Grandi Eventi, i pm: soldi e sesso a Bertolaso in cambio degli appalti

Grandi Eventi, i pm: soldi e sesso a Bertolaso in cambio degli appalti

Grandi Eventi, i pm: soldi e sesso a Bertolaso in cambio degli appalti

ROMA - L'ex capo della Protezione Civile avrebbe ottenuto soldi e sesso in cambio della concessione degli appalti per il G8 alle ditte del costruttore romano Anemone. E' quanto sostengono i magistrati della Procura di Perugia, che hanno notificato gli atti di fine indagine. Sono quindici gli indagati, accusati di essersi associati per commettere una serie indeterminata di reati di corruzione, abuso d'ufficio, rivelazione di segreto d'ufficio e favoreggiamento.

 

Secondo i magistrati Bertolaso avrebbe compiuto "scelte economicamente svantaggiose per la Pubblica Amministrazione" ricavandone "favori e utilità" di vario genere. Secondo la procura, l'ex capo della protezione civile, "nel compiere atti contrari al proprio ufficio, connessi all'affidamento ed alla gestione degli appalti, illegittimamente favoriva l'imprenditore edile Diego Anemone". Secondo l'accusa il costruttore romano era "interessato all'aggiudicazione degli appalti gestiti dalla struttura di missione incardinata presso il Dipartimento" per lo sviluppo e la competitività del turismo della presidenza del consiglio dei ministri. Tre appalti, tutti a La Maddalena, nel mirino della magistratura: quello per la realizzazione "del palazzo della conferenza e area delegati", quello per la costruzione della "residenza dell'Arsenale" e quello per "l'area stampa e servizi di supporto".

 

Secondo i pm Bertolaso, "da solo o in concorso di volta in volta con altri soggetti compiva scelte economicamente svantaggiose per la Pubblica Amministrazione e favorevoli al privato". Inoltre, scrivono i pm, "illegittimamente operava e consentiva, nella sua posizione di vertice, che i funzionari sottoposti operassero affinchè le imprese facenti capo a Diego Anemone (da solo o in Ati con altre facenti parte del medesimo gruppo) risultassero aggiudicatarie degli appalti e consentiva che il costo dell'appalto a carico della Pa aumentasse considerevolmente rispetto a quello del bando, anche mediante l'approvazione di atti aggiuntivi successivi e a fronte di spese incongrue o meramente eccessive, al solo scopo di favorire stabilmente il privato imprenditore appaltatore, agli interessi del quale poneva stabilmente la propria funzione pubblica recependone continuativamente favori ed utilità di vario genere".

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