Imola, infermiera morta al 'Maggiore'. Indagine esclude incuria

Imola, infermiera morta al 'Maggiore'. Indagine esclude incuria

L'ospedale Maggiore di Bologna-2

BOLOGNA - L'Ausl di Bologna dovra' "rivedere i percorsi assistenziali chirurgici, implementando pienamente le raccomandazioni emanate dalla Regione nel 9 novembre 2009". Una revisione che arriva come direttiva da viale Aldo Moro al termine del lavoro della commissione d'inchiesta regionale sul caso di Loredana Mainetti, l'infermiera imolese di 59 anni morta all'ospedale Maggiore un mese fa per setticemia dopo un intervento di asportazione di un polipo duodenale.

 

La relazione conclusiva della commissione, infatti, consegnata alla Giunta di viale Aldo Moro (e gia' inviata alla magistratura), lascia margini per pensare che l'assistenza possa essere migliorata.  Per dirla con le parole dell'assessore regionale alla Sanita', Carlo Lusenti, da parte del nosocomio "non c'e' stata incuria" nei confronti della paziente ("e' stata monitorata assiduamente e sollecitamente, secondo quanto riferito da tutti i professionisti, infermieri e medici").

 

Tuttavia il "monitoraggio" a cui la donna e' stata sottoposta "avrebbe potuto essere strutturato attraverso una formalizzazione completa delle sue diverse fasi, al fine di assicurare l'omogeneita' del comportamento professionale e la completezza della documentazione clinica" afferma Lusenti in una nota. Da qui la decisione della Regione di "invitare la direzione generale dell'Azienda Usl di Bologna a provvedere, con la piena partecipazione dei professionisti, alla revisione dei percorsi assistenziali chirurgici", in particolare "implementando pienamente le raccomandazioni emanate dalla Regione con la delibera 1706 del 9 novembre 2009".

 

La Commissione d'indagine, si legge nella nota della Giunta regionale, "ha verificato lo svolgimento del percorso assistenziale, il rispetto delle procedure previste e la loro funzionalita'". Per farlo, ha "analizzato la documentazione fornita dalla Direzione sanitaria dell'ospedale Maggiore" e "incontrato i professionisti coinvolti, confrontando le informazioni raccolte con la letteratura disponibile allo scopo di individuare gli eventuali aspetti organizzativi da migliorare".

 

Una volta esaminata la relazione, Lusenti afferma: "Da quanto e' possibile dedurre dal racconto dei professionisti coinvolti e dalla documentazione, non c'e' stata incuria: la paziente e' stata monitorata assiduamente e sollecitamente, secondo quanto riferito da tutti i professionisti, infermieri e medici, che lavorano in una unita' operativa che esegue un elevato volume di interventi con tecniche all'avanguardia, con buoni risultati e un basso numero di complicazioni".

 

Prosegue poi Lusenti: "Cio' non toglie che questo monitoraggio avrebbe potuto essere strutturato attraverso una formalizzazione completa delle sue diverse fasi, al fine di assicurare l'omogeneita' del comportamento professionale e la completezza della documentazione clinica". E' per questo che si e' scelto di invitare l'Ausl a migliorare il percorso assistenziale. "Da questo doloroso evento- afferma Lusenti- dobbiamo e vogliamo imparare per migliorare i protocolli operativi affinche' sia sempre piu' elevata la sicurezza degli ammalati e degli operatori agendo sia sui sistemi organizzativi e tecnologici sia sui comportamenti dei professionisti".

 

La Giunta regionale ha ritenuto "opportuno" trasmettere la relazione alla magistratura, a cui, afferma Lusenti, "assicuriamo il massimo della collaborazione, come doveroso". (Dire)

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