FORLI' - Lettura multimediale per non dimenticare il dramma della shoah

FORLI' - Lettura multimediale per non dimenticare il dramma della shoah

FORLI’ - A ricordo della Shoah e di tutte le vittime della barbarie nazi-fascista, il Circolo Acli “Lamberto Valli” Ravaldino-Città, in collaborazione con il Centro Diocesano per l’Ecumensimo e il Dialogo e il Comune di Forlì, proporrà una lettura multimediale de Il canto del popolo ebraico massacrato, dello scrittore yiddisch Yitzhak Katzenelson. Il reading si terrà giovedì 31 gennaio a Forlì, nella chiesa di S. Antonio Abate in Ravaldino (C.so Diaz 105), con inizio alle ore 21.

Nato in Bielorussia nell 1886, Katzenelson ben presto si trasferì con la famiglia a Lodz, in Polonia, dove aprì una scuola e si dedicò alla letteratura, scrivendo sia in yiddish che in ebraico. Allo scoppio della seconda guerra mondiale si rifugiò a Varsavia, dove assisté all'agonia del ghetto. Nel 1943 la moglie e i suoi due figli minori furono uccisi. Lui, insieme al figlio maggiore, fu portato a Vittel, in Francia. Qui scrisse Il canto del popolo ebraico massacrato. Il 29 aprile 1944 fu deportato ad Auschwitz, dove fu subito eliminato.

Presentando un'edizione parziale del 1966 Primo Levi definiva il Canto del popolo ebraico massacrato opera senza uguali nella storia della letteratura, di fronte alla quale il lettore non può che arrestarsi turbato e reverente. Il Canto si articola in quindici canti che ripercorrono con straordinaria forza evocativa, le tappe dell'annientamento dell'ebraismo polacco, dall'invasione nazista al rogo del ghetto di Varsavia. I versi lunghi di Katzenelson precipitano il lettore nel turbine della storia, vento orribile che scompone, annienta, cancella, vanifica la memoria, e che tende a un paradossale punto statico: l'azzeramento, il vuoto, il nulla. Nessun autore probabilmente è riuscito come Katzenelson a rendere commensurabile l'incommensurabilità dell'Olocausto, a descrivere nella sua piena presenza la "folla immensa", la "moltitudine infinita" del ghetto, il groviglio umano dei treni per Treblinka con i morti "che stanno in piedi, non potendo cadere in quella calca"; ma anche l'immane vuoto che a quei trasporti subentra nella Varsavia ebraica "scomparsa sotto i miei occhi... sciolta come fosse neve”.


Schiacciato dal fragore della storia e dal silenzio dei cieli il canto di Katzenelson si innalza confutando violentemente entrambi in uno yiddish che il poeta ha preferito all'amato ebraico. Una lingua "grezza", come appariva a Primo Levi il lamento del Canto, che nella sua sintassi talora ripetitiva e convulsa, nel suo lessico elementare e infuocato, costituisce l'espressione immediata e originaria dell'ebraismo orientale. Una lingua di cui il lettore che abbia confidenza anche solo col tedesco può cogliere - grazie alla preziosa traslitterazione - tutto lo spessore: voce naturale di un'afflizione infinita che sfonda l'orizzonte della storia ma anche strumento leggero, capace di fissare il respiro caldo e familiare di quel mondo svanito in immagini di estatica, struggente purezza.

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Il Canto, interpretato da Nadia Abbondanza, Rita Bassi e Andrea Panzavolta, sarà accompagnato dalla proiezione di rarissime fotografie sul mondo ebraico di Varsavia e dall’ascolto di canti yiddisch.

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