FORLI' - Etiopia, un progetto umanitario da 240mila euro

FORLI' - Etiopia, un progetto umanitario da 240mila euro

L’assessore provinciale alle Politiche sociali Alberto Manni non ha dubbi: “Ridurre i fondi per la cooperazione internazionale è un errore imperdonabile. Intervenire nei paesi in via di sviluppo, mettendo quelle popolazioni in condizione di costruirsi un futuro a casa propria, rimane il modo migliore per arginare e controllare l’immigrazione extracomunitaria”.


L’amministratore di Forlì-Cesena ha espresso l’importante convincimento ieri mattina a Forlì, nella sede dell’onlus “Comitato per la lotta contro la fame nel mondo”, in occasione della presentazione del progetto idrico appena avviato in Etiopia. Alla conferenza, oltre allo stesso Manni e al presidente del Comitato Vanni Sansovini, erano presenti il “past president” del Rotary Club “Forlì Tre Valli” Alfonsino Badini in rappresentanza dei cinque sodalizi romagnoli coinvolti nell’iniziativa - Rotary Club di Forlì, di Forlì Tre Valli, di Cesena, di Rimini Riviera e di Cervia-Cesenatico - e l’ingegner Attilio Ascani di “Cvm-Comunità Volontari nel Mondo”, l’Ong di Ancona che ha realizzato l’intervento con manodopera rigorosamente locale. Assente giustificata Arianna Bocchini di Romagna Acque Spa, presidente del quinto co-protagonista del progetto, trattenuto da impegni di lavoro. Costato 240mila euro, il nuovo acquedotto di Soddo, località posta nella regione del sud-ovest etiopico del Wolayta, è stato inaugurato un mese fa dopo tre anni di lavori ed ha già iniziato a dissetare 12mila persone.


“In Africa - spiega Ascani – l’acqua c’è: il vero problema è renderla fruibile agli africani”. Per quanto riguarda Soddo, la task force tutta forlivese è intervenuta raccogliendo il grido d’aiuto del missionario diocesano pesarese don Marcello Signorini. Il Comitato forlivese, nato nel 1963 dalla lungimiranza tipicamente cristiana di Annalena Tonelli, si è subito attivato coinvolgendo nel progetto tutta una serie di partner territoriali ed istituzionali. Ben 8.600 metri di tubature, 5 abbeveratoi per il bestiame nettamente distanziati dai 12 punti di raccolta per le persone, 5 lavatoi, un pozzo di 250 metri e addirittura l’estensione della linea elettrica di 800 metri per far funzionare la pompa di sollevamento. Per comprendere appieno la portata umanitaria del progetto di Soddo bisogna saper guardare al di sopra delle mere cifre, cogliendo lati altamente “educativi”: “I potenziali utenti dell’acquedotto – spiega Ascani – pagano periodicamente una cifra minima da accantonare e consentire i futuri interventi di manutenzione”. Per creare igiene ambientale nell’area del progetto sono state realizzate 86 latrine monofamiliari. In più sono stati costituiti 4 comitati di gestione e manutenzione formati da 7 membri ciascuno. “Gli africani – fanno sapere dal Comitato – non hanno più bisogno di assistenza, ma di qualcuno che insegni loro a camminare con le proprie gambe. Solo così diverranno protagonisti del loro domani”.


Piero Ghetti


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