Imola: in 150 alla manifestazione della Fiom a Firenze

Imola: in 150 alla manifestazione della Fiom a Firenze

Venerdì 9 ottobre si è svolto lo sciopero nazionale di otto ore dei metalmeccanici. L'iniziativa di lotta è stata indetta dalla Fiom-Cgil per l'occupazione, per il contratto e per la democrazia sindacale. La giornata è stata animata da cinque manifestazioni territoriali (Palermo, Napoli, Roma, Firenze, Milano) cui hanno preso parte, in totale, 250mila persone. Circa 150 lavoratrici e lavoratori metalmeccanici sono partiti da Imola per partecipare alla manifestazione organizzata a Firenze, dove sono confluiti i metalmeccanici dell'Emilia Romagna e della Toscana: un lungo corteo ha sfilato per le vie del centro della città dove visibile e significativa è stata la delegazione imolese.

 

In un territorio falcidiato da crisi e cassa integrazione come quello di Imola, con la metà dei lavoratori coinvolti da ammortizzatori sociali e con aziende chiuse per cassa integrazione, nelle fabbriche si sono registrate adesioni importanti (50% in media nelle aziende cooperative e punte del 100% in altre realtà produttive private) che testimoniano la volontà e determinazione delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici a dire no ai licenziamenti, alla chiusura delle aziende, al contratto separato, per difendere i diritti e il contratto nazionale, per ribadire che dalla crisi si può uscire solo con le lavoratrici e i lavoratori dentro alle aziende.

 

«Riuscitissima l'iniziativa di lotta che abbiamo indetto, nonostante la crisi e quello che di gravissimo sta accadendo nella trattativa separata in questi giorni. Ampia oltre ogni aspettativa la partecipazione alla manifestazione di Firenze e numerosa la compagine imolese - afferma Stefano Pedini, della segreteria  della Fiom-Cgil di Imola -. Le migliaia e migliaia di metalmeccanici che venerdì erano in piazza testimoniano che, se la Confindustria e le imprese pensano di svendere il contratto nazionale dei metalmeccanici e viene negato ai lavoratori il diritto di decidere su ciò che direttamente li riguarda, le tensioni sociali nelle aziende sono destinate a crescere».

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