Il saggista scettico: intervista a Paolo Cortesi

Il saggista scettico: intervista a Paolo Cortesi

Paolo Cortesi non avrebbe bisogno di presentazioni. È uno scrittore forlivese molto noto a livello nazionale e locale per i suoi saggi storici, che trattano in gran parte di temi legati al mistero. Da Cagliostro all'alchimia, dai templari all'omicidio di John F. Kennedy, laddove c'è un "vuoto" nella storia Cortesi si inserisce riuscendo sempre a trattare i temi con rigorosità e offrendo al lettore le proprie, razionali, risposte... o lasciandogli dubbi ragionevoli.

  

Nei tuoi saggi hai privilegiato temi enigmatici e "misteriosi", anche se con un taglio scettico. Ci spieghi perché questa scelta?

Vorrei premettere una breve precisazione: in Italia il genere "misterioso" è ancora oggi poco definito. In questo termine piuttosto generico pare trovare di tutto: dai dischi volanti ai mostri marini, dal Santo Graal agli enigmi delle piramidi egizie. In altri paesi, invece, il genere è ormai consolidato e ben noto: non c'è la caccia all'insolito, e tantomeno il culto di nuovi miti. Ma in Italia vige, da secoli, una mentalità un po' più rigida, più diffidente, più esclusiva rispetto, ad esempio, a Stati Uniti o Inghilterra. Per questo, ogni volta che parlo dei "misteri" di cui mi sono occupato, mi sento in dovere di specificare (se non altro perché non si creda che io bazzico con talismani, oroscopi o tavoli a tre gambe) che studio questi temi con metodi e strumenti razionali, storiografici, spesso apertamente scettici.

Fatti e personaggi misteriosi mi hanno sempre affascinato, non tanto per quanto si credeva che fossero, ma come espressioni di una cultura minoritaria, di confine. Sono proprio queste pieghe della conoscenza che rivelano dimensioni e valenze del pensiero che altrove non potremmo rintracciare. Si pensi solo a Nostradamus, cui ho dedicato molti studi nell'arco di circa dieci anni: ebbene, Nostradamus non ha mai effettivamente previsto nulla, assolutamente nulla; eppure è un intellettuale rinascimentale di straordinario interesse, che tenta di conciliare cattolicesimo e magia cerimoniale neopitagorica, rappresenta un eccezionale caso di studioso che cercò di barcamenarsi nella furiosa lotta di religione nella Francia del Cinquecento. Ed è altrettanto importante cercare le cause della fede in Nostradamus: perché quello che fu uno fra i tanti veggenti del XVI secolo è ancora oggi creduto infallibile? Ecco, il mistero è tutto qui: le zone d'ombra della cultura, che non sono macchie imbarazzanti, ma capitoli - forse un po' più complessi e articolati di altri - della storia intellettuale umana.

 

Ritengo ci sia una certa resistenza, non solo dal punto di vista popolare, a superare certe credenze, certi miti, e a metterli a tacere una volta per tutte nonostante studi e evidenze in proposito. Se è così, perché secondo te accade questo? Perché, rimanendo al tuo esempio, le profezie di Nostradamus riscuotono ancora oggi così ampi consensi?

Certo: il mito, la leggenda, la fantasia hanno un potere enorme sull'uomo, anche oggi in cui la scienza e la tecnica sembrano aver svelato quasi tutto. In realtà, nulla potrà cancellare o sostituire l'esigenza fondamentale di credere in una "realtà alternativa". L'uomo rintraccia poteri e significati ovunque; questa è sua fondamentale caratteristica (un apriori kantiano), le cui espressioni cambiano nel tempo ma che non mutano nella loro essenza. Nel passato, il mistero era più naturalistico, più fantastico (draghi, fantasmi...); oggi il mistero ha assorbito le suggestioni della tecnologia e della scienza: UFO (cioè pretese macchine extraterrestri sofisticatissime), fenomeni fisici (antigravitazione, invisibilità...), tecnologie estreme. L'uomo non può arrestarsi alla pura e semplice realtà che sperimenta con i sensi e con la ragione: per istinto l'uomo va oltre, cerca quanto sembra apparire tra le trame del reale, è affascinato da tutto quello che sembra sfuggire alla ragione. E questa è la vera grandezza dell'uomo. Su questa esigenza primaria, le varie culture umane elaborano i loro rispettivi codici, così che ogni civiltà, nel tempo, ha avuto il "suo" mistero. Nostradamus è uno dei migliori esempi di come non ci si possa rassegnare all'evidenza dei fatti: ancora oggi milioni di persone in tutto il mondo leggono le sue confuse profezie in cerca di verità. La profezia ha un altissimo valore rassicurante: ci illude che il futuro sia come i binari del treno, basta seguirli per vedere dove portano.

 

Che ruolo giocano i mass media in tutto questo? Penso a trasmissioni televisive seguitissime come Discovery, a cui anche tu hai partecipato come ospite, che incentrano le puntate sul mistero lasciando le risposte razionali e risolutive in un angolo, spesso in subordine rispetto a quelle più fantasiose.

Come sai, un tempo, diciamo fino a settanta anni fa, per dare uno scossone alle pigre tirature estive dei giornali si buttava in prima pagina la storia del Mostro di Loch Ness o la sedicente relazione dell'esploratore che s'era trovato faccia a faccia con lo Yeti... Lo strano, l'insolito, il misterioso, meglio se con le loro varianti un po' macabre, hanno da sempre attirato l'attenzione del pubblico. I mass media offrono alla gente ciò che la gente vuole (o si crede che voglia). I mass media sono espressioni imprenditoriali; si potrebbero definire fabbriche di emozioni, prima ancora che di conoscenza e informazione. Nel campo del mistero, poi, l'esigenza di fare cassa è evidente; i temi trattati sono quasi sempre gli stessi (perché temi collaudati, di gradimento popolare); il modo con cui sono trattati è quasi sempre lo stesso: allusioni, suggestioni, domande finalizzate a riconoscere l'impossibilità di una risposta. In particolare, è molto carente la parte documentaria, che in saggistica è invece fondamentale, cioè la dichiarazione delle fonti e il criterio con cui sono state selezionate. Troppo spesso, le "indagini" sul mistero che appaiono sui mass media (e penso non solo alla tv, ma anche ad internet) sono narrazioni che, in una sorta di catena di sant'Antonio, si citano a vicenda, ripetono versioni che virano sempre più verso la leggenda. È pur vero, però, che esiste anche un diverso modo di trattare il mistero: utilizzando le stesse metodologie e gli stessi strumenti impiegati nella ricerca storica "normale", e questo nuovo modo è in costante diffusione. Del resto, forse è una scelta obbligata, perché anche in dimensione nazional-popolare, la ricerca ha leggi, doveri e criteri che non si possono violare senza perdere ogni credibilità.

  

Finiamo con una serie di domande secche per le quali mi aspetto risposte brevissime. Ti sei mai fatto leggere le carte?

Una sola volta contattai una vecchia che leggeva le carte. Nelle mie intenzioni sarebbe dovuta essere una specie di indagine antropologica; la vecchia era invece una mezza deficiente che blaterava solo di suo figlio: delusione totale. L'esperienza però mi confermò che i problemi mentali possono aiutare, e molto, nella "professione" di cartomante...

  

Leggi l'oroscopo sui giornali?

Non leggo mai, neppure per curiosità, gli oroscopi né sui giornali né su qualsiasi altra pubblicazione.

  

Conosci il segno zodiacale dei tuoi figli?

Non conosco i segni zodiacali dei miei due figli

  

Hai mai pensato "Questa volta Nostradamus ha indovinato?"

Ho pensato in tante occasioni "Anche questa volta Nostradamus non ci ha preso!"

  

Fai gesti scaramantici quando si parla di malattie o disgrazie?

Non sono minimamente superstizioso: passo sotto le scale, non temo i gatti neri, non faccio gesti scaramantici, apro l'ombrello a casa e faccio tutto quello che dovrebbe portare sfortuna o fortuna con la medesima certezza che nulla nelle nostre azioni può ingraziarci il "destino" (che, detto tra parentesi, non esiste).

 

Gianluca Gatta

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