L’Emilia-Romagna, 150 anni fa e oggi: com'è cambiata la vita

L’Emilia-Romagna, 150 anni fa e oggi: com'è cambiata la vita

L’Emilia-Romagna, 150 anni fa e oggi: com'è cambiata la vita

Com'è cambiata la vita in Emilia Romagna. Nell'arco di 150 anni la speranza di vita alla nascita è quasi triplicata. Se un bimbo venuto alla luce nel 1861, in quell'area del Paese corrispondente all'attuale Emilia-Romagna, aveva un'aspettativa di vita di circa 29,7 anni (per le femmine era di poco superiore, 30 anni), a distanza di più d'un secolo si è passati a 77 anni e mezzo per i maschi e oltre 83 per le femmine. Praticamente raddoppiata la popolazione.

 

Dai due milioni di allora agli oltre quattro attuali. Ancora: nel periodo 1861-1863, nel primo anno di vita moriva un bambino su quattro (251 su mille). Un numero che si è quasi dimezzato agli inizi del Novecento (145 negli anni 1910-1912), per ridursi ancora di più a metà anni Cinquanta (46 morti su 1000 nati vivi tra il 1950 e il 1952), negli anni Sessanta (29 decessi nel periodo 1959-61), e scendere infine a 3 su mille nel 2001.

 

Sono alcuni dei dati elaborati dal Servizio Controllo strategico e statistica della Regione a partire dai censimenti Istat (dal 1861 al 2001) della popolazione e da indagini Svimez. Un'analisi che ha sintetizzato, effettuando un lavoro di omogeneizzazione delle fonti, l'andamento storico di alcuni fenomeni rilevanti per la lettura del territorio.

 

Se allora si moriva di più in tenera età, nascevano anche più bambini: in Emilia-Romagna il numero medio di figli per donna nel 1861 era di 5,46. A partire dagli anni Cinquanta del Novecento, un brusco decremento: i 5,16 del 1911 sono diventati 1,69 nel 1951, fino agli 1,19 nel 2001. Nel tempo non solo l'alta mortalità infantile è praticamente scomparsa, ma anche un fenomeno ampiamente diffuso qual era l'analfabetismo. Se 150 anni fa, su 100 residenti di 6 anni e più, 77, 4 risultavano analfabeti, nel 1911 lo erano 32,7. Un dato ulteriormente ridotto nel 1951 (8,1), che si è assottigliato ancora di più nel 1981 (1,5) per azzerarsi praticamente (0,7) nel 2001.

 

Zone un tempo abitate sono state progressivamente abbandonate: se nel 1861 i residenti in montagna erano il 12,8%, a inizio 2000 risultavano il 4,7%. Negli anni è cresciuta la percentuale di chi è andato a vivere nei capoluoghi di provincia: dai 24,6% ai tempi dell'Unità d'Italia ai 36,4% attuali.

 

Un altro capitolo interessante, il lavoro: i dati "raccontano" la storia di un territorio la cui vocazione nel 1861 era esclusivamente agricola. Ben il 67,8% degli occupati lavorava in questo settore, e solo il 18,8% nell'industria (il 13,4% in altre attività). Una situazione che si è ribaltata a più di un secolo di distanza, con il 6% degli occupati in agricoltura, il 37,7% nell'industria e il 56,4% in altre attività. Anche il profilo del territorio è cambiato: i territori "artificializzati" sono passati dall'1% del 1851 al 4,8% del 1976 per raggiungere quota 9,3% nel 2008. Si è ridotta la superficie boschiva e gli ambienti seminaturali (dal 46,8% del 1851 al 28,4% del 2008), e così le zone umide (dal 5,9% all'1,2%).

 

L'Emilia-Romagna, per collocazione naturale "nodo nevralgico" della mobilità e dei traffici a livello nazionale, si è via via dotata di infrastrutture: la rete ferroviaria è passata dai 13,8 chilometri ogni 100 chilometri quadrati di superficie (1861) agli attuali 47,5 chilometri per ogni 100 chilometri quadrati. I circa 14.400 chilometri di strade comunali del 1910 sono diventati oltre 41.000 nel 2009, quelle provinciali sono passate da 3283 chilometri a 9000 circa, e si è aggiunta una voce che ai primi del Novecento non esisteva: quella relativa ad "autostrade" (606 chilometri nel 2009).

Commenti (3)

  • Avatar anonimo di perplesso
    perplesso

    @mm77 grandissimo! il territorio e Romagnolo e dovrebbe comprendere almeno Imola e anche parte delle Marche

  • Avatar anonimo di Alighiero
    Alighiero

    E bravo mm77! Proprio quella è la Storia.

  • Avatar anonimo di mm77
    mm77

    Innanzitutto quella che è una forzatura amministrativa quale l'Emilia-Romagna è nata di fatto nel 1970. 109 anni prima, all'Unità d'Italia, non esisteva né Emilia-Romagna, né Emilia, ma solo la Romagna. Sarebbe pertanto corretto affermare che l'Emilia è nata in maniera fittizia proprio in quel contesto al fine di sottomettere la Romagna stessa. Fu così che durante il Regno d'Italia scomparve il nome della Romagna e rimase solo quello dell'Emilia. Fu solo durante la Costituente Repubblicana che si riparò a qeusta anomalia e si reintrodusse il nome "Romagna" legato a quello dell'Emilia con un trattino illegittimo poichè il vero nome transitorio doveva essere "Emilia e Romagna" al pari dell' "Abruzzi e Molise", per poi procedere all'autonomia dei due territori distinti, quindi 2 regioni, Regione Emilia e Regione Romagna. Questa è la Storia.

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