Hiv, nel Lazio ogni anno seicento nuovi casi

Hiv, nel Lazio ogni anno seicento nuovi casi

Hiv, nel Lazio ogni anno seicento nuovi casi

Una malato di aids su due, nel Lazio, non sapeva di avere contratto il virus dell'Hiv, ma lo scopre solo nel momento in cui gli viene diagnosticato. In tutta la regione, negli ultimi otto anni, il numero delle nuove infezioni si è attestato intorno a 600 casi all'anno. Sono i dati principali che sono stati presentati durante il "Rapporto 2007 sulla sorveglianza delle nuove diagnosi di Hiv e dei casi di Aids", la conferenza iniziata oggi a Roma.

 

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Il quadro epidemiologico che si osserva nel Lazio è molto simile a quello delle altre regioni e-o province che hanno un sistema di sorveglianza delle diagnosi da Hiv.

"Come sempre i dati vanno letti e compresi. Siamo contenti che ci sia una sostanziale tenuta del sistema a fronteggiare la patologia, ma bisogna fare attenzione perché ciò comporta un aumento dei costi per il sistema sanitario regionale - ha dichiarato Lucio D'Ubaldo, presidente Laziosanità-ASP - e non possiamo negare che affrontare la diagnosi e la cura dell'Hiv e dell'Aids aumenti il carico delle prestazioni".

Dal 1985 al 31 dicembre 2007 sono state segnalate 22.624 diagnosi di infezioni. Dall'analisi dell'indagine emerge che dopo un picco registrato alla fine degli anni '80, le nuove diagnosi sono costantemente diminuite fino al 2000. Dal 2000 il numero è, infatti, pressoché stabile intorno a 600 l'anno. Le infezioni da Hiv continuano ad avere una connotazione metropolitana: l'incidenza (casi/popolazione) nel comune di Roma nel 2007 è stata circa doppia rispetto al resto del Lazio. Si è, inoltre, osservato un quasi costante aumento dell'età alla diagnosi di infezione nel periodo 1985-2003 passando da un'età mediana di 26 anni nel 1985 a 36 nel 2003. Nel 1985 i maschi erano circa 3,5  rispetto a 1 femmina, per poi scendere e stabilizzarsi intorno al rapporto 2 a 1 negli anni '90.

Il quadro epidemiologico è completamente cambiato: fino al 1992 le persone che riportavano fattori di rischio legati alla tossicodipendenza erano quasi il 60% delle nuove diagnosi di infezioni; nel 2007 tale proporzione si è ridotta al 5%. Viceversa, oltre il 90% delle nuove diagnosi di infezione nel 2007 riportava come fattore di rischio i rapporti sessuali. Il numero delle diagnosi relative a persone nate all'estero è, invece, rimasto invariato dai primi anni '90.

Questi dati sono confermati anche dai dati del registro Aids. Negli ultimi anni oltre il 50% delle diagnosi di Aids sono state osservate in persone che non sapevano di essere Hiv-positive o che avevano scoperto la sieropositività nei sei mesi precedenti la diagnosi di Aids. Esiste, quindi, una quota non trascurabile di persone Hiv-positive che solo tardivamente potranno beneficiare delle terapie disponibili, e che, non consce della loro sieropositività, non potrebbero prendere precauzioni per prevenire la trasmissione ad altre persone.

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