come interlocutore privilegiato in una fase della vita in cui i rapporti coi genitori sono a volte tesi e conflittuali». Pur senza trasformarsi in uno psicologo, l'allenatore deve pertanto avere «un atteggiamento di ascolto ed empatia verso i ragazzi», cercando di intercettare le situazioni di disagio per accompagnarle in contesti di aiuto. «In molti casi, circa uno su cinque, l'adolescente abbandona la pratica sportiva per motivi legati alla relazione col proprio mister - prosegue la dott.ssa Inostroza - al contrario, è importante che ciò non accada, perché lo sport, oltre a favorire il benessere fisico e psichico del giovane, rappresenta un'esperienza straordinaria per la crescita della persona, e promuove l'autonomia, l'autostima, la capacità di progettare e superare momenti di crisi. Inoltre, si pone come fattore antagonista rispetto al disagio e alla devianza, poiché favorisce stili di vita sani e corretti».

 

Anche al quinta edizione del corso, andata in scena nel settembre scorso, ha riscosso grande successo. «Dai questionari di gradimento è emersa una generale soddisfazione - illustra la dott.ssa Inostroza - in particolare, è stata apprezzata la possibilità di avvicinarsi a problematiche spesso sottovalutate dall'adulto ma importanti per il ragazzo. Ugualmente, è stato giudicato molto positivo il confronto con altri allenatori di sport diversi, nonché l'approffondimento di tematiche come doping, nuove droghe, e Aids, trattate da esperti del settore quali il dott. Fiorenzo Rubboli, direttore dell'U.O. Medicina dello Sport dell'Ausl di Forlì, il dott. Edoardo Polidori, direttore del Sert, e il dott. Francesco Allegrini, dell'U.O. Malattie Infettive. Allo stesso modo, è stata gradita la metodologia da noi proposta, con giochi, attività ed esercizi individuali, di gruppo o in plenaria, per un apprendimento non solo di tipo verticale, dall'esperto al discente, ma anche orizzontale, da allenatore ad allenatore».

 

A giudicare dai questionari tale approccio ha funzionato. «La grande maggioranza dei partecipanti ha dichiarato che il corso è servito, ad esempio, ad accrescere le proprie capacità d'ascolto e a gestire situazioni difficili - spiega la dott.ssa Inostroza - in generale, abbiamo registrato una grande voglia di mettersi in gioco e imparare dagli altri. All'iniziativa, infatti, hanno aderito allenatori di quasi tutti gli sport: calcio, basket, pattinaggio, ginnastica artistica e ritmica, box, judo, ecc.». 

Commenti (1)

  • Avatar anonimo di perplesso
    perplesso

    questa si che è una "eccellenza" da esportare e pubblicizzare! complimento al nostro consultorio giovani! altro che chirurghi o medici strapagati ....

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