Forlì, uno studente su due soffre di problemi all'apparato riproduttivo

Forlì, uno studente su due soffre di problemi all'apparato riproduttivo

Forlì, uno studente su due soffre di problemi all'apparato riproduttivo

FORLI' - I ragazzi forlivesi arrivano all'età dell'adolescenza con problematiche potenzialmente serie dell'apparato riproduttivo, foriere di infertilità o complicanze anche più gravi. Su 250 maschi delle scuole superiori della nostra città sottoposti a visite andrologiche nell'ambito del progetto regionale "Mantenere e tutelare la salute sessuale e riproduttiva dei giovani", ben 116 sono, infatti, risultati affetti da patologie, pari al 46,4%, percentuale ben al di sopra della media nazionale, che si attesta intorno al 30%.

 

Il progetto è stato promosso fra febbraio e giugno 2010 dall'equipe del Consultorio Giovani e dall'U.O. di Urologia dell'Ausl di Forlì.

 

Complessivamente, sono stati sei gli istituti interessati, scelti fra quelli a maggior prevalenza maschile: liceo scientifico "Paulucci Di Calboli", Itc "Matteucci", Itg "Alberti", Iti "Marconi", Ita "Baracca", Enaip, per un totale di 39 classi seconde e 812 studenti, di cui 558 maschi. Fra i 250 che hanno accettato di farsi visitare (44,8%), sono state rilevate 148 patologie, la maggior parte delle quali con possibile influenza sulla fertilità. In particolare, sono emersi situazioni di varicocele (dilatazione delle vene testicolari che può compromettere la motilità degli spermatozoi e di conseguenza la fertilità), fimosi (restringimento del prepuzio) e brevità del frenulo. Tuttavia, sono stati riscontrati anche due casi di ipospadia, anomalia congenita dovuta a un incompleto sviluppo dell'uretra che andrebbe diagnosticata e risolta in età pediatrica, ben prima, dunque, dell'adolescenza. Al termine della visita, a ogni studente è stata fornita una sintetica informazione del quadro clinico; quando sono emersi problemi, sono state avvertite, tramite lettera, anche le famiglie, invitando a ulteriori approfondimenti da uno specialista.

 

«Purtroppo, nel maschio manca la cultura della prevenzione - commenta la dott.ssa Nancy Inostroza, responsabile del Consultorio Giovani - Occorre dunque lavorare sul versante della sensibilizzazione, coinvolgendo sia i pediatri sia i genitori». Non a caso, l'Ausl sta pensando a una serie di iniziative rivolte soprattutto ai pediatri, per sensibilizzarli al problema e definire un modello operativo che  permetta una diagnosi precoce delle patologie andrologiche.

 

Già nel 2007, era stato attuato un analogo programma, ma con numeri più ridotti. Allora, infatti, erano stati visitati 173 studenti (49,1% dei 352 studenti maschi coinvolti). Le patologie emerse erano state 37, pari al 21,4%, percentuale che, come visto, nel 2010 è più che raddoppiata.

 

«A nostro avviso, il progetto è stato estremamente positivo, centrando gli obiettivi relativi alla diagnosi precoce di malattie dell'apparato riproduttivo maschile e alla prevenzione dell'infertilità - prosegue la dott.ssa Inostroza - inoltre, sono stati raggiunti risultati significativi dal punto di vista dell'integrazione fra diversi attori: la Regione Emilia-Romagna, che ha promosso l'iniziativa, le scuole superiori di secondo grado, il Centro Servizi Amministrativi della scuola, l'Azienda Usl e la Società italiana di andrologia». Oltre allo screening e alla raccolta di dati epidemiologici, il programma ha mirato ad accrescere la consapevolezza dei giovani in fatto di educazione sessuale, fornendo informazioni, indicando i servizi che si occupano di salute sessuale e spiegando come agire in caso di dubbio o pregiudizio rispetto alla propria salute. «Dai questionari di gradimento compilati dai ragazzi al termine degli incontri - illustra la dott.ssa Inostroza - è emersa una generale soddisfazione: gli studenti hanno dichiarato che l'iniziativa è servita ad aumentare il loro livello di consapevolezza rispetto a questi temi e hanno sottolineato l'importanza di trovare adulti coi quali poterli affrontare, visto che in famiglia spesso non se ne parla. Inoltre, è stata apprezzata la chiarezza espositiva degli operatori». Gli studenti hanno poi potuto esprimere tutte le proprie paure, dal timore di contrarre malattie sessualmente trasmesse alle gravidanze indesiderate, sino a patologie sessuologiche e alla sterilità. A tutti è stata data una risposta immediata e, in alcuni casi, si è consigliato di prendere contatto con gli esperti per chiarimenti più approfonditi.

 

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