Italia senza opportunità: e la Romagna?

Italia senza opportunità: e la Romagna?

Italia senza opportunità: e la Romagna?

Lasciare l'Italia per avere migliori prospettive? Il dibattito sui giovani innescato dal direttore dell'università privata 'Luiss' di Roma Pierluigi Celli si allarga anche alla Romagna con interventi di personaggi sentiti da RomagnaOggi.it. A parlare oggi è Marino Bartoletti, giornalista forlivese di fama che non vede una situazione grigia per i giovani: "Oggi ci sono tante opportunità, che non c'erano ai miei tempi: fate esperienze".

 

> LASCIARE L'ITALIA PER LAVORO? IL SONDAGGIO

 

Bartoletti, inoltre, dà il consiglio ai giovani romagnoli di "fare esperienze fuori", ma un certo punto anche di "riversarle sulla propria terra. Al dibattito aperto da RomagnaOggi.it è intervenuto anche il professore di sociologia Paolo Zurla (alla sede di Forlì dell'università) tiene i piedi per terra: "Consigliare di espatriare è elitario, non tutti possono permetterselo". L'invito di Zurla è quindi rimanere in Italia e combattere per un futuro migliore qui.

 

Diversa è, invece, la posizione di Sauro Moretti, da anni in mezzo alle attività giovanili e i locali della notte. Moretti è sulla linea di Celli: "Espatriare? Lo sto ripetendo a mio figlio, che ha appena nove anni. Se lo potessi lo farei pure io, ci sono molte più opportunità". Per Moretti è il sistema di potere italiano il motivo della paralisi.

 

Ricordiamo il messaggio inviato ad un figlio in una lettera aperta a "Repubblica" che nei giorni scorsi ha fatto molto discutere. A scriverla è Pier Luigi Celli, ex direttore generale della Rai e attuale direttore della Luiss (l'Università di Confindustria). Il suo appello può essere generalizzato a tutto il paese o qui, in Romagna, la situazione va vista in modo diverso? RomagnaOggi.it lo ha chiesto ad una serie di personalità del nostro territorio e ai suoi lettori.

 

Ha parlato anche il sindacalista  Luigi Foschi, segretario generale della Uil a Forlì, secondo cui il problema, anche a Forlì, è tutto legato alla questione alla mancata applicazione del principio della meritocrazia. Da qui nasce l'appello che il numero uno della Uil vuole lanciare agli enti locali: "rinnoviamo chi ci dirige seguendo criteri di merito".

 

"Ci troviamo spesso davanti a dirigenti che non sono stati scelti per la propria competenza e professionalità - specifica Foschi- e all'estero c'è un diverso sistema, soprattutto per chi fa ricerca".

 

Anche la voce dei giovani è piuttosto critica, almeno a sentire Riad Guesmi, presidente dell'associazione universitaria Koinè. A Forlì, spiega, "si è cercato di fare un lavoro per mettere in relazione l'univeristà e il mondo del lavoro ma non è stato completato e portato avanti fino in fondo". Secondo Riad, che dalla Sicilia ha scelto di trasferirsi in Romagna, nel caso di Forlì "si tratta di una città che tende ad essere universitaria ma ancora non lo è".

 

Nei prossimi giorni altre testimonianze verranno raccolte sul territorio. Nel frattempo inviate le vostre opinioni a redazione@romagnaoggi.it. Vale la pena provare a lavorare all'estero? E se sì, dove andresti?

Commenti (12)

  • Avatar anonimo di Elena Zaccheroni
    Elena Zaccheroni

    Penso che trovare un lavoro soddisfacente e gratificante in Italia sia possibile. Chiaramente occorre che il neodiplomato o il neolaureato sia disposto a mettersi in gioco. Credo che con una ricerca mirata sia possibile per tanti anche trovare occupazioni interessanti in Romagna. Quanto al discorso che sento fare della penalizzazione dei Romagnoli a non avere un proprio Ateneo, non lo condivido. L'Università di Bologna, rappresentata in Romagna dai Poli universitari, mette a disposizione degli studenti e dei neolaureati tutta una serie di servizi sia all'interno delle facoltà sia presso i Poli stessi, volti proprio all'orientamento in uscita e ad un primo inserimento nel mondo del lavoro. Forse talvolta è un'efficace comunicazione che manca perché strumenti e servizi a disposizione dei nostri giovani ce ne sono anche nelle nostre realtà locali.

  • Avatar anonimo di mm77
    mm77

    @Davide3: certo i giovani se ne vanno dalla Romagna ANCHE (ma non solo, sarebbe troppo riduttivo limitarsi a questo motivo) perchè in Romagna manca una propria università, mentre non si capisce perchè in Emilia ce ne debbano essere ben 4. Il fatto già che molti romagnoli debbano fare i pendolari a Bologna per lavorare dimostra quanto depresso sia il nostro territorio, in quanto non vi si è investito adeguatamente. Poi è chiaro che non è tutta qui la spiegazione, e condivido con Marco il fatto che ci accomuna con il resto dell'Italia, e cioè che l'Università tenda a formare dei disoccupati, badando più a fare cassa grazie alle tasse universitarie, piuttosto che laureare professionisti capaci a soddisfare le aspettative delle imprese, e nel numero adeguato per il mercato del lavoro nei vari settori d'impiego.

  • Avatar anonimo di Gatti
    Gatti

    Condivido pienamente il contenuto di quella lettera, lo faccio mio in ogni sua parola, me ne infischio della mano che l'ha scritta, potrebbe pure essere il primo dei corrotti e dei corruttori, quello che mi interessa è il contenuto. Questo paese non ha bisogno secondo me di speranze o di appigli per tentare inutilmente di raddrizzare una situazione oramai disastrata: questo paese ha bisogno di critiche spietate e del colpo di grazia che faccia toccare a tutti noi il fondo, che ci faccia sentire l'acre odore del fallimento in cui siamo arrivati e per colpa di chi ci ha preceduto e per colpa anche delle nostre ultime generazioni. Questo paese se vuole tentare di risalire deve definitivamente crollare, azzerarsi in ogni suo settore sociale e politico, ripartire da "0" scrollandosi di dosso vecchi tumori, vecchie sanguisughe e vecchie cariatidi che per decenni, di padre in figlio si sono succeduti ammalando il tessuto creativo e innovativo in ogni strato. Ma deve fare soprattutto una cosa: una sbornia di umiltà, smettere di raccontarsi che è il Paese più bello del mondo perchè da troppi anni non lo è più.

  • Avatar anonimo di Luca
    Luca

    Allora il punto è: come dobbiamo fare a tenere testa agli indiani? Chi non se ne vuole andare cosa pensa di restare a fare in Romagna? E chi vuole andare via dove pensa di andare senza sapere uno straccio di lingua?

  • Avatar anonimo di umbertone
    umbertone

    Già fatto...io vi leggo da Londra...ma forse il messaggio che sfugge a qualcuno è questo: credete che all'estero regalino posti di lavoro? Qualcuno sa della concorrenza spietata che c'è in ogni angolo d'Europa? (Per fare un esempio): credete che il pezzo di carta dell'Università di Bologna valga qualcosa a confronto della solida istruzione linguistica ed informatica di un ragazzo indiano diplomato? Godetevi il mare, finchè potete!

  • Avatar anonimo di Marco
    Marco

    Il problema è che l'università forma dei disoccupati. Perchè quando escono dall'ateneo non sanno fare nulla di ciò di cui hanno bisogno le imprese. Di questo bisognerebbe parlare e di come si cerca di risolvere questo problema perchè è drammatico in quanto vanifica anni di studi per tanti ragazzi che si trovano in un mondo che non è quello che gli hanno raccontato all'università.

  • Avatar anonimo di Davide3
    Davide3

    @mm77: eh si, i giovani se ne vanno dalla Romagna perchè ha una università "non solo sua". Eh si mm77, è proprio questo il problema avvertito dai giovani!! e basta, ti si è incantato il disco!

  • Avatar anonimo di Oriano
    Oriano

    condivido in toto le considerazioni di Foschi, intanto cominci a dare il buon esempio e si faccia da parte

  • Avatar anonimo di ATTILA
    ATTILA

    ..Ma Luigi Foschi parla per se stesso ? proprio lui parla di meritrocazia..se la gente conoscesse la sua storia e la sua professionalità nonchè i suoi " TITULI" capirebbe. I sindacati(anche così mal rappresentati) onestamente non contano più nulla. Bisognerebbe che Foschi iniziasse a lavorare, anzichè campare sulle spalle di poveri lavoratori e pensionati.

  • Avatar anonimo di mm77
    mm77

    Purtroppo in Romagna (bacino di 1.200.000 abitanti circa) non abbiamo una nostra università ma dobbiamo accontentarci delle succursali di Bologna. Questo a proprio uso e consumo di Bologna in quanto non ha alcun interesse a portare sviluppo a questo territorio a preferisce goderne i frutti investendo a Bologna. Finchè non capiremo questo saremo costretti a restare un mezzogiorno padano, è inevitabile quindi che molti siano costretti a emigrare, se non si investe qui si finisce per forza ad andare altrove.

  • Avatar anonimo di Luca
    Luca

    Allora tutte le storie che ci raccontano sull'importanza di avere l'università e sul rapporto con le aziende e l'inserimento nel mondo del lavoro, non hanno senso. Allora non è vero che siamo tra le regioni più avanzate d'Europa se chi ha un master ha bisogno di andarsene per trovare lavoro.. e poi ci rendiamo conto dell'impatto sociale che ha il fatto di lasciare 'scappare' fuori da qui tanti giovani?

  • Avatar anonimo di spadinonet
    spadinonet

    Beh, tutto dipende dal livello di professionalità che uno possiede. Chiaro che un ricercatore, un manager o chi ha un masters in marketing multilivello deve per forza emigrare verso le grandi capitali italiane ed europee... Ma un perito meccanico o un impiegato difficilmente si occupa altrove con la stessa "facilità" con cui lo fa in Romagna.

Notizie di oggi

I più letti della settimana

    -
    -