Ictus in aumento, parte dalla Romagna una sperimentazione sulla cura

Ictus in aumento, parte dalla Romagna una sperimentazione sulla cura

Ictus in aumento, parte dalla Romagna una sperimentazione sulla cura

Un passo avanti nella cura dell'ictus. Parte dalle Unità Operative di Neurologia delle quattro Aziende Usl di Area Vasta Romagna (Cesena, Forlì, Ravenna e Rimini) uno studio sull'efficacia della trombolisi (che serve a sciogliere il trombo nella vena) praticata entro un maggiore lasso di tempo. "Time is brain", ovvero prima si riconosce e si cura l'ictus, più possibilità ci sono di salvare la vita e ridurre la disabilità. Per quanto riguarda l'Ausl di Forlì, la terapia trombolitica è già praticata da oltre 2 anni, durante i quali sono state trattate più di 30 persone.

 

"Nel 2008, un analogo studio europeo, condotto su un campione di oltre 600 pazienti, ha evidenziato come la trombolisi eseguita dopo le 3 ore, e comunque entro le 4,5 ore dalla comparsa dei primi segni della patologia, dia comunque vantaggi, se pur in misura inferiore - rivela il dott. Walter Neri, direttore dell'U.O. di Neurologia dell'Ausl di Forlì - questi risultati, però, non sono stati ancora codificati nelle linee guida internazionali e nazionali sul trattamento dell'ictus. Pertanto, come Neurologie di Area Vasta, abbiamo deciso di compiere un nostro studio osservazionale che dovrebbe partire entro l'anno. Qualora le conclusioni siano confermate, sarà possibile allargare la platea dei beneficiari".

 

La patologia cerebrovascolare acuta, ischemica o emorragica, è purtroppo in aumento, causa il prolungarsi della vita: oggi l'ictus rappresenta la terza causa di morte in Occidente dopo le malattie cardiovascolari e i tumori. Ogni anno nella Stroke Unit di Forlì vengono ricoverate circa 250 persone su un totale di circa 400 ictus in tutto il territorio aziendale. Per quanto riguarda l'Ausl di Forlì, la terapia trombolitica è già praticata da oltre 2 anni, durante i quali sono state trattate più di 30 persone. "Tale terapia consiste nella rapida somministrazione intravenosa di un farmaco, una proteina, in grado di sciogliere il trombo che ostruisce il vaso cerebrale e che è appunto all'origine dell'ictus - illustra il dott. Neri - prima viene messa in atto, maggiori sono le possibilità di riaprire il vaso occluso, con benefici significativi: ogni 1.000 pazienti seguiti, 140 di quelli trattati entro le 3 ore sfuggono alla morte o all'invalidità. Ora, lo studio europeo ha evidenziato che anche fra le 3 e le 4 ore e mezzo la terapia conserva la sua efficacia, con una riduzione del 7,2% del rischio assoluto di invalidità, anche se è bene ricordare come la terapia effettuata entro le tre ore dia comunque garanzie maggiori".

 

 

Requisito essenziale resta la tempestività dell'intervento assistenziale alla persona colpita da ictus. Questo richiede un forte impegno in termini sia di sensibilizzazione-informazione della popolazione su come riconoscere precocemente l'ictus, sia una buona ed efficiente organizzazione interna all'Azienda. «E' fondamentale che le persone, specie nella fascia di età over 50 anni, imparino a individuare precocemente i sintomi e i segni con cui può manifestarsi la patologia, avvisando subito il 118 - illustra il dott. Neri - Deve passare il messaggio che tale patologia è un'emergenza, come l'infarto del cuore, e che prima si arriva al Pronto Soccorso e si diagnostica correttamente, maggiori sono le possibilità di recuperare i difetti neurologici e prevenire ulteriori recidive».

 

Ma come si fa a riconoscere tale patologia? «Ci sono alcuni segnali che tutti dovrebbero sapere, quali un'improvvisa paralisi motoria di metà volto, una perdita di forza e/o sensibilità ad un braccio o a metà del corpo, disturbo della parola e alterazione del campo visivo, grave perdita dell'equilibrio - spiega il dott. Neri - nel nostro ospedale, appena giunti in Pronto Soccorso, è possibile mettere in atto un rapido percorso diagnostico-terapeutico, che, in alcuni casi, opportunamente selezionati, porta appunto alla somministrazione del farmaco trombolitico. Grazie alla collaborazione fra i Dipartimenti dell'Emergenza, dei Servizi e la nostra U.O. di Neurologia esiste, infatti, un iter privilegiato che consente di eseguire rapidamente, per questi soggetti, Tac, esami del sangue, ECG, consulenza neurologica ed eventualmente neurochirurgica, ecc. ».

 

 

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