Fotovoltaico, un imprenditore cesenate: "I clienti rinunciano ai contratti"

Fotovoltaico, un imprenditore cesenate: "I clienti rinunciano ai contratti"

Il gruppo Righi opera nel settore dell'automazione industriale, degli impianti, e nel settore delle energie rinnovabili e fotovoltaico, con la società controllata di nome Elektrica srl, ed è proprio il settore del fotovoltaico che ha permesso al gruppo di continuare ad assumere dipendenti e non risentire minimamente della crisi che negli ultimi anni ha messo in difficoltà tante aziende.


Il settore del fotovoltaico sin dai primi momenti si è presentato come un settore molto complesso, settore che vede gli incentivi che devono essere regolamentati dallo stato con la logica di mantenere un giusto equilibrio tra il costo dell'impianto e l'incentivo percepito, obiettivo ultimo di medio periodo arrivare alla grid parity Il tutto in applicazione del dalla direttiva europea 28, che tutti gli stati menbri hanno recepito e interpretato come una grande opportunità di lavoro per le proprie aziende , per lo sviluppo del paese con una filosofia legata al'ambiente.


Purtroppo per noi anche in questo settore, la Germania è risultata la prima della classe, recependo in anticipo la direttiva Europea 28, e andando a definire chiare regole di medio periodo che hanno permesso all'industria Tedesca del settore di svilupparsi, di innovare, di fare investimenti e di conseguenza di competere sul mercato internazionale con una posizione dominante.


Il nostro paese come troppo spesso capita, si è mosso in ritardo, e in maniera improvvisata, non ha avuto la capacità di creare una filiera industriale, e non solo non si è data delle regole di medio periodo, non ha nemmeno la capacità di dare certezze sulle leggi in vigore, intervenendo con continue modifiche in corsa, danneggiando e mutilando le aziende e i produttori che operano nell'unico settore in espansione in Italia.


Da anni sono state presentate dagli operatori di settore idee e proposte di revisione del conto energia e delle tariffe incentivanti per dare da subito e per i prossimi anni il giusto sostegno al comparto e fornire un più ampio orizzonte per gli investimenti delle imprese, ora messe in ginocchio dal decreto legislativo che è giudicato incostituzionale e genererà innumerevoli ricorsi e denunce rispetto lo stato Italiano dai tanti operatori danneggiati.


Questo grande pasticcio creato dal governo, non è chiaro se vada ricondotto a incapacità o disonestà, è palese che i correttivi che chiede il settore dovranno essere immediati - nel giro di due o tre settimane massimo - per ridare certezze ad un settore che le ha perse nel giro di poche ore, ed evitare di fare fallire tante aziende che vedono i propri clienti defilarsi anche con contratti firmati, le società di leasing e il mondo bancario congelare i finanziamenti concessi.


In sostanza il problema è generato dal fatto che chi ha gli impianti in costruzione, per ottenere il contributo previsto dal terzo conto energia, è vincolato all'attivazione dell'impianto per fine maggio, quando non è ancora stato definito il valore economico dell'incentivo da Giugno, se considerate che il gestore di rete "Enel" non da garanzie sui tempi di allacciamento, il panorama diventa devastante,


I clienti stanno rinunciano ai contratti sottoscritti perdendo denaro, le aziende perderanno gli anticipi pagati ai fornitori per ricevere i materiali necessari alla costruzione degli impianti, il sistema produttivo e relativo indotto si è bloccato. Se non si dovesse modificare il decreto, la naturale conseguenza sarebbe di perdere decine di migliaia di posti di lavoro, con conseguente ricorso alla cassa integrazione, oltre al danno già compiuto che è la figura che il nostro paese ha fatto con gli investitori esteri e tutta la comunità internazionale, continuando a mandare segnali di poca responsabilità e serietà.


Ma quali devono essere gli obiettivi principali per uno sviluppo di medio periodo del settore e per il rafforzamento delle competenze industriali nazionali. Si tratta di definire un incentivo che decresca (da subito anche del 25-30%) in base alle potenza installata; un esempio valido è quello del modello dei corridoi alla tedesca: maggiore è l'installato, maggiore è la degressione della tariffa. Dunque anche in base ai costi del sistema installato. Un sistema incentivante quindi che possa accompagnare il kWh solare alla grid parity (allorché il costo del kWh fototovoltaico sarà uguale a quello pagato in bolletta senza incentivo). E' stato mostrato nel corso del workshop come nelle isole Canarie questo obiettivo oggi sia stato pressoché raggiunto ma vanno evitati i casi di "stop and go" deleteri per gli operatori e per i produttori, che portano a danni che si protraggono a lungo.


Un regime incentivante di tariffe troppo elevate possa recare gravi distorsioni al mercato nel medio e lungo periodo. Innanzitutto perché i governi sono sempre molti lenti a reagire agli improvvisi balzi della domanda e dell'offerta e quindi ad adeguare le tariffe ai costi in discesa della tecnologia. Inoltre tariffe troppe alte sono dannose per il mercato e l'industria perché favoriscono l'entrata nel mercato di attori non professionali, oltre allo scarso consenso sulla tecnologia da parte dei cittadini che vengono spinti a considerarla eccessivamente costosa.


Nel sostenere il fotovoltaico è importante, come detto, trovare il consenso dell'opinione pubblica, soprattutto per quanto riguarda l'installazione di impianti a terra e tutelare al contempo i terreni agricoli, che comunque, sia chiaro, non hanno tutte le stesse caratteristiche. Per quelli scarsamente produttivi, e sono molti, il fotovoltaico potrebbe invece essere un'interessante fonte di reddito per il settore primario dell'economia, spesso in difficoltà.


Un aspetto chiave che emerso dal workshop del Kyoto Club riguarda il contenimento dei costi per la collettività; è il punto sul quale il FV e le rinnovabili in genere sono stati più attaccati in questi mesi, con dati a volte molto imprecisi o addirittura gonfiati ad arte, dimenticando che in 10 anni alle fonti assimilate (quindi tutt'altro che rinnovabili) sono stati elargiti circa 35 miliardi di euro. Un'attenzione complessiva al "monte incentivi e oneri di sistemi" deve essere comunque attentamente valutata, ma nella sua complessità. Si è evidenziato che gli incentivi del conto energia oggi incidano per circa 0,20 centesimi di euro sul costo del kWh (dato 2010) che paga il consumatore. Potrebbe arrivare a 1 centesimo nel 2020. Chi non vorrebbe pagarlo?


Mauro Righi ,presidente del gruppo leader nel settore, ha ricordato i punti a favore del fotovoltaico, spesso dimenticati dai suoi detrattori. «Nel nostro paese - ha detto - si è ormai creato un tessuto di centinaia di imprese con ricadute occupazionali interessanti proprio in un momento di crisi e questi sviluppo sta facendo ripartire anche la ricerca, anche in assenza di una regia complessiva». «Va ricordato che l'elettricità solare è pregiata perché viene prodotta in corrispondenza delle ore di punta della domanda e visto che gli impianti producono energia per almeno 30 anni, per un decennio si potrà utilizzerà elettricità "free", senza oneri sulle bollette», spiega Righi. «La diffusione del fotovoltaico - ha concluso - richiede che vengano contabilizzati tra i vantaggi anche le mancate emissioni di anidride carbonica, i cui prezzi sono destinati a crescere nel tempo, così come le entrate fiscali delle aziende e quelle legate all'Iva, un introito per le casse dello Stato che ormai non è più così marginale»


Mauro Righi manifesta anche lo stupore rispetto l'atteggiamento di arroganza tenuto dal ministro nel trattare questo tema, unito alla mancanza di comunicazione da parte dei giornali e televisioni nazionali. Le informazioni e la grande mobilitazione rispetto al sopruso e l'ingiustizia subita dal settore ha avuto come mezzo di comunicazione la rete di internet.

 

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Il presidente, Mauro Righi

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