In Emilia-Romagna quasi mille asili nido con 38mila posti

In Emilia-Romagna quasi mille asili nido con 38mila posti

In Emilia-Romagna quasi mille asili nido con 38mila posti

BOLOGNA - L'assessore regionale Teresa Marzocchi ha illustrato alla Commissione turismo cultura scuola formazione lavoro sport, presieduta da Giuseppe Pagani, un ‘report' sui Servizi educativi per la prima infanzia in Emilia-Romagna. E' emerso che i servizi per la prima infanzia sono presenti nel 79% dei comuni dell'Emilia-Romagna, dove, per altro, risiede il 97% dei bambini di quella fascia di età.

 

La copertura, quindi, "è molto ampia", con punte massime nelle province di Ferrara e Ravenna, mentre risulta inferiore in quelle di Rimini e Piacenza. Sono poi i comuni collocati in pianura ad avere una distribuzione capillare di strutture, mentre le aree collinari e montane sono le più scoperte. Nel territorio regionale sono complessivamente presenti 958 nidi per l'infanzia (nidi, micro nidi e sezioni di nido), con 34.978 posti; 187 servizi integrativi (spazio bambini e centri bambini e genitori), con 2650 posti; 75 servizi sperimentali (ed. domiciliare - famigliare), con 365 posti. In tutto 37.993 posti coperti: dati che dimostrano come siano molto diffusi i nidi "tradizionali", mentre si attestano su numeri ridotti i servizi sperimentali.

 

Calcolando i posti di tutti i servizi educativi citati, sia pubblici che privati, per provincia, scaturisce un indice di copertura, che, a livello regionale, si attesta sul 30% (molto vicino all'indice previsto dagli obiettivi di Lisbona del 33%), con punte che si attestano sul 36,7% a Bologna, mentre altre province hanno valori più bassi.

 

Il 63% dei servizi educativi per la prima infanzia è, inoltre, nel settore pubblico (diretti 39%, indiretti 24%), il restante 37% appartiene alla sfera del privato (convenzionato con il pubblico per il 21% e autorizzato il 16%), i posti nel settore pubblico sono complessivamente il 76%, mentre nel privato il 23%.

 

Per quanto riguarda la parte economica, emerge una differenza dei costi di gestione per utente tra i nidi ubicati nei comuni capoluogo e gli altri e tra la gestione pubblica e privata: il costo per bambino all'anno nei nidi pubblici risulterebbe attestata sui 10.500 € nei comuni capoluogo e 8.900 € negli altri, mentre per quanto riguarda il privato si aggirerebbe sui 5.600 € nei comuni capoluogo e meno ancora in quelli non capoluogo. Il costo medio regionale per tutti i nidi, per utente, è pari a € 8.442. Queste cifre comunque - è stato spiegato - non devono essere considerate in assoluto, ma calate nelle varie realtà, caso per caso, in rapporto, per esempio, ai servizi offerti (effettiva accoglienza dei bambini disabili più frequente nei nidi pubblici; presenza della sezione lattanti, che è più costosa; grado di esternalizzazione dei servizi; ore di apertura, ecc.) o ai tipi di contratto del personale.

 

Considerando infine una sintesi degli ultimi 5 anni, è emerso che dall'anno educativo 2005-6 al 2009-10 si è verificato un aumento di bambini nei servizi educativi del 17% (quasi 5.400 unità), analogamente è aumentata anche l'offerta di servizi, toccando, come detto, la quota percentuale di 30,3 posti per 100 bambini, aumento che riguarda soprattutto i nidi d'infanzia. E' comunque aumentata in generale la popolazione 0-2 anni in regione, che passa dai 112.966 bambini del 2005-6 ai 125.537 del 2009-10.

 

Di fronte a questi dati, ha detto l'assessore Marzocchi, bisogna fare un'analisi in primo luogo dal punto di vista economico, considerando che le gestione pubblica, anche se appare più costosa, dà forti elementi di garanzia di mantenimento della rete dei servizi e risposte alle categorie più fragili. La sfida è tuttavia quella di coniugare "qualità e sostenibilità": non possiamo mollare sulla qualità, - ha detto - ma dobbiamo essere capaci di mantenerla pur a fronte di minori risorse. Così come bisogna riuscire a conciliare tutti i temi e tutte le esigenze. A dieci anni dall'emanazione della legge regionale in materia, - ha aggiunto - che pure conteneva canoni innovativi, dobbiamo riflettere per migliorare il sistema, dando risposte ad una società che è cambiata, anche sul piano dei tempi del lavoro e dei bisogni diversificati. Per questo ha già preso avvio un percorso di confronto e di lavoro, sia con il personale tecnico, che con gli amministratori provinciali e locali competenti per materia, per semplificare la normativa e per renderla più flessibile, pur mantenendo lo stesso livello di qualità, passando anche attraverso un ripensamento delle tipologie di servizio, che si deve capire se siano ancora adeguate a fornire risposte semplici e diversificate a seconda delle esigenze, ma sempre all'interno di un sistema che non lasci soli i cittadini.

Commenti

Notizie di oggi

I più letti della settimana

    -
    -