Il made in China è anche a Faenza, evasione per oltre un milione di euro

Il made in China è anche a Faenza, evasione per oltre un milione di euro

Foto di repertorio-363

FAENZA - Diciotto attività produttive, sette esercizi pubblici di somministrazione e oltre cento persone identificate. E' il bilancio di una serie di controlli svolti negli ultimi mesi dagli agenti del Commissariato di Polizia di Faenza in collaborazione con Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Municipale, funzionali dell'Ispettorato del lavoro, della Medicina del Lavoro e Vigili del Fuoco. L'attività è stata pianificata per verificare la modalità di conduzione delle imprese.

 

Sono stati svolti controlli a 360 gradi, che hanno interessato non solo il profilo immigratorio, ma anche quello della sicurezza sui luoghi di lavoro nonché assicurativo, contributivo e fiscale, senza tralasciare gli aspetti igienico sanitari ed edilizi. Polizia e Carabinieri, una volta individuati gli obiettivi, hanno controllato e foto segnalato, nei vari accessi effettuati lunedì, oltre 100 persone, di cui la maggior parte è risultata in regola con le norme sul soggiorno.

 

Sono cinque gli stranieri irregolari che sono stati accompagnamento, per poi effettuare l'espulsione dal territorio nazionale, ed indagato quattro datori di lavoro per aver impiegato stranieri non in regola con le norme sul soggiorno. La Guardia di Finanza, che si è occupata dei profili fiscali connessi all'impiego di lavoratori subordinati, nonché di quelli relativi all'imposizione diretta ed indiretta, ha recuperato un milione di euro ai fini delle imposte sui redditi e duecentomila euro di iva dovuta, individuando, solo in tale contesto, 30 lavoratori irregolari sotto il profilo fiscale, di cui il 14 in nero.

 

Le Fiamme Gialle si sono occupate della verifica delle merci sotto il profilo della contraffazione dei marchi, con denuncia penale a carico di due stranieri ai quali sono stati sequestrati accessori contraffatti. La Polizia Municipale ha sanzionati tre stranieri cui sono stati sequestrati capi d'abbigliamento posti in vendita da soggetti privi di licenza comunale. L'Ispettorato del lavoro ha elevato 10 sanzioni per mancato versamento dei contributi previdenziali.

 

La medicina del Lavoro ha effettuato 5 contravvenzioni per violazioni in materia di norme igienico sanitarie e sulla sicurezza sui posti di lavoro. In questo contesto non è stato tralasciato il delicatissimo profilo della sicurezza intrinseca alla fase di produzione, della quale si sono occupati i Vigili del Fuoco, con particolare riferimento alla struttura dove si svolgeva l'attività oggetto di controllo, ciò al fine di individuare ed eliminare rischi per l'incolumità dei lavoratori, spesso impiegati in orari notturni e in spazi angusti adibiti anche a mense e dormitori.

 

Nel corso dei vari accessi i Vigili del Fuoco hanno rilevato 3 situazioni irregolari procedendo a sanzionare i titolari per le condizioni oggettive degli stabili in relazione alla normativa antincendio. Complessivamente i controlli hanno interessato diciotto attività produttive e sette esercizi pubblici di somministrazione. Una delle imprese controllate, proveniente dal Forlivese, dopo essere stata oggetto di controlli e colpita da provvedimento di sospensione dell'attività, ha abbandonato il territorio faentino per fare ritorno al luogo di origine.

Commenti (4)

  • Avatar anonimo di samigidi2
    samigidi2

    Caro J.Dorian, posso fornire con precisione la risposta alla tua battuta (non-battuta in questo caso), l'azienda in questione è tornata a Forlì, dove evidentemente si dormono sonni (non-sonni in questo caso, di notte si lavora!) più tranquilli, dopo una permanenza di pochi mesi sul territorio del comune di Faenza. Mesi durante i quali il comune ( che evidentemente ha molte più risorse da mettere in campo di Forlì....mah!!) e le forze dell'ordine e gli organi di controllo operanti in quella zona si sono presentate più e più volte per i controlli, questo "scellerato" comportamento ha costretto "l'imprenditore" a tornare in un comune in cui "le aziende" sono maggiormente tutelate. Se vuoi posso anche dirti per chi produce quel signore, per i famosi marchi francese e italiano citati nell'inchiesta di REPORT.A questo punto mi viene anche da domandarmi se la famosa attrice che quotidianamente appare in TV pubblicizzando il noto marchio italiano e sbandierandi made in Italy a destra e a manca con tanto di espressioni in dialetto capitolino sia al corrente del fatto che si tratta di prodotti 100% made in CHITALY!!Nel caso in cui non ne fosse al corrente qualcuno può attivarsi per dirglielo? Magari una coscenza c'e l'ha opure non avrà voglia di fare una figuraccia continuando a legare la sua immagine ad un marchio che affronta il mercato in questo modo. Sono cose note e stra note, ma nessuno a Forlì ha le reale volontà di intervenire, ripeto il fenomeno a Forlì è 20 volte Faenza, sotto tutti gli aspetti e con tutte le conseguenze (esercizi commerciali acquistati, traffico di valuta, ecc. ecc.).Facciamoci delle domande! Ora un suggerimento alle autorità, andate a dare un'occhiata verso Gatteo e Savignano, scoprirete che improvvisamente hanno aperto alcuni poltronifici, indovinate di dove sono i titolari? Domandatevi come mai abbiano aperto in una zona lontana dal polo dell'imbottito e che tradizionalmente non ospita questo tipo di attività!

  • Avatar anonimo di Gim
    Gim

    @J.Dorian La risposta è si.

  • Avatar anonimo di samigidi2
    samigidi2

    Un applauso ed un ringraziamento al comune di Faenza che si adopera per il rispetto della legalità e per mantenere anche il mondo del lavoro e dell'impresa in una condizione di civiltà e rispetto delle regole e dei diritti umani proprio del mondo occidentale.Ed il comune di Forlì? Penso all'assessora Maltoni, supportata dall'ex CNA Alessandrini che nei mesi scorsi ha fatto professione del minimizzare, insabbiare, aprire tavoli inutili ed iniziative utili solo a dichiarare di aver fatto qualcosa quando noi da anni diciamo che l'unico modo per contrastare il fanomeno è quello applicato a Faenza, ispezioni (fatte quando e dove vanno fatte, non all'orario in cui fa comodo e dove si sa che non si troverà un bel niente), certezza del rispetto delle leggi vigenti, impegno (reale, sul campo e non solo nel firmare protocolli) di tutte le forze preposte a far rispettare la legalità, le norme che regolano la sanità ed il lavoro e quelle che regolano il fisco. Il tutto per contrastare un fenomeno che denunciamo da anni con forza vedendoci trattati come visionari o come persone che non sono in grado di stare sul mercato ( certo che se i "competitor" competono con queste modalità mi sembra un tantino difficile) Penso al vicesidaco Biserna ed alla sua regola di San Benedetto, mi sembra che a Faenza abbiano usato un'altra regola, vogliamo leggere i numeri riportati per quanto riguarda il denaro recuperato, ma S. Benedetto non si occupava di denaro. Penso a tutti quelli, a Forlì, che ci hanno ricevuto (associazioni, sindacati, amm. comunale,ass. industriali, isp. del lavoro ecc. ecc. )per dirci con uno sguardo compassionevole che non ci sono i mezzi per contrastastare e che comunque il fenomeno è trascurabile. Leggete quanto scoperto a Faenza, moltiplicatelo per 20 e avrete Forlì, esercizi commerciali compresi. Un avviso alle autorità ed un suggerimento: nei prossimi mesi si innescherà un fenomeno che porterà ad una degenerazione della situazione, cercate di intervenire ora!!!!!

  • Avatar anonimo di J. Dorian
    J. Dorian

    Mi sembra un ottimo lavoro da parte delle forze dell'odine. Mi prendo al libertà di fare una battuta; quando il giornalista dice nell'articolo: "Una delle imprese controllate, proveniente da altra provincia, dopo essere stata oggetto di controlli e colpita da provvedimento di sospensione dell'attività, ha abbandonato il territorio faentino per fare ritorno al luogo di origine." Intende dire che l'impresa sta tornando a Forlì, perché è più al sicuro ?

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