FORLI' - Partorire senza dolore, la scommessa dell'Ausl forlivese

FORLI' - Partorire senza dolore, la scommessa dell'Ausl forlivese

FORLI’ - Combattere o quanto meno contenere il più possibile il dolore di chi partorisce o è sottoposto a un intervento chirurgico. L’U.O. di Anestesia e Rianimazione dell’Ausl di Forlì, diretta dal dottor Giorgio Gambale, è stata infatti la prima struttura in Emilia-Romagna ad avviare il parto in analgesia epidurale gratuitamente 24 ore su 24, su richiesta delle donne.


L’unità è poi fra le poche a vantare un ambulatorio specifico per la gestione del dolore acuto non oncologico e post-operatorio. Naturalmente, la sfera d’azione globale comprende tutta la normale attività di anestesia nelle sale chirurgiche, dove vengono praticati sia i blocchi peridurali, circa 700-800 l’anno, sia quelli periferici, nonché il lavoro nel reparto di terapia intensiva polivalente.


Il volume di lavoro dell’U.O. è cospicuo e in costante crescita. Per quanto riguarda l’attività chirurgica, gli specialisti anestesisti, nel 2007, hanno coperto più di 20mila ore per anestesie generali e periferiche in sala operatoria e 1.500 ore fuori sala operatoria, contro le 17.700 ore del 2006. Per quanto riguarda la rianimazione, ogni anno i ricoverati sono circa 400. La mortalità, in terapia intensiva, nel 2006, è stata del 15%, in linea con le Terapie intensive di pari caratteristiche e casistica.


Nella lotta al dolore, va sicuramente sottolineata la pratica del parto in epidurale, con la disponibilità su chiamata, 24 ore su 24, nell’area di ostetricia, di un anestesista. Quest’ultimo, oltre alle tradizionali funzioni di supporto per le pratiche anestesiologiche e rianimatorie del settore, può fornire l’analgesia farmacologica da parto sia a tutte le signore partorienti che lo abbiano richiesto, dopo opportuno percorso preparto, sia in tutti i casi in cui le esigenze cliniche lo prevedano. «Nel primo anno di attività – illustra il dottor Gambale – le analgesie sul numero totale di parti naturali, esclusi quindi quelli cesarei, si sono aggirate sul 17-18%. Il nostro obiettivo è arrivare a quota 25%, in linea con le recenti indicazioni del Ministero della sanità». Per la donna che scelga questo tipo di parto, il percorso, coordinato dal dottor Enzo Valtancoli, è semplice. «L’unica condizione è partecipare all’incontro informativo mensile, organizzato in ospedale, durante il quale possono essere rivolte a medici e infermiere del team ostetrico tutte le domande del caso – spiega il direttore – poi, è sufficiente richiedere la visita anestesiologica prepartum almeno un mese prima della data prevista. A questo punto, in assenza di controindicazioni, sarà l’ostetrica che, il giorno del parto, quando riterrà ci siano le condizioni per farlo, allerterà l’anestesista». Il parto in analgesia epidurale viene effettuato mediante il posizionamento di un piccolo “catetere” nello spazio appunto epidurale, a livello lombare. «L’analgesia epidurale da parto viene di solito confusa con l’anestesia epidurale, che comporta anche un blocco motorio – spiega Gambale – la prima, invece, prevede la somministrazione di una minima quantità di farmaco, così da agire sulla sola componente dolorosa, senza inficiare in alcun modo, ad esempio, la possibilità della donna di muoversi o camminare». In altri paesi, quali la Francia, si tratta di una pratica normale, mentre in Italia l’esperienza forlivese trova riscontro solo in poche realtà.


L’organizzazione creata dal dottor Gambale sta comunque fornendo molti spunti d’interesse, ed è stata pure oggetto di valutazione da parte della Regione Emilia-Romagna e del Ministero della Salute. «Governare il dolore in questo campo può essere molto importante – commenta il direttore – talora, l’analgesia epidurale aiuta la donna ad avere un parto naturale, riducendo alcune condizioni che potrebbero anche condurre verso un parto cesareo non previsto».

Una novità è anche l’ambulatorio del dolore non oncologico, attivo dall’ottobre 2007 e prima struttura di questo tipo a livello locale. Sotto la responsabilità del dottor Giovanni Calbi, vengono effettuate, per ora, due sedute mattutine la settimana, in cui il paziente, non solo ospedaliero ma anche esterno, viene prima visitato e valutato, stabilendo poi quali procedure a fini antalgici vadano messe in atto oppure continuate e/o modificate nel tempo.


Sempre nella lotta al dolore intra e post operatorio, l’unità, negli ultimi due anni, ha sviluppato la pratica di diversi blocchi analgesici, periferici e/o peridurali, al momento in corso di implementazione secondo quelle che sono le linee guida del progetto nazionale e regionale “Ospedale senza dolore”. «Il blocco peridurale – illustra il direttore – consente di ridurre il dolore esclusivamente nelle zone interessate dall’intervento, mentre i blocchi periferici regionali agiscono sui distretti periferici, ad esempio arti superiori o inferiori, con possibilità di blocco motorio e analgesico peri e post chirurgico».



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