Il Meridione sta sempre peggio, il 14% vive con meno di mille euro al mese

Il Meridione sta sempre peggio, il 14% vive con meno di mille euro al mese

Il Meridione sta sempre peggio, il 14% vive con meno di mille euro al mese

ROMA - E' un immagine impietosa quella che emerge dal rapporto Svimez sull'economia del Mezzogiorno 2010. Il Meridione peggiora di anno in anno: c'è sempre meno lavoro e il Pil torna ai livelli del 2000. Mentre il 14% delle famiglie meridionali vive con meno di mille euro al mese, una famiglia su cinque non ha i soldi per andare dal medico e sempre una su cinque non può permettersi di pagare il riscaldamento.

 

Secondo l'Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno, nel 2008 al 30% delle famiglie al Sud sono mancati i soldi per i vestiti e nel 16,7% dei casi si sono pagate in ritardo le bollette. Otto famiglie su 100 hanno rinunciato ad alimentari necessari, il 21% non ha avuto soldi per il riscaldamento e il 20% per andare dal medico. Quasi un meridionale su tre è (6 milioni 838mila persone in valore assoluto) a rischio povertà a causa di un reddito troppo basso, un rapporto che al Centro-Nord è di uno su dieci.

 

Quindi l'allarme: l'industria, il cui valore aggiunto è crollato del 15,8%, è addirittura "a rischio di estinzione". Nel corso del biennio 2008-2009 la crisi si è dunque abbattuta come una scure sull'occupazione nel meridione: l'industria del Mezzogiorno ha perso più di centomila occupati (-12%).

 

Per il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha inviato un telegramma proprio in occasione della presentazione del rapporto Svimez, serve una "profonda modifica" delle politiche di sviluppo per il sud perché il Mezzogiorno può contribuire alla ripresa dell'economia italiana. "L'obiettivo di ridurre gli effetti della crisi finanziaria nel breve periodo - ha spiegato  il capo dello Stato - è divenuto prioritario".

 

"I risultati complessivamente insufficienti delle politiche seguite in passato e la presenza di significative inefficienze rendono necessario un ripensamento e possono anche spingere ad una profonda modifica delle modalità e dello stesso impianto strategico degli interventi di sviluppo", ha aggiunto.

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