FORLI' - �Per non ricadere negli orrori della guerra�

FORLI' - “Per non ricadere negli orrori della guerra”

FORLI’ - Con il nonno Josip Broz detto “Tito”, il discusso dittatore comunista che cementò ideologicamente gli slavi del Sud sino alla dissoluzione dell’ex Jugoslavia, culminata nel 1995 con la terribile guerra civile divampata in Bosnia Erzegovina, Svetlana Broz condivide solo il cognome. Non deve pertanto stupire che lo scorso 19 novembre, nell’ambito della vibrante testimonianza resa nell’Aula Magna universitaria di Corso della Repubblica su invito dei “Giovani Comunisti” e dell’Associazione Cactus, l’ex cardiologa, divenuta paladina dei diritti civili nella martoriata Bosnia Erzegovina, non abbia fatto il benché minimo cenno all’illustre progenitore.


Introdotta dal segretario dei giovani comunisti forlivesi Nicola Candido e tradotta simultaneamente dal croato all’italiano dal bravo ricercatore presso l’Università di Bologna Ognjen Tomic, Svetlana Broz ha avvinto i pochi intervenuti alla conferenza, quasi tutti studenti della Facoltà forlivese di Scienze Politiche, con la descrizione del suo singolare e straordinario impegno per risvegliare le coscienze della società bosniaca. Con il pesante fardello di 300mila morti e 700mila dispersi, la Bosnia Erzegovina non si è mai rialzata dalle ferite fisiche e morali di quella tragedia. “Nel paese – esordisce il medico – non è cambiato assolutamente nulla dalla fine della guerra. Le tre etnie che si combatterono continuano a vivere a comparti stagni nei rispettivi territori assegnati dagli accordi di Dayton”.


Ma c’è di peggio: basta andare sull’aggiornatissimo sito web “www.osservatoriobalcani.org” per comprendere che mai come di questi tempi si è respirata aria di crisi, “la stessa – afferma Svetlana – che anticipò i fatti del 1992”. “Per la prima volta dopo Dayton – attesta l’Osservatorio dei Balcani - in Bosnia Erzegovina si nomina la guerra. Nei negozi iniziano a scarseggiare la farina, lo zucchero e l’olio: i cittadini all’improvviso si sono lanciati in un vero e proprio piccolo assalto ai negozi. La paura della guerra ha innescato la catena di aumenti, e il presentimento di un ulteriore rincaro ha costretto la gente ad acquisti incontrollati”.


Svetlana Broz vive a Sarajevo dal 1993: “Partii per le zone di guerra inizialmente come medico, per andare in aiuto ad almeno un essere umano nel bisogno. Prestando le mie cure a persone di tutte e tre le confessioni, mi accorsi del bisogno che avevano di aprirsi, di parlare di quello che era accaduto loro. E quelle brevi, spontanee confidenze nel reparto di cardiologia mi fecero capire la loro sete di verità, una verità che, dove cadevano le granate, aveva più sfumature rispetto all’immagine in bianco e nero diffusa a Belgrado e nel mondo”. Svetlana è autrice del libro “I giusti al tempo del male”, che sta per essere tradotto anche in italiano, nel quale sono raccolte 90 testimonianze autentiche di bosniaci che hanno avuto il coraggio di rifiutarsi di combattere contro il proprio vicino. “Ogni singolo destino che mi è stato raccontato ha lasciato una traccia nella mia anima. La forza di continuare me l’ha data la grandezza stessa di ciò che cercavo: la bontà”.


L’impegno attuale della Broz, sostenuto da una fondazione e da uno stuolo sempre più nutriti di volontari e patrioti non solo bosniaci, è dare voce ai tanti “nascosti” che “la pace vera e la concordia sono possibili”. Ma per risollevare la Bosnia occorrono il dialogo fra le etnie e un governo vero, che presenti uomini e partiti non coinvolti nel bagno di sangue di 12 anni fa. “Anche voi italiani – conclude Svetlana Broz – avete carenza di presa di coscienza. Basta vedere il vostro Meridione e le angherie della criminalità organizzata”. Anche nella serafica Italia cercansi uomini di coraggio in grado di far sperare in un futuro migliore: pare infatti che la testimonianza di un giusto sia contagiosa.


Piero Ghetti

Commenti

Notizie di oggi

I più letti della settimana

    -
    -