In Emilia-Romagna una persona su quattro ha più di 65 anni

In Emilia-Romagna una persona su quattro ha più di 65 anni

BOLOGNA - Seconda in Italia per indice di vecchiaia, l’Emilia-Romagna è ai primi posti in Europa per percentuale di ultrasessantenni: 937.302 persone (22,5%) hanno più di 65 anni su una popolazione totale di 4.150.975. Oltre 460.000 sono le persone con più di 75 anni. Lo rivela un’indagine di Cna Pensionati sul mondo degli anziani nella nostra regione. Ferrara, Ravenna e Piacenza sono le province più ‘anziane’; Rimini e Reggio Emilia le più ‘giovani’.


CNA Pensionati (53.500 associati tra artigiani e non in Emilia Romagna) ha voluto indagare questo universo - attraverso un’indagine su di un campione casuale di 250 pensionati - verificando come il trend del rapido e progressivo invecchiamento si ripercuota sia sullo stile di vita e di relazione dei pensionati, sia sull’organizzazione sociale che economica del territorio.

La ricerca ha inteso rilevare se e come sono mutate condizioni, abitudini e necessità dei pensionati; se e come si sono adeguate strutture e servizi. “Ancora pochi anni fa – rileva Tina Felicani , presidente regionale di CNA Pensionati - il profilo del pensionato corrispondeva allo stereotipo della persona anziana “marginale”, spesso dalla salute precaria, con interessi pressoché ridotti al minimo. Oggi la situazione si presenta molto diversa”. I pensionati oggetto della ricerca, risultano persone che mediamente godono di buone condizioni di salute e che dichiarano circa 20 anni di aspettative di vita, nonostante l’età media si sia alzata. Quasi 3 pensionati su 4 hanno superato i 70 anni; 1 su 4 rientra nella fascia fino a 65 anni; una quota analoga ha scavalcato la fascia degli 80 anni, Circa la metà degli intervistati ha oltre 15 anni di pensionamento alle spalle; 1 pensionato su 6 è fuoriuscito dal lavoro negli ultimi 5 anni. spalle. Il 15% degli intervistati ha infatti continuato a lavorare per diversi anni dopo il pensionamento ed il 6% continua a lavorare ancora. Sono soprattutto gli uomini a proseguire l’attività lavorativa piuttosto che le donne. Queste ultime rappresentano quasi il doppio degli uomini; sono normalmente più giovani dei loro partner ed hanno una speranza di vita di 7 anni superiore.


Due le motivazioni principali per chi continua a svolgere una qualche attività: sentirsi ancora utili e, soprattutto, avere ulteriori entrate economiche. I pensionati dispongono, infatti, di un reddito non alto; gli importi delle pensioni sono stimati su una media di 800 euro mensili che scende a 650 euro per i pensionati artigiani.


Ciò nonostante, sono pochi i rimpianti; per le donne ancor meno degli uomini. L’esperienza del pensionamento è valutata in modo ampiamente positivo (più di 2 intervistati su 3); solo tra gli ultra ottantenni e senza più legami familiari, i pensionati avvertono un senso di vuoto e solitudine. Dal punto di vista esistenziale, la fuoriuscita dal mondo del lavoro, comporta una profonda riorganizzazione della vita quotidiana, con lo spostamento di frequentazioni ed interessi in direzione dell’ambito familiare ed amicale. Ma si assiste anche ad un recupero dell’attività di relazione anche sul piano dell’attività sociale. E’ col trascorrere degli anni, che la vita del pensionato tende invece a concentrasi sensibilmente all’interno dell’abitazione. Dopo i 70 anni, la televisione occupa gran parte delle giornate, mentre dopo gli 80 si accentua l’ascolto della radio. A livello generale la maggior parte del tempo libero risulta dedicato a passeggiate e riscoperta dell’attività fisica (42%), vita familiare (37%), frequentazione di amici, attività ricreativa e volontariato (15%); altro polo d’interesse la cucina (anche il 20% degli uomini dichiara questo passatempo) e il giardinaggio.

Tra gli anziani va a pian piano affermandosi uno stile di vita più salutare, tanto che oltre il 68% degli intervistati definisce il proprio stato di salute come ottimo, buono e discreto, anche nella fascia oltre gli 80 anni, in relazione all’età; solo in presenza di patologie multiple o cronicità, la percezione del proprio stato fisico peggiora.


Si riscontra una percezione molto migliore fra i residenti nell’hinterland rispetto a quelli residenti nei capoluoghi di provincia, a conferma di una migliore qualità della vita: meno inquinamento, ma anche meno stress, servizi pubblici meno congestionati, più facili rapporti umani. La cura della propria salute e l’attenzione verso il proprio benessere fisico risultano molto più accentuate che in passato (il 75,2% dei pensionati mantiene sotto controllo le proprie condizioni di salute con visite, esami e controlli periodici), mentre risulta meno frequente (17,6%) la pratica di comportamenti “virtuosi” attivi quali il controllo del peso e l’attività fisica; sono le donne che più degli uomini controllano le calorie e frequentano palestre o corsi di ginnastica. Fra gli uomini però, un pensionato su 7, ha rinunciato al fumo e si va riducendo il consumo di bevande alcoliche. Le spese mediche e farmaceutiche rappresentano una delle voci che più incidono sul reddito. Il livello della sanità in Emilia Romagna è giudicato più che buono per quantità e qualità (3 su 4 degli intervistati si dichiarano soddisfatti); le critiche riguardano piuttosto il taglio di alcune prestazioni e i tempi di attesa per usufruire dei servizi delle strutture pubbliche, giudicati troppo lunghi. Tutto questo obbliga i pensionati a ricorrere alla sanità privata con oneri di spesa non indifferenti o a rinunciare alla prestazione.La carta d’identità dell’Emilia Romagna sta invecchiando rapidamente. Seconda in Italia solo alla Liguria per quanto riguarda l’indice di vecchiaia (rapporto tra gli over 65 e gli 0-14enni), la regione è al primo posto tra i paesi UE per la percentuale di over 60.


Su 100 persone potenzialmente attive (fra i 20 e 65 anni), gli ultra sessantenni sono 29 e nel 2025 saranno 45: quasi un pensionato per due persone attive. Le previsioni indicano che tra il 2000 e il 2025 il numero degli anziani oltre i 65 anni crescerà del 29%. In aumento considerevole i ‘grandi vecchi’ (persone con più di 80 anni) che dovrebbero passare da 236.259 a 322.554.

Le province più ‘anziane’, risultano essere Piacenza (24,24%), Ferrara (24,58%), Ravenna (23,87%) e Bologna con il 23,13%. A questo processo d’invecchiamento va aggiunto il calo delle nascite e la riduzione dei nuclei familiari, tra i quali è peraltro in aumento il numero di quelli composti da una sola persona anziana. Mutamenti demografici e sociali di grande rilievo cui si aggiung “L’incidenza delle spese mediche – commenta Tina Felicani – e non solo per i costi di prestazioni private; pensiamo a quanto pesa sui bilanci familiari dover ricorrere, in caso di persone non autosufficienti, ad una badante. La diffusione del fenomeno del “badantato”, dimostra come vi siano ancora smagliature nella rete dei servizi pubblici: più costosi o comunque non rispondenti alle necessità di cura degli anziani. Si ricorre al lavoro di donne in gran parte straniere, non sempre professionalizzate, perché offrono comunque un servizio molto flessibile che, a costi accettabili, consente di mantenere l’anziano all’interno dell’ambiente familiare”.


Occorrono dunque politiche, strutture e servizi in grado di far fronte ad uno scenario che va rapidamente cambiando. Di questo, partendo dai risultati

dell’indagine si discuterà domani 17 maggio (ore 9.30) al Teatro Asioli di Correggio (RE) nel corso della tavola rotonda su: “Anziani e famiglie: relazioni e reti di supporto ” promossa da CNA Pensionati Interverranno: Francesco Maietta, responsabile politiche sociali del Censis; Alfredo Bertelli, sottosegretario alla Presidenza della Giunta della Regione Emilia-Romagna; Quinto Galassi e Ivan Malavasi, presidente regionale e nazionale CNA.


e la presenza di un altro soggetto sociale “fragile” rappresentato dalle persone disabili che nel 2001 in Emilia Romagna (fonte: Ministero del welfare) erano 4.037.095. Le problematiche legate all’anzianità si connettono spesso con disabilità e handicap, sommando, per queste due fasce di popolazione, le difficoltà d’integrazione e i rischi di esclusione sociale.


La difficile sostenibilità economica del sistema sanitario e socio-assistenziale sposta sempre più a carico degli utenti responsabilità ed oneri di spesa; il peso dell’assistenza di lunga durata grava prevalentemente sulle famiglie, le quali per contro, a causa delle trasformazioni intervenute nella propria struttura, hanno sempre più difficoltà a garantire livelli di cura e di assistenza adeguati. Ecco dunque che si pone la necessità di un’efficace integrazione pubblico privato, che si proponga il contenimento della spesa offrendo interventi e servizi adeguati alla domanda di un’utenza che si va costantemente ampliando. La CNA ritiene che si possa e si debba realizzare un sistema di interventi e servizi che sappia coniugare l’efficacia in termini di garanzie e di risposte ai bisogni espressi con l’efficienza e l’economicità di servizi, anche attraverso un rapporto continuativo con le imprese private. Una siffatta impostazione non può che finalizzare al meglio anche la spesa regionale per il welfare che nel 2002 in Emilia Romagna è stata circa il 60% dell’intero bilancio regionale .

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Un giusto mix tra pubblico e privato; per definirne i contenuti la CNA dell’Emilia Romagna ha organizzato per mercoledì 12 maggio a Bologna nell’ambito di Exposanità (ore 10.30 – sala Allemanda – Pad. 33) il convegno: “Anziani e disabili: sussidiarietà e collaborazione tra pubblico e privato”. Alla Regione e agli altri interlocutori istituzionali, la CNA chiede di valutare l’adeguatezza delle prestazioni che un privato può offrire in termini di efficienza ed efficacia, ripspetto al pubblico nella fornitura di un servizio e di un prodotto, il cui controllo rimane ovviamente di competenza pubblica. Questa impostazione può determinare un ruolo dell’ente pubblico, spostato sempre più nell’ambito dell’indirizzo, della regolazione e del controllo e sempre meno nella gestione diretta. Non a caso, con questa filosofia si sono realizzati in Emilia Romagna casi di collaborazione importante tra imprese, enti locali e Ausl: dalla messa a punto di una pista per la guida dei disabili a Reggio Emilia, al trasporto attrezzato per handicap predisposto da cooperative ed aziende di trasporti a Bologna e Reggio Emilia, al laboratorio di domotica per anziani e disabili, predisposto dal Democenter di Modena. Questi, tuttavia, non devono rappresentare fatti episodici, ma l’inizio di una reale sussidiarietà tra l’ente pubblico e le imprese. Non va dimenticato che in Emilia Romagna esiste un’imprenditoria impegnata nel sociale, con oltre 400.000 aziende artigiane e piccole imprese, una ogni dieci abitanti. Di queste, la CNA ne rappresenta oltre 800 che operano nel campo dell'odontoiatria, odontotecnica, ottica, audioprotesi, medicina fisica e riabilitativa, ortopedia, produzione di ausili, di strutture e arredi per il superamento delle barriere, assistenza domiciliare con un ampio panorama di operatori professionali che svolgono l'attività in modo autonomo sia verso l'utenza privata, che in convenzione con il servizio sanitario regionale.

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