FORLI' - Residenza Zangheri, Rifondazione comunsita contro la Fondazione privata

FORLI' - Residenza Zangheri, Rifondazione comunsita contro la Fondazione privata

FORLI' - La “Zangheri” è della città e non di una Fondazione privata. Non è giusto aprire una discussione tanto accesa ed animata mistificando la realtà; la casa di riposo “Zangheri” è ora pubblica, lo è sempre stato e la si vuole fare diventare una Fondazione di diritto privato espropriandola ai cittadini forlivesi che ne sono stati i benefattori, ed ai cittadini forlivesi, tutti, che ne sono la proprietà.


Nasce come Istituto di mendicità per poveri ed affamati, persone, esseri umani che non avevano rimasto altro che se stessi da trascinare nelle pubbliche vie in quell’ottocento in cui i ricchi non ne sopportavano la visione per strada, ed ora rischia con la privatizzazione di diventare il rifugio per quei signori o signore benestanti che possono permettersi un ricovero agiato, una governante, un pasto completo ed al caldo nell’inverno, rigettando per strada chi non può permettersi tanto lusso.


Non siate ambigui, che sulla casa di riposo “Zangheri”, si stia giocando una partita politica e di immagine è oramai chiaro a tutti, ma raggiungere lo scopo mistificando i dati e le parole scritte non può fare onore a politici navigati.

La mozione votata in consiglio comunale a Forlì, dalla quale prende spunto il Consiglio di Amministrazione del “ricovero” nel tentativo di dimostrare una volontà incompiuta, è stata presentata e votata con chiaro indirizzo “politico” e così recita ”….in virtù del fatto che nella legislazione in materia, pare non vi siano cause ostative alla finale trasformazione in Fondazione….”, le cause ostative ci sono eccome, la casa di riposo Zangheri , nasce per volontà della Municipalità così come recita una lastra marmorea posta all’interno della stessa ad imperitura memoria delle generazioni future.

Solo dagli anni cinquanta entrano nel consiglio di amministrazione alcuni privati, per volontà degli amministratori di allora e non certo con lo scopo di privatizzarla.


Menzionando quella delibera di consiglio comunale si vuole fingere di non ricordare il punto”4. della delibera sempre consiliare, n. 71 del 4 Maggio 2006 che recita: “…di stabilire che l’indirizzo ed il parere obbligatorio del Consiglio Comunale di Forlì sulla trasformazione dell’IPAB Pietro Zangheri di Forlì in Fondazione di diritto Privato ovvero in Azienda Pubblica di servizi alla persona SARANNO ASSUNTI SUCCESSIVAMENTE al completamento dell’istruttoria della Regione Emilia –Romagna ai sensi del D.P.C.M. 16-2-1990….”; pertanto non esiste nessuna delibera che dia indicazioni certe della volontà del Consiglio Comunale, ma solo un ODG, vago e non vincolante.

E’ pubblica e tale deve rimanere, non fosse altro perché il suo “splendore” oltre ai benefattori di tipo economico, è dovuto anche a tanti volontari che nel tempo hanno prestato la loro opera gratuitamente, agli enti pubblici amministrazione Comunale compresa che si sono interessati ai finanziamenti di sostentamento, all’abbellimento ed alla gestione del parco o Giardino botanico, ai cospicui contributi elargiti da privati che pure sapevano che i loro lasciti andavano alla mendicità municipale.


Altre cose non aiutano a chiarire la vicenda, se ciò che la stampa riporta è stato veramente detto, allora il gioco allo sfascio di Sergio Mazzi, non rende onore al ruolo pubblico che ricopre, leggo “…perché rappresenta una situazione di eccellenza, non di sopravvivenza: non c’è bisogno del pubblico dove riesce il privato”.


Ci dà ragione Sig. Mazzi, al privato gli utili ed al pubblico le perdite, ma allora ella dimentica che lo “Zangheri comunque sia gestito, pubblico lo è già e credo che a nessuno possa venire in mente di regalare un patrimonio economico e di valori morali di quella grandezza a chicchessia, vuole o volete forse inserire nel dibattito anche il Santarelli e l’ente Orfanotrofi.

Il consiglio di Amministrazione sia onorato del riconoscimento che gli deriva da una buona gestione “Pubblica” come ha fatto sino ad ora, ne avevamo persino riproposto la riconferma in blocco.


Se lo stesso Consiglio ritiene di dover ricorrere al Tar con i soldi dei benefattori come proposto da Stefano Servadei, contro se stessi e ciò che rappresentano, ci sentiamo di ricrederci sulla loro riconferma, meglio sarebbe che si dimettessero in blocco e si vada da subito alla nomina di un commissario che traghetti l’IPAB in Azienda di Servizio alla Persona, soprattutto se dovesse continuare a prevalere l’ostruzionismo rispetto alle Istituzioni.


Euro Camporesi

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

Il Coordinamento dei Circoli del PRC Sinistra Europea

Commenti

Notizie di oggi

I più letti della settimana

    -
    -