Indagine Mediobanca/Unioncamere: l'economia del Nordest tiene

Indagine Mediobanca/Unioncamere: l'economia del Nordest tiene

FORLI’ - Le medie imprese Industriali del Nord-Est al centro dell’attenzione martedì 30 gennaio 2007, alla Camera di Commercio di Forlì-Cesena. L’iniziativa, unica per tutto il Nord-Est, ha visto la presentazione dei risultati dell’indagine curata dall’Ufficio Studi di Mediobanca e dal Centro Studi di Unioncamere Italiana. Partendo dai bilanci delle imprese, aventi sede nel Nord Est, che hanno forma giuridica di società di capitali, per il periodo 1996-2003, la ricerca comprende l’elaborazione di aggregati economico-finanziari ricavati dai dati di bilancio, indicazioni di natura gestionale desunte da interviste agli imprenditori, commenti sulle tendenze emergenti e approfondimenti.


I dati del 2003 mostrano che le medie imprese del Nord Est hanno assorbito senza traumi il rallentamento congiunturale conservando una grande solidità finanziaria. Dal 2004 vi è stata una discreta ripresa specie nelle vendite all’estero, confermata nella proiezione dei primi mesi del 2006

- copertura: l’indagine non è campionaria, ma copre l’intero universo delle medie imprese manifatturiere del Nord Est 50-499 addetti, 13-290 mln€ di fatturato (1.445 nel 2003); le medie imprese dell’area Nord Orientale assicurano il 18% del valore aggiunto dell’industria manifatturiera italiana, percentuale che sale al 28% considerando l’indotto;

- tendenze dell’universo: l’esercizio 2003 (anno di crescita zero per l’Italia) è stato il meno brillante degli ultimi 8 anni: l’utile corrente dell’aggregato prima delle imposte si è attestato al 3,4% del fatturato (contro il massimo del 5,1% nel 1999, massimo storico) e l’utile netto all’1,2% (contro il 2,5%); un quarto delle società ha chiuso il bilancio in perdita anche nel Nord Est; le medie imprese mantengono peraltro una struttura finanziaria molto solida (con gli attivi immobilizzati finanziati totalmente dai mezzi propri), mentre le proiezioni per il 2004 e il 2005 segnalano un consistente miglioramento dei risultati; nei primi mesi del 2006 si nota infine un andamento molto soddisfacente delle vendite all’estero;

- crescita recente: nell’ultimo anno censito (2003) la crescita netta assoluta è stata la più bassa del periodo: 11 sono divenute grandi mentre 2, da piccole, hanno varcato la soglia della media impresa (l’anno più dinamico era stato il 2000 con più di 150 piccole imprese entrate nella media dimensione); si confermano le modalità dello sviluppo di queste aziende, basato sull’espansione commerciale (aumenti di fatturato) piuttosto che su operazioni aziendali di concentrazione e fusione. Tra il 1996 e il 2003 le medie imprese del Nord Est hanno incrementato il valore aggiunto del 36,3% (il corrispondente dato nazionale era del 33,3%) contro il +11,9% delle grandi imprese manifatturiere e il +12,4% dell’intera industria italiana;

- redditività: il rendimento del capitale (roi) nel 2003 è stato pari per le medie imprese del Nord Est al 9,2% in linea con la media nazionale e con le grandi della stessa area ma superiore a quello dei grossi gruppi italiani (6,5%); il vantaggio rispetto a questi ultimi deriva da più elevati margini sulle vendite (margine operativo pari al 20% del valore aggiunto contro l’11,9% delle grandi imprese); risulta superiore anche il rendimento dei mezzi propri (roe), 4,8% contro l’indice negativo del 7,8% delle grandi nazionali; le grandi dell’area Nord Est, rappresentando un’evoluzione recente della media impresa, invece, ne replicano i risultati e, nel caso del roe, li migliorano (8,6%); la maggiore competitività della media impresa resta sostenuta dal controllo del mercato; la tassazione delle medie imprese continua ad essere punitiva anche nell’area Nord Est, con un’aliquota media nel 2003 pari al 47% contro il 38% delle grandi imprese italiane e il 32% delle multinazionali europee;

- imprese distrettuali: la maggiore profittabilità per le medie imprese ubicate nei distretti è progressivamente venuta meno in parte per il fenomeno congiunturale (che ha toccato in particolare i beni per la persona e la casa) e in parte per l’evoluzione in filiere più internazionalizzate; queste società confermano tuttavia una maggiore propensione all’internazionalizzazione;

- solidità della struttura finanziaria: la patrimonializzazione resta solida, con un capitale netto tangibile pari al 43% del capitale investito, livello superiore a quello medio delle multinazionali europee manifatturiere (40,1%). La valutazione della solidità finanziaria secondo il modello di scoring R&S-Unioncamere, è pure favorevole, con quasi 7 decimi delle imprese del Nord Est ricadenti nelle classi cosiddette “investment grade”;

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- dinamica congiunturale recente: nell’ultimo periodo si può valutare che l’attività delle medie imprese, precedentemente sostenuta da un sacrificio dei margini, sia ripresa in linea con quanto accaduto alle società di grandi dimensioni; nei primi mesi del 2006 le attese puntano su una prosecuzione dello sviluppo che dovrebbe beneficiare sia della buona congiuntura mondiale (e in parte nazionale) che dell’andamento del cambio nella prima metà del 2006, sia infine degli effetti della progressiva internazionalizzazione della struttura produttiva e commerciale.

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