I tentacoli della 'Piovra' arrivano fino in Romagna

I tentacoli della 'Piovra' arrivano fino in Romagna

I tentacoli della 'Piovra' arrivano fino in Romagna

La presenza della malavita organizzata in regione è ormai una realtà: lo dice il rapporto Direzione investigativa antimafia (Dia). In Emilia-Romagna le mafie si nascondono dietro i ‘colletti bianchi', puntando sul redditizio mercato del narcotraffico e senza disdegnare "alleanze" con i clan stranieri, albanesi, cinesi, romeni e pure sudamericani. A Rimini proliferano la cosche calabresi e reggine. Nei primi sei mesi del 2008 sono state 395 le operazioni finanziarie ‘sospette'.

 

Informazioni che preoccupano quelle presenti nel rapporto elaborato dalla Direzione investigativa antimafia (Dia), secondo la quale ad attirare la malavita in Romagna sono soprattutto i mercati locali del gioco d'azzardo e del traffico di stupefacenti, particolarmente floridi grazie al boom estivo, dove i turisti costituiscono un ricco ‘mercato' per queste associazioni malavitose.

 

La nuova strategia delle associazioni straniere (in particolare quella albanese) e' invece quella di agganciare un territorio e, anche a dispetto di "disarticolazioni investigative subite", di non "liberarlo dalla propria presenza". Un segnale, dunque, di raggiunta "capillarita' e pervasivita'".

La relazione mette poi in guardia dalle "modalita' occasionali, rozze e violente" del "modus operandi" dei clan albanesi, particolarmente attirati dai "reati contro il patrimonio". Il dossier infila poi l'Emilia-Romagna tra le primissime regioni italiane per le attivita' malavitose di stampo cinese.

 

In primo piano, soprattutto lo sfruttamento della prostituzione, attraverso un capillare "adescamento- si legge nella relazione- quasi sempre effettuato con annunci economici sui media locali". In crescita anche la penetrazione di stupefacenti a marchio sudamericano, "grazie" alla sapiente importazione ad opera delle cosche calabresi.

 

Tra le etnie piu' attive in Emilia-Romagna la Dia inserisce anche i romeni, capaci di "cooperazione con gruppi di altre origini, albanesi in particolare" e dediti "a forme violente di coartazione fisica e psicologica".

 

Nel corso dei primi sei mesi del 2008 l'azione della Direzione investigativa antimafia si e' orientata innanzitutto "verso l'aggressione ai patrimoni illeciti dei sodalizi mafiosi". La Dia ha cosi' avuto un occhio di riguardo di fronte al rischio di capitali mafiosi messi in "lavatrice" sfruttando i canali della

finanza legale. Nei primi sei mesi del 2008 in Emilia-Romagna sono cosi' state 395 le operazioni di carattere finanziario definite "sospette" (su un totale di 6.092 segnalazioni riportate in tutta Italia).

 

Come si diceva, dunque, è sulle attività ‘in chiaro' che si è spostata la lente d'ingrandimento degli investigatori, che ritengono che i tranquilli territori emiliano-romagnolo siano un terreno fertile per i clan che vogliono re-investire i guadagni illeciti.

 

E infatti tra le regioni del Nord, l'Emilia-Romagna risulta la quarta per allarmi riciclaggio (dopo le 1.618 segnalazioni della Lombardia, le 443 del Veneto e le 402 del Piemonte). Ma, avverte la Dia, il numero di comunicazioni a rischio va di pari passo con "la qualita' dell'informazione".

Dopo un'accurata opera di screening, 9 segnalazioni (il 5,8%) provenienti dalla regione sono poi state ritenute meritevoli di un approfondimento investigativo. I tradizionali versamenti in contanti e titoli di credito restano i metodi preferiti dai clan per "ripulire" i soldi.

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Ma le mafie iniziano a familiarizzare anche con le nuove opportunita' tecnologiche. E la Dia mette quindi in guardia dal "phishing": vera e propria frode informatica per l'accesso a dati personali, conti correnti e che, magari, nasconde un gruzzolo di euro fatto transitare, suo malgrado, sul conto del malcapitato di turno.

Commenti (1)

  • Avatar anonimo di renzo397
    renzo397

    speriamo che il rapporto sia giunto al prefetto che durante il suo discorso d'insediamento ci ha dipinto come un'isola felice.

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