Giustizia, anche in Emilia-Romagna rischio paralisi: "tempi mostruosi"

Giustizia, anche in Emilia-Romagna rischio paralisi: "tempi mostruosi"

Giustizia, anche in Emilia-Romagna rischio paralisi: "tempi mostruosi"

"Gia' nei due anni precedenti denunciai la persistente inefficienza del sistema, e pero' nulla e' stato fatto. Vero e' che 'repetita iuvant'. Ma giovano a condizione che qualcuno ascolti". E' con queste parole che Giuliano Lucentini, presidente della Corte di appello di Bologna, ha inaugurato in Emilia-Romagna l'anno giudiziario 2010. La sua relazione parla di "pochissime" luci e tante ombre: infatti crescono i carichi dei Tribunali e le pendenze, mancano personale ed attrezzature mentre i tempi dei processi si allungano fino alla "mostruosita'". 

 

Nell'ambito della sola giustizia civile dal luglio 2008 al giugno 2009 sono stati iscritti nei Tribunali della regione 167.522 procedimenti, cioe' 12.888 in piu' dell'anno precedente con un aumento dell'8% (l'incremento registrato l'anno scorso fu del 4%). Nello stesso periodo, i processi civili definiti (cioe' arrivati a sentenza) sono stati 167.949, il 9% in piu' dell'anno precedente. Tra i nuovi procedimenti aumentano soprattutto quelli speciali (+22%), le procedure esecutive immobiliari (+20%), mobiliari (+10%) e di rilascio immobili (+15%, da 4.276 a 4.931), le dichiarazioni di fallimento (+41%, da 530 a 750).

 

L'aumento di quest'ultime, delle cause in materia di previdenza e delle procedure esecutive "sembra confermare, anche per quest'anno- commenta Lucentini- il difficile momento che la societa' civile, persone fisiche ed imprese, sta attraversando". E sono soprattutto le procedure di pignoramento e sfratto (2.537 quelle eseguite contro le 2.272 dell'anno precedente), sottolinea il presidente, che "sottintendono con chiara evidenza situazioni personali di grave disagio". In calo invece i procedimenti di separazione e divorzio: -3,3%.

 

Passando ai tempi, per definire un processo civile nei due gradi ci vogliono mediamente 9 anni e due mesi (un mese in piu' di quanto registrato l'anno scorso, un anno e tre mesi in piu' rispetto al 2000): "Una mostruosita'", commenta Lucentini. In particolare aumenta la durata dei processi in Corte di appello: tre anni e 10 mesi, cioe' cinque mesi in piu' dell'anno precedente.

Per quanto riguarda il settore penale, i processi giunti a dibattimento davanti ai Tribunali collegiali e monocratici sono stati 23.645, il 7,6% in piu' dell'anno precedente. A trainare l'aumento del monocratico sono stati soprattutto i Tribunali di Reggio Emilia (+38,3%) e Ferrara (38,3%), mentre per il collegiale spiccano Ravenna (+53,4%) e Rimini (35,1%).

Analizzando i reati che destano piu' allarme sociale, Lucentini giudica "preoccupante" soprattutto l'aumento dei procedimenti per rapina (+33,6%), estorsione (30,7%), violenza sessuale (+22,1%) e furto (+5,4%). Aumentano anche i processi relativi a reati contro la pubblica amministrazione (15,3%) e societari (+7,3%). In calo, invece, i procedimenti per reati relativi alle leggi sull'immigrazione (-8,8%), pedofilia (17,3%) e per reati contro l'incolumita' pubblica e la salute dei cittadini (19,7%).

 

Una delle "poche luci" riguarda proprio i tempi del processo penale: la durata di quelli giunti a dibattimento di primo grado e' "notevolmente diminuita quest'anno", sottolinea Lucentini, passando da 246 a 221 giorni per i monocratici e da 438 a 317 per i giudizi collegiali. A fare da contraltare, pero', e' il "punctum dolens" della Corte di appello", che ha visto aumentare (ad eccezione di Corti d'assise e Sezione minorenni) la durata dei processi da 840 a 886 giorni: e infatti nell'ultimo anno sono state 897 le prescrizioni dichiarate dalla Corte d'appello.

 

Inoltre, in particolar modo "impensierisce il fatto che gli uffici non sono in grado di eliminare le pendenze", sottolinea Lucentini. Infatti l'indice medio di ricambio registrato nei Tribunali dell'Emilia-Romagna, pari al 100%, "dimostra che essi sono si' in grado di definire un numero di affari pari a quello delle sopravvenienze, ma nulla di piu'".

 

Nel civile le pendenze dei Tribunali della regione ammontano a 141.786, il 2,1% in meno rispetto ai 144.786 dell'anno precedente. Per quanto riguarda il penale, invece, le Procure hanno aperto contro persone note 113.634 fascicoli (+6,7%) e ne hanno chiusi 110.886 (+8,5%), con un carico pendente di 111.836 procedimenti (-1%). Contro ignoti, invece, sono stati aperti 90.066 procedimenti (+1,4%) e chiusi 89.861 (+3,2%), mentre sono 37.970 quelli pendenti (-3,8%). Le pendenze davanti al Gip sono 89.993 (+3,7%) per i procedimenti contro persone note e 52.089 (-9,8%) per quelli contro ignoti. La Corte di appello registra invece 10.529 pendenze (364 in meno dell'anno precedente), con 3.923 procedimenti pervenuti (-370) e 4.294 chiusi (-15): con queste cifre "la Corte d'appello di Bologna e' ai primi posti, nel confronto con le altri Corti della Repubblica, per numero di pendenze". Infine, "resta irrisolto il problema della grave carenza di organico degli istituti carcerari, in particolare della Polizia penitenziaria", ricorda Lucentini: "Il rapporto numerico agenti-detenuti nella Regione e' pari infatti allo 0,40% contro una media nazionale dello 0,61%".

 

Le conclusioni di Lucentini, anche quest'anno, sono "estremamente sconfortanti": tanto da ammettere che "la risposta dei magistrati dell'Emilia-Romagna alle istanze di giustizia sottoposte al loro esame e' oggettivamente del tutto insufficiente, perche' arriva troppo tardi".

 

Alle preoccupazioni di Lucentini fanno eco quelle del procuratore generale di Bologna, Emilio Ledonne, che prima di tutto si concentra sull'aumento delle estorsioni: "E' in genere uno dei delitti fine delle organizzazioni mafiose per gli ingenti profitti che ne ricavano", sottolinea. Passando al quadro delle difficolta' elencate da Lucentini, Ledonne parla di "crisi permanente del settore giustizia in questo distretto" al punto che "se fosse un'azienda, dicono i piu', avrebbe gia' avuto la dichiarazione di fallimento". In particolare, soffermandosi "sulle rilevazioni concernenti i tempi di definizione dei processi, delle prescrizioni e delle pendenze e li valutiamo nel contesto nazionale", aggiunge Ledonne, "ci accorgiamo che questi sono i numeri di una disfatta".

 

 

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