FORLI' - La città ricorda Carmen Silvestroni

FORLI' - La città ricorda Carmen Silvestroni

FORLI’ - Una valida artista ed una brava insegnante. Così la ricorda chi ha conosciuto Carmen Silvestroni, artista poliedrica la cui prematura scomparsa ha lasciato un grande vuoto nel mondo dell’arte forlivese.
Ora la sua Città la ricorda intitolandole un parco a Ca’Ossi. L’area verde attrezzata con giochi, panchine, scivoli, altalene e vialetti alberati e che porterà il suo nome è quella che si affaccia su Via Campo di Marte e che è delimitata dalle vie Fratelli Capaccini e Alessandro Schiavi.


Sabato 9 giugno, alle 10, il Sindaco Nadia Masini, presenti i famigliari della scomparsa, scoprirà la tabella con il nuovo toponimo. La manifestazione vedrà la partecipazione degli Assessori comunali Liviana Zanetti, Gabriele Zelli e Gianfranco Marzocchi, del Presidente della Circoscrizione n.5 Gianluca Soglia, del coordinatore del quartiere Ca’Ossi Giuseppe Milanesi e della dirigente del servizio pinacoteca e musei Luciana Prati.


Ad allietare gli intervenuti brani musicali eseguiti dall’Ensemble strumentale “P. Zangheri” formato dagli allievi del corso musicale della scuola primaria di primo grado di via Ribolle.

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CARMEN SILVESTRONI
FORLÌ, 1939 - 1997

Nel 1960 si diploma presso l’Istituto per la Ceramica di Faenza, sotto la guida di Angelo Biancini e Carlo Zauli. Nel medesimo anno le fu commissionato il restauro della statua di San Mercuriale, posta sotto l’altare maggiore dell’omonima abbazia (ora rimossa da tale ubicazione). Compie poi le sue prime esperienze professionali come decoratrice preso una fabbrica di ceramiche a Miramare di Rimini, come cartellonista alla Fiera di Forlì e come docente presso la Scuola Regionale d’Arte di Grammichele (Catania).
Tornata a Forlì, s’iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bologna. La sua prima esposizione personale è del novembre 1966 ed è accompagnata da un testo in catalogo di Umberto Mastroanni, suo maestro all’Accademia.
Sempre presso l’Accademia bolognese nel 1967 diventa docente di Plastica Ornamentale, un ruolo che ricoprirà fino al 1995. Il suo instancabile lavoro di pittrice, disegnatrice, scenografa e soprattutto scultrice ha dato origine ad una produzione vasta, molteplice, audace e soprattutto in continua evoluzione, che sembra quasi incarnare la sua innata e riconosciuta (da quanti la conobbero) disponibilità al dialogo.
Carmen Silvestroni usa i materiale più disparati, da quelli più consueti e tradizionali a quelli più spregiudicati (pezzi di ferro, sassi, moquette, polistirolo), poiché scultura, com’è stato rilevato a commento della sua produzione (Giuliano Missirini, 1989), può essere anche “rivestire un filo di ferro, l’anima, con quel che viene sottomano”. La propensione alla manualità e la vocazione artigianale la rese capace di creare arcane simbologie, avvalendosi anche dei materiali più difficili e all’apparenza inerti e sordi.
La sua prima opera pubblica la realizza nel 1965, con Francesca, (ispirata al V° canto dell’inferno) premiata al I° Concorso Nazionale di Ceramica e scultura, organizzato dall’E.N.A.I.P. “S. Zavatta” di Rimini. Del 1972 è l’opera Maternità collocata a lato dell’ingresso del vecchio Brefotrofio Provinciale, già presentata, nel suo modello originario, alla mostra “Arte perché – arte per chi”. Due studi (1967) e un disegno Figliolanza celebrale (1968) documentano in modo efficace l’affascinante percorso ideativo. Nel 2002 è stata realizzata la fusione di una delle sue opere più importanti ed impegnative, La scacchiera (1976), un gruppo scultoreo che è stato collocato nel parco urbano “Franco Agosto”. Si tratta di nove figure, che dalla posizione prona raggiungono quella eretta, collocate ciascuna su un piedistallo a formare una sorta di scacchiera. Attraverso le plastiche forme dei loro corpi nudi è descritto, in modo convincente, il faticoso cammino esistenziale della donna, volto a conquistare la propria identità e la propria libertà.
Numerose sono inoltre le opere di carattere religioso realizzate da Carmen Silvestroni, come la quattordici stazioni della Via Crucis in vetroresina, realizzate per la chiesa parrocchiale Regina Pacis. Particolarmente significative infine le molteplici opere per il cimitero monumentale di Forlì.

Tratto dal catalogo “L’ARTE PER LA CITTA’ – Presenze in alcuni luoghi d’incontro e di lavoro” - a cura di Mariacristina Gori – Edizione d’Arte Coinè 2006.


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