FORLI' - Un libro ripercorre la storia del velodromo ''Glauco Servadei''

FORLI' - Un libro ripercorre la storia del velodromo ''Glauco Servadei''

FORLI’ - “La mia pista, il mio velodromo” è il titolo del libro, scritto da Romano Donati, giudice sportivo ed appassionato storiografo di ciclismo, che verrà presentato ufficialmente sabato 17 novembre, alle ore 15.30, nella palestra del Velodromo “Glauco Servadei” di Forlì (viale Roma 130/a).


Proprio del velodromo cittadino il volume, che si avvale della presentazione degli assessori Giovanni Bucci e Gabriele Zelli e dello storico del ciclismo Angelo Raffaelli, ripercorre le tappe storiche salienti, con un ricco repertorio di immagini fotografiche d’epoca: dall’avvio dei lavori, il 15 aprile del 1923 ad opera di Benito Mussolini, alle attività sportive degli anni Trenta, tra gare automobilistiche e corse in bicicletta, per arrivare ai più recenti appuntamenti agonistici, che hanno visto molte glorie del ciclismo italiano e internazionale (tra cui un giovanissimo Marco Pantani e il campione del mondo Grame Obree) cimentarsi sulla pista forlivese, che negli anni è anche stata meta conclusiva di varie tappe del Giro d’Italia.


All’origine dell’attuale impianto sportivo fu un anello in terra battuta, costruito negli anni Venti all’interno di un Polisportivo che comprendeva una tribuna centrale, un campo da calcio, una pista per l’atletica leggera e una per il ciclismo, e che inizialmente fu intitolato a Tullo Morgagni, sportivo forlivese deceduto nel 1919 in un incidente aereo. Dal 1980 il velodromo porta invece il nome di Glauco Servadei, il celeberrimo “Parulè”, gloria romagnola della bicicletta, scomparso nel 1968.


Numerosissime le gare e i trofei che hanno avuto per scenario l’impianto sportivo forlivese, sul quale si sono formate intere generazioni di sportivi delle tante associazioni ciclistiche locali, i cui nomi vengono ricordati nell’ampio almanacco che raccoglie numerose classifiche delle prove a cronometro del settore professionistico.


“Un luogo simbolo per lo sport – come ricordato nella prefazione del libro – per l’educazione delle giovani generazioni e anche per lo spettacolo e le emozioni che una gara è in grado di regalare. Ciò è potuto accadere grazie alle capacità del Consorzio delle Società Ciclistiche Romagnole e del Centro Federale di Avviamento al Ciclismo, che si sono sempre distinti nella promozione e nella gestione di questa affascinante pratica sportiva, nonché al contributo prezioso e costante degli uomini e delle donne che, in qualità di dirigenti, organizzatori, atleti, tecnici e meccanici, hanno prestato con tanta generosità la loro opera per favorire la disciplina ciclistica e per garantirne la funzione a chiunque ne potesse avere interesse”.



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