FORLI' - Siccità e risorse idriche, Nervegna (FI): ''Malagestione della sinistra''

FORLI' - Siccità e risorse idriche, Nervegna (FI): ''Malagestione della sinistra''

FORLI’ - “Ciclicamente, negli ultimi anni, la diga di Ridracoli si ritrova a secco, ma è inaccettabile attribuire ad eventi naturali come la siccità, la malagestione di una risorsa pubblica quale è quella idrica, per la quale hanno pagato, in un modo o nell’altro (acqua razionata o attinta dai pozzi e con una qualità inferiore a quella per cui si paga la tariffa ad Hera), tutti i cittadini”.


Secondo il consigliere regionale di Forza Italia Antonio Nervegna , una delle maggiori responsabilità della grave emergenza idrica che si presenta nella nostra regione e in particolare in Romagna soprattutto nel periodo estivo deve essere attribuita ad Hera, che a suo parere “ha sempre cercato di sopperire ai bisogni utilizzando acqua dei pozzi al costo molto più conveniente, piuttosto che prevedere investimenti per l’approvvigionamento da ulteriori fonti”.


“È indecoroso - ha aggiunto Nervegna - che al momento della creazione della Multiutilities uno degli obiettivi sbandierati dai manager Hera fosse il contenimento delle tariffe, mentre è ormai sotto gli occhi di tutti la raffica di aumenti, in molti casi superiori alla media nazionale, imposti nei Comuni serviti, a fronte di una qualità dei servizi in molti casi notevolmente peggiorata”.

“Ma è anche ridicolo – aggiunge Nervegna - che la Regione pretenda, come ha fatto l’estate scorsa, di risolvere il problema varando un decreto che sollecita il risparmio, come se la causa del problema sia da trovare…. nei cittadini , nei lavoratori o nei consumatori! La popolazione cresce dell’1% l’anno, aumenta la temperatura e quindi si usa più acqua”.


Che fare dunque?

Nervegna sollecita le istituzioni (politicizzate ed egemonizzate dal centrosinistra) ad attivare una seria politica di utilizzo della risorsa idrica, evitando che “gestioni miopi e fallimentari , clientelari (investimenti programmati a pioggia e non su base strutturale) come quelle messe in campo dalle amministrazioni succedutesi negli ultimi anni , si ripercuotano negativamente solo sui cittadini e le imprese”.


Ma soprattutto Nervegna indica nell’alleanza “prodianamente suicida” fra l’ex Pci oggi Pd ed i Verdi le scelte che hanno portato all’emergenza il nostro territorio: “Sono state modificate scelte strategiche di programmazione idrica, a suo tempo individuate dalla stessa Regione con conseguenze che tutti, soprattutto in estate, possono constatare. Al fine di garantire un adeguato approvvigionamento idrico a tutta la Romagna, era stato sottoscritto un accordo di programma (nel lontano 1991) fra la Regione, l’allora Consorzio Acque, i Comuni di Forlì e Ravenna, i Comuni della Valle del Savio, le province romagnole e la Comunità montana che prevedeva l’utilizzo dell’acqua dell’invaso di quanto di Sarsina da affiancare all’impianto di potabilizzazione di Capaccio di Santa Sofia. Anche negli anni più siccitosi dal Savio si potrebbero derivare 25 milioni di metri cubi a integrazione di Ridracoli! Mentre il ricorso al Cer, importante infrastruttura idrica per la Romagna , ma tale lo era inizialmente in ambito industriale/agricolo, crea problemi che vanno affrontati: trasporta l’acqua proveniente dal fiume Po, in affanno in conseguenza dei mutamenti climatici e il cui eccessivo sfruttamento sta salinizzando il delta fino a Pontelagoscuro”.


I fatti sono noti e li elenca Nervegna: “I Verdi da sempre contrari alla captazione della diga di Quarto, nonostante i pareri favorevoli di compatibilità ambientale emersi nello screening ambientale elaborato dalla Regione, si sempre opposti alla fase operativa. Con il risultato che gli Enti pubblici e Romagna Acqua Società delle fonti hanno elaborato ambiziosi progetti che però sono rimasti sino ad oggi esclusivamente sulla carta, ma che comunque hanno avuto un costo.

Forse che tali progettazioni erano destinate a creare le condizioni – anzichè di una seria programmazione della risorsa idrica – per le ennesime costosissime progettazioni commissionate a migliaia dalle amministrazioni pubbliche di centrosinistra per foraggiare gli amici degli amici?”: insinua Nervegna, che aggiunge: “E che la strada intrapresa non sia quella giusta lo dice anche un esponente del centrosinistra come Giorgio Zanniboni , oggi di parere opposto ai suoi stessi alleati, che ha bocciato il piano investimenti di Romagna Acque che prevede un grande potabilizzatore a Ravenna e uno minore a Faenza, entrambi alimentati con acqua del Po derivata dal Cer; poi un terzo impianto a Cesena con prelievo dalle falde. Un’impiantistica, che con le reti costerà circa 150 milioni di euro, e che secondo lo stesso Zanniboni porterebbe risultati negativi come : “l’uso di reagenti chimici e processi sofisticati per abbattere i composti pericolosi o indesiderati, con la conseguenza che la risorsa diventa imbevibile per cattivo sapore e alta temperatura; l’elevatissimo consumo di energia elettrica per il convogliamento dell’acqua agli impianti, la potabilizzazione e l’immissione nella rete dell’Acquedotto della Romagna e costi operativi estremamente alti , fino a sei volte superiori quelli dell’acqua di Ridracoli”.

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