FORLI' - Sanità, 27 nuove pedine per la Direzione Infermieristica dell'Ausl

FORLI' - Sanità, 27 nuove pedine per la Direzione Infermieristica dell'Ausl

FORLI’ - Come si usa un defibrillatore? Cosa fare qualora ci si trovi a dover soccorrere una persona colpita da arresto cardiorespiratorio? Quali azioni compiere? A tutte queste domande forniscono una risposta precisa e puntuale i 27 istruttori Irc (Italia resuscitation council) in staff alla Direzione infermieristica dell’Ausl di Forlì, i quali, dal 2001, sono impegnati a formare e addestrare sia il personale sanitario sia i cosiddetti “laici” (personale non sanitario.) con l’obiettivo di insegnare loro tutto ciò che concerne la rianimazione cardio polmonare. Un intervento immediato e tempestivo, infatti, può salvare la vita di chi manifesta un arresto cardiorespiratorio, che nella maggior parte dei casi vede nella defibrillazione precoce la terapia ottimale.


Nel 2007 sono stati formati 450 operatori sanitari e 700 “laici”. Numeri destinati a crescere, visto che nel 2008 si prevede di addestrare ulteriori 900 addetti sanitari attraverso 23 edizioni di corsi BLSDb esecutore (Basic life support defibrillation, ovvero sostegno delle funzioni vitali e defibrillazione precoce) e 14 moduli BLSDb retraining, cioè quelli da rifrequentare ogni 12-18 mesi per rinnovare l’abilitazione.


«Il centro di formazione Irc dell’Ausl di Forlì – illustra il direttore del Servizio Infermieristico dell’Ausl di Forlì Silvia Mambelli – è diretto a fornire una preparazione specifica riguardante l’approccio all’arresto cardiorespiratorio, insegnando agli operatori sanitari e laici coinvolti nella rete dell’emergenza le manovre di supporto alle funzioni vitali e le modalità di utilizzo del defibrillatore, secondo quanto prescritto dalle linee guida dettate dall’Irc». Il centro è diretto dal coordinatore Debora Bombardi, che guida il gruppo istruttori, al cui interno sono rappresentate le diverse professionalità coinvolte nelle operazioni di soccorso: infermieri, autisti soccorritori, medici, quasi tutti appartenenti al Dipartimento dell’Emergenza. Si tratta di un pool attentamente selezionato, in possesso di un elevato livello di conoscenze, e con una forte motivazione, testimoniata anche dal fatto che le attività di formazione sono sempre svolte al di fuori dell’esercizio istituzionale.


«Non tutti possono diventare istruttori – rivela Bombardi – per riuscirci servono abilità particolari: il sapere non basta, sono necessari anche il saper fare e il saper essere». Non a caso, prima di conseguire l’abilitazione all’insegnamento occorre affrontare un lungo iter.


«Innanzitutto, si deve ottenere una valutazione positiva come “potenziale” istrutture frequentando un corso base – spiega il direttore - poi seguire e superare il corso istruttori, nel quale non vengono vagliate solo le competenze in materia, ma anche le capacità didattiche e formative. Oltre ad avere precise cognizioni pratiche e teoriche, infatti, è fondamentale la predisposizione alla trasmissione delle proprie conoscenze». Prima di poter essere impiegati, gli aspiranti istruttori devono ancora seguire affiancamenti al centro di riferimento Irc “Rimini cuore”, a contatto con personale già formato e qualificato che rilascia l’abilitazione all’insegnamento. Una volta ottenuta la qualifica, tuttavia, non si può dire che gli esami siano finiti. «Al termine dei nostri corsi BLSD, i discenti sono tenuti a compilare un questionario in cui devono esprimere le proprie valutazioni sulla qualità percepita del docente e della formazione ricevuta – prosegue Bombardi –si tratta di un valore aggiunto, in quanto, grazie alle loro indicazioni, possiamo migliorare costantemente l’offerta didattica. Non bisogna poi dimenticare che ogni istruttore è oggetto di valutazione da parte del direttore del corso».


La proposta del centro Irc prevede 2 moduli formativi: corsi BLSDb base, di 8 ore, e corsi retraining, di 4 ore, rivolti a operatori sanitari, più corsi BLSDa base di 5 ore e retraining di 3 ore, per il personale laico, al quale sono insegnate procedure un po’ più semplificate.

Al centro della didattica vi è il concetto di catena della sopravvivenza, metafora utilizzata da Irc per rappresentare l’approccio universalmente riconosciuto all’arresto cardiaco. Tale catena si compone di una precisa sequenza di interventi: l’allarme precoce, la rianimazione cardiopolmonare precoce, la defibrillazione precoce, e l’applicazione delle procedure di soccorso avanzato per ripristinare una buona qualità della vita.


Frequentando i corsi, s’impara così a riconoscere prontamente la compromissione delle funzioni vitali, come sostenere respirazione e circolazione attraverso la ventilazione assistita e il massaggio cardiaco esterno, e quali sono le modalità di utilizzo del defibrillatore semiautomatico esterno, che, dopo la legge 120/2001, può essere manovrato anche dal personale non medico, purchè adeguatamente addestrato. Tale apparecchio, in grado di rilevare automaticamente il ritmo cardiaco e indicare la necessità o meno della scarica, permette nella maggior parte dei casi (85% delle aritmie maligne) di correggere direttamente la causa dell’arresto cardiaco, recuperando il soggetto colpito dal malore. In tutti queste situazioni, fondamentale è la tempestività dell’intervento, in quanto, in assenza di rianimazione cardiopolmonare, la probabilità di sopravvivenza si riduce del 7-10% ogni minuto trascorso dall’arresto. E’ per tale ragione che, esaurita una breve parte teorica, l’addestramento si concentra sugli aspetti pratici, con prove di sostegno delle funzioni vitali e utilizzo dei defibrillatori su manichini BLS.


I primi destinatari dei corsi sono, naturalmente, gli infermieri, i quali, come sottolinea la dottoressa Mambelli «devono considerare la rianimazione cardiopolmonare e la defibrillazione competenze proprie della loro professionalità». A essere coinvolti sono stati in prima battuta quelli appartenenti al Dipartimento dell’Emergenza, con percorsi di formazione comuni in ambito di Area Vasta. Successivamente è toccato agli infermieri del Dipartimento Toracico, mentre nel 2007 è stato effettuato l’addestramento di tutto il personale del padiglione “Morgagni”.


Parallelamente, la formazione è stata estesa al personale esterno: operatori sanitari che lavorano in regime di convenzione con l’Ausl (Croce Rossa, Misericordie), soggetti appartenenti a enti come il comune, operatori presso strutture sportive e/o grandi aziende dove, per la concentrazione di persone, risulta maggiore la probabilità di eventi, personale delle Forze dell’ordine (Vigili del Fuoco, Guardia di Finanza, Polizia, Carabinieri).


«Sarebbe comunque opportuno che tutti i cittadini avessero qualche nozione relativa al concetto di catena della sopravvivenza e alle tecniche di rianimazione cardio polmonare – interviene la dottoressa Mambelli – chiunque, infatti, può trovarsi davanti una persona colpita da arresto cardiorespiratorio: in queste situazioni, una conoscenza della sequenza da seguire consente di procedure a un rapido allarme sanitario, contribuendo a salvare vite umane». Non a caso, già ora le lezioni del centro forlivese sono aperte a privati cittadini (per informazioni, tel. 0543 735802, 0543 735876).


Oltre all’attività di addestramento, un altro notevole sforzo che ha impegnato gli istruttori Irc sono stati i corsi rivolti agli operatori già formati per aggiornali sulle nuove linee guida Irc varate nel 2005. Attualmente, inoltre, il centro Irc forlivese, sta portando avanti un progetto finalizzato a valutare se l’attuale distribuzione dei numerosi defibrillatori disponibili in diversi punti del comprensorio è rispondente, in termini di efficacia, alle esigenze della popolazione.



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