In regione 400 nuovi casi di Aids all'anno, cala la percezione del rischio

In regione 400 nuovi casi di Aids all'anno, cala la percezione del rischio

In regione 400 nuovi casi di Aids all'anno, cala la percezione del rischio

BOLOGNA - C'e' chi pensa che dall'Aids si possa guarire, chi confonde tra malati e sieropositivi, chi ammette di usare poco il preservativo e, soprattutto, di non sentirsi a rischio contagio. Cosi' alcuni studenti bolognesi hanno risposto alle domande sull'Hiv poste dai redattori di Bandieragialla, impegnati in un'inchiesta su Aids e disinformazione. Il portale di riferimento del mondo del terzo settore fa il punto sulle campagne informative, sul comportamento dei media e soprattutto sulla percezione del rischio attorno all'Aids.

 

Il tema oggi sembra essere meno pericoloso del passato: le terapie funzionano, e chi ha gia' il virus puo' non ammalarsi. Ma a fronte di questo calo del risalto mass mediatico, si assiste anche a un calo della percezione del rischio.Eppure le nuove infezioni da Hiv sono in aumento costante, circa 400 casi all'anno solo in Emilia-Romagna. I nuovi casi sono al 90% derivati da rapporti sessuali, il 53% eterosessuali, il 28% omosessuali e bisessuali. Cio' significa che non si puo' piu' parlare di categorie a rischio, ma solo di comportamenti a rischio: dunque anche l'informazione deve riguardare tutti.

 

Invece l'informazione latita. Anche le campagne informative si limitano a tre giorni, normalmente intorno all'1 dicembre (Giornata mondiale contro l'Aids), in cui viene prodotto qualche slogan. Servirebbero invece interventi strutturati e diversificate per target.

 

"Se ad esempio si vuole fare una prevenzione rivolta alle donne, che rappresentano oggi la parte

di popolazione piu' colpita dall'Hiv- dice Diego Scudiero, presidente Lila Bologna- non si puo' utilizzare il messaggio 'usa il preservativo', perche' difficilmente una donna vi si riconoscera'; bisognera' invece fare delle campagne sull'uso del Femidom (preservativo femminile), o che quantomeno possano affiancare all'imperativo 'usa' quello 'fai usare'". Ma nessuna campagna puo' essere efficace se non si parla in modo esplicito di comportamenti sessuali. In Italia l'argomento e' invece ancora un tabu'.

 

"Manca il coraggio di fare un intervento di prevenzione serio, secco, che dica in modo chiaro le poche semplici regole di prevenzione da seguire- conclude Scudiero- noi della Lila l'abbiamo fatto: assieme ad altre associazioni, l'Arcigay e il Mit (Movimento Identita' Transessuale) abbiamo distribuito del materiale che diceva in maniera secca: 'Preservativo nei rapporti penetrativi, niente sperma in bocca. Queste sono le regole'". (Dire)

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