Isole artificiali nel futuro di Riccione

Isole artificiali nel futuro di Riccione

Problemi di spazio? Ecco le isole artificiali. La proposta per rendere il futuro di Riccione sostenibile è, secondo studi recentissimi delle Università di Ferrara, New York e Delft, un gruppo di isole artificiali, capaci anche di costituire una protezione contro le mareggiate. Riccione, meta balneare fra le più richieste dai turisti italiani e stranieri si confronta ormai da anni simultaneamente con problemi relativi alla pressione turistica ed alla erosione costiera.


Attraverso isole pedonali, parcheggi sotterranei, zone residenziali in collina l’amministrazione comunale sta rivalutando razionalmente l’urbanizzazione della città, mentre con importanti ripascimenti costieri con sabbia marina ha cercato, nel 2002, e cercherà, nel 2007, di far fronte all’emergenza erosione.


Le Facoltà di Architettura delle Università di Ferrara, Syracuse (NY, Usa) e Delft (NL) hanno invece proposto una soluzione innovativa, partendo dalla considerazione dell’estrema densità della costa e della mancanza di spazio per la crescita qualitativa e diversificata della città e dalla volontà di considerare la città, meta turistica e città residenziale, nella sua globalità. Soluzioni del genere sono state già state progettate per realizzare Surfer Paradise a Norrowneck, La Grande Motte in Francia, Java ad Amsterdam, Isola del giorno dopo a Tel Aviv, Waterfront a Genova, e testimoniano la volontà e la necessità di molte città costiere di crescere in armonia con il mare.


“Consapevoli di essere di fronte a un paesaggio artificiale, risultato di trasformazioni del territorio che hanno sottratto parti di mare per renderle aree urbanizzate e davanti a scarichi, barriere soffolte, geotubi, scogliere di massi, tetrapodi, porti, gasdotti, piattaforme d’estrazione ci si è resi conto che ricercare il naturale, o meglio ritornare al naturale è impossibile” afferma il Prof. Emanueli, responsabile del progetto “è invece plausibile immaginare e progettare ambienti iper-naturali, vale a dire ambienti che pur essendo artificiali si avvicinano al naturale attraverso l’ideazione di nuove porzioni di territorio. Un’isola, quindi, o addirittura un arcipelago di piccole isole realizzate con l’utilizzo si sabbie marine e di altri materiali naturali, oltre la fascia attiva per evitare il velocizzarsi delle correnti tangenziali alla costa”.


L’isola, secondo gli studiosi, può rivestire il duplice ruolo di una protezione contro le mareggiate e di nuovo spazio di sviluppo per la città da destinare a un porto semigalleggiante, un parco ecologico, un’area da dedicare alla moda e all’industria, o addirittura un centro per la pace riservato a studenti di teologia. Le nove proposte avanzate sono da ritenersi l’inizio di un processo per ripensare lo sviluppo armonico delle nostre città costiere verso il mare e non la conclusione di progetto didattico multiculturale. Sono un brainstorming per accumulare idee che certamente necessitano di una elaborazione e di un approfondimento ulteriori attraverso il confronto multidisciplinare.



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