Forlì, un tuffo nella preistoria al San Domenico

Forlì, un tuffo nella preistoria al San Domenico

Forlì, un tuffo nella preistoria al San Domenico

FORLI' - La più grande necropoli eneolitica mai trovata in Emilia-Romagna, un villaggio dell'età del Bronzo strutturato con geometrica precisione e due "ripostigli" di armi e utensili in bronzo, tesoretti antichi sepolti per fede o timore. La preistoria forlivese cala il suo poker d'assi esponendo per la prima volta le più importanti scoperte archeologiche degli ultimi anni. La mostra "Forlì al crocevia della preistoria di Romagna" ai Musei San Domenico fino al 5 dicembre.

 

Un viaggio nel passato, alla scoperta di quel tempo in cui Forlì era uno dei più importanti centri della regione.

Per la sua posizione geografica, questo territorio è stato a lungo un punto d'incontro tra i diversi aspetti culturali provenienti dall'area padana, adriatica e centro-italica.

Il percorso della mostra inizia con i corredi delle tombe della necropoli dell'età del Rame (tra il IV e il III millennio a.C.) rinvenuta alla periferia occidentale di Forlì, prosegue con l'abitato del Bronzo Antico di Via Ravegnana, degli inizi del II millennio a.C., e del coevo ripostiglio di San Lorenzo in Noceto e si conclude con l'esposizione dei 200 bronzi del ripostiglio di Forlimpopoli, deposto agli inizi del IX sec. a. C.

Curata dalle archeologhe della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna, Monica Miari e Annalisa Pozzi, e da Luciana Prati, dirigente del servizio Pinacoteca e musei del Comune di Forlì, la mostra è promossa dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna e dal Comune di Forlì, con il sostegno della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì.

 

Nella pianura padana l'età del Rame (o Eneolitico) inizia intorno alla metà del IV millennio a.C. È l'età che vede nascere la ruota e l'aratro, nuove tecniche di fusione e lavorazione del metallo, e una nuova spiritualità, indiziata dalle statue stele e dalle raffigurazioni rupestri costantemente riferite alle armi e al sole.

L'eccezionale rinvenimento della necropoli di Via Celletta dei Passeri iscrive Forlì tra i più importanti centri preistorici della regione. La necropoli scoperta nel 2009 alla periferia sud-occidentale della città è, con i suoi 5.000 mq di superficie, la più estesa necropoli eneolitica dell'Emilia-Romagna.

Gli scavi hanno messo in luce più di 70 tombe a inumazione, sia maschili che femminili, di adulti, giovani e infanti. Alcune tombe sono state riaperte in antico, asportando parti di ossa: una pratica rituale ben nota nelle necropoli eneolitiche dell'Italia centrale e meridionale, legata al culto degli antenati. Tutti i defunti sono sepolti supini, con le braccia lungo il corpo, e la disposizione delle fosse fa pensare che fossero indicate da segnacoli fuori terra. Il corredo funerario è costituito generalmente da un recipiente ceramico, a forma di brocca o boccale, deposto ai piedi del defunto.

Sette tombe si distinguono per la presenza, nel corredo, di asce e pugnali di rame di accurata fattura. La presenza di armi, simboli di potere, rivela il ruolo di individuo di rango, spesso guerriero ma non solo, rivestito da alcuni membri della comunità: un'ipotesi avvalorata dalla presenza contestuale di ornamenti di pregio come il diadema in argento contenuto in una tomba femminile.

Circa un terzo delle tombe (23 per la precisione) contenevano punte di freccia in selce, in quantità variabile da una a tre, in alcuni casi forse raccolte in una faretra in materiale deperibile, oggi scomparsa.

Dalla necropoli di via Celletta dei Passeri proviene anche lo scheletro di un cucciolo di cane, di età compresa tra i quattro e i sei mesi. Il fenomeno è diffuso nella preistoria italiana, per la tripla valenza di animale "da guardia" posto a difesa del sepolcro, "da compagnia" sepolto con il padrone e "da lavoro", aiutante di cacciatori e pastori. Qui però la posizione della tomba, proprio al centro del gruppo orientale di sepolture, sottintende piuttosto un valore simbolico e rituale: è assai probabile che il sacrificio del giovane animale avesse per l'antica comunità un preciso significato.

 

L'età del Bronzo si dipana fra gli ultimi secoli del III millennio e il XVII secolo a.C.: è un'epoca di grandi mutamenti socio-economici, caratterizzati dal pieno affermarsi della metallurgia, dalla crescita demografica e dal sorgere di grandi villaggi.

Quello dell'antica età del Bronzo (circa 4mila anni fa) rinvenuto in via Ravegnana a Forlì è veramente straordinario. Gli spazi sono organizzati con geometrica regolarità, con ampie abitazioni absidate parallele tra loro, intervallate da aree di servizio con piccoli magazzini, recinti e pozzi. I materiali rinvenuti, se pur scarsi e frammentari, si inseriscono bene nel panorama delle produzioni ceramiche bolognesi e romagnole dell'antica età del Bronzo, con boccaletti a carena bassa, tazzine e vasi decorati a cordoni lisci e anse a gomito.

 

Tra il XVIII e il XVII sec. a.C. si diffonde in Romagna il fenomeno dei "ripostigli", accumuli di oggetti nascosti in luoghi isolati, con funzione di tesoretti, o deposti presso corsi e specchi d'acqua, come depositi votivi.

La mostra ne illustra due, quello di S. Lorenzo in Noceto, datato al Bronzo antico, e quello di Forlimpopoli, datato al Bronzo finale. Quasi mille anni separano i due tesoretti eppure in entrambi i casi, il luogo del rinvenimento sembra indicare che chi li ha sepolti transitasse dalla Penisola verso i valichi alpini o viceversa.

Il ripostiglio rinvenuto nel 1674 a S. Lorenzo in Noceto, vicino al fiume Rabbi, doveva essere particolarmente consistente. Al momento della scoperta vantava una quarantina di asce (di cui restano purtroppo soltanto due esemplari) e cinque o sei pugnali a manico fuso, andati tutti dispersi. La documentazione sopravissuta lascia comunque intuire come la complessità tecnologica, il pregio del materiale e la ricchezza della decorazione dei pugnali fossero destinati a esprimere il prestigio dei loro possessori.

L'usanza di deporre oggetti in luoghi isolati prosegue anche durante il Bronzo Finale seppur con importanti novità rispetto alle fasi precedenti. I depositi di bronzi sono ora non solo più numerosi ma caratterizzati da un numero maggiore di pezzi, da una notevole varietà di oggetti -dalle armi agli ornamenti e agli utensili- e da una presenza spesso preponderante di reperti frammentari uniti a pani di bronzo e lingotti.

Il ripostiglio rinvenuto nel 2003 a Forlimpopoli è costituito da più di 200 pezzi, tutti in bronzo, per un peso complessivo di oltre 13 chili, databili tra il Bronzo Finale e la prima età del Ferro (XI - IX secolo a.C.). Gli oggetti, in origine forse racchiusi in due contenitori in pelle, sono estremamente eterogenei. Ci sono armi -soprattutto asce e coltelli-, impugnature di spada, alcuni strumenti e utensili, vasellame e oggetti da toeletta, Tra i numerosi oggetti di ornamento, come fibule e spilloni per fissare le vesti, spicca un cinturone in lamina metallica, un accessorio dell'abbigliamento femminile di particolare pregio, segno di distinzione sociale.

La tipologia di alcuni oggetti (il cinturone, un colatoio e una spada tipo Stockstadt), molto diffusa a nord-est delle Alpi, dalla Slovenia all'Ungheria, suggerisce rapporti importanti con questi territori.

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