FORLI' - Prosciugato il conto di due anziani, condannata badante e notaio Guastamacchia

FORLI' - Prosciugato il conto di due anziani, condannata badante e notaio Guastamacchia

FORLI’ – Finisce con due condanne il processo a Domenico Guastamacchia, 57 anni, uno tra i più noti notai della città, e Filomena Di Tondo, 52 anni, ex badante di due anziani fratelli che nel 2001 firmarono una procura generale in suo favore, rogata dal notaio. Ma, secondo l’accusa, in mano al pm Fabio Di Vizio, quel documento era stato firmato quando i due anziani non erano in grado d’intendere e di volere. E dal conto erano poi stati spesi 118mila euro.

Guastamacchia è stato condannato ad otto mesi per falso ideologico (assolto, invece, dall’accusa di circonvenzione d’incapace), insieme alla sospensione temporanea della professione, pena sospesa. Alla co-imputata, invece, il giudice Orazio Pescatore ha comminato una pena di due anni e mezzo,m pena condonata. Il processo girava attorno alla salute psichica dei due fratelli al momento di quella firma e a quella grossa somma di denaro che il nipote dei due, una volta deceduti, si accorse essere stata spesa.

A rogare l’atto di procura fu il notaio Guastamacchia (difeso dall’avvocato Paolo Santoro), poi accusato, insieme all’ex badante (assistita da Annalisa Chiodoni e Lorella Mengozzi), di concorso in circonvenzione d’incapaci, falsità materiale e ideologica e appropriazione indebita. C’è da notare, però, che solo un mese prima l’apposizione di queste due firme, i Prati avevano fatto testamento. Un documento rimasto valido e che dimostra come, in quel momento, fossero invece capaci d’intere e di volere.

LA STORIA - L’indagine, terminata nel marzo di quest’anno, era scattata dopo la denuncia del nipote di Pasio e Pina Prati, due fratelli deceduti nella prima metà del 2003, all’età di 83 e 88 anni, e di cui lui era l’unico erede nominato nel testamento. Controllando i conti bancari dei parenti però, si era accorto di un consistente ammanco nei loro conti. E aveva quindi cercato di capire cosa fosse successo.

Gli zii, nell’ultimo periodo della loro vita, erano stati ricoverati in una casa di riposo dove venivano assistiti dalla signora Di Tondo. A favore di questa avevano firmato, nel giugno del 2001, una procura generale che le permetteva di fare qualsiasi cosa con i loro conti: pagare con il bancomat, emettere assegni e quant’altro. Con prelievi che hanno superato i 100mila euro in due anni. Secondo la Procura quei soldi non furono utilizzati in favore dei due fratelli, ma per ottenerne un non giustificato profitto personale. Da qui l’accusa d’appropriazione indebita conseguenza, però, di un’altra ipotesi di reato.

Secondo quanto emerso durante le indagini, infatti, i Prati non sarebbero stati capaci di intendere e di volere nel momento in cui hanno apposto quella firma e lasciato campo libero alla Di Tondo. Pasio Prati era affetto da deficienza psichica e la sorella, per un ictus avuto in precedenza, si trovava in uno stato di infermità psichica. Entrambi, quindi, sarebbero stati facilmente influenzabili.

lisa tormena

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