FORLI' - Il Barone rosso non vola più

FORLI' - Il Barone rosso non vola più

FORLI’ - Il Barone Rosso non vola più. Rino Rustignoli, una delle migliori espressioni della tradizione tutta forlivese per il volo, che proprio in questi tempi ha ripreso vigore con lo sviluppo dell’Enav e del presidio universitario di ingegneria spaziale, è morto il 22 febbraio scorso, al Morgagni-Pierantoni, all’età di 92 anni. Fino all’estate scorsa girava ancora sicuro per la città con la propria utilitaria, come se lo scorrere del tempo non lo riguardasse.


Poi una brutta caduta in casa e la dolorosa immobilità, tristi avvisaglie della fine. L’Icaro forlivese era riapparso sui media locali nel giugno scorso, rompendo un silenzio che perdurava dalla fine della guerra. Insignito di medaglia d’argento al valore militare, si era rivelato un vero e proprio asso dei cieli, combattendo però dalla parte che la storia italiana ha decretato come sbagliata. Nato nel 1915 e diplomato nel 1934 all’Istituto industriale di Forlì, Rustignoli lavora un paio di anni come operaio alla Bartoletti e alla Mangelli. Nel 1936 cede all’insopprimibile passione per l’aereo, e si arruola nell’Accademia Aeronautica di Pola, la città istriana che l’Italia sconfitta cederà alla Jugoslavia di Tito nel 1947.


Effettua il primo volo a Rimini su un “Caproni” biposto, detto “Caccetto”. L’8 aprile 1938 è sui cieli spagnoli a bordo dell’agile “Savoia Marchetti Sm. 79 Sparviero”. La guerra fra i Nazionalisti e i Repubblicani era già nel vivo col suo sconvolgente carico di morte: alla fine mancheranno all’appello un milione di esistenze, per lo più civili. Benito Mussolini aveva pensato bene di appoggiare l’aspirante dittatore Francisco Franco, “El Caudillo”, inviando 50.000 miliziani sostenuti da 763 aeroplani, per una spesa mai rimborsata di 14 miliardi di lire, che segnerà negativamente le sorti italiane nel conflitto mondiale che stava per scoppiare. Compiute ben 62 azioni di guerra sulla penisola iberica, “Rusti” rientra in Italia giusto in tempo per dare la sua mano dal cielo all’impari lotta contro i meglio equipaggiati anglo-americani, prima in Albania e poi in Libia passando per il bombardamento su Malta.


L’8 settembre 1943 sorprende il pilota forlivese a Castiglione del Lago, allievo della scuola per istruttori. Pur non avendo aderito alla Repubblica Sociale Italiana, non potrà più risalire su un aereo. E’ reintegrato in servizio nel 1946, ma solo fino al raggiungimento del minimo di pensione. Poi si adatta a fare di tutto, dovendo mantenere moglie e due figli. Dal 24 febbraio 2007, le spoglie terrene del “Barone Rosso” forlivese giacciono nel cimitero di San Varano.

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Piero Ghetti

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