L'addio di Carlton Myers al basket: in 1500 a salutare l'uomo dei record

L'addio di Carlton Myers al basket: in 1500 a salutare l'uomo dei record

L'addio di Carlton Myers al basket: in 1500 a salutare l'uomo dei record

Il saluto al basket professionistico di Carlton Myers poteva solo trasformarsi in una grande festa. L'auditorium della comunità di San Patrignano ha infatti accolto più di 300 persone che Carlton ha voluto al suo fianco per questo importante momento della sua vita. Non appena salito sul palco il primo ringraziamento di Carlton, che detiene il record di 87 punti segnati in un'unica partita, è andato a San Patrignano e ai suoi 1500 accorsi nell'auditorium della comunità per applaudirlo

 

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«Sin dalla prima volta che sono salito a Sanpa ho trovato gente che pur non conoscendomi mi salutava e ciò mi rendeva felice. Un piccolo gesto che mi ha fatto riflettere, un gesto che significa rispetto, educazione e interesse per il prossimo. Il bello di Sanpa è che questi ragazzi hanno oggi scelto di dare attenzione alle piccole cose. E chi conosce la mia fede nel Signore sa bene quanto sia importante per me il comandamento "ama il prossimo tuo come te stesso"». A ringraziare Carlton delle su belle parole ci ha pensato, allora, Andrea Muccioli, responsabile della comunità: «Da riminese sono molto contento che questo momento così importante per Carlton sia avvenuto qua. Mi auguro che si tratti solo di un passaggio da una vita entusiasmante a un altro altrettanto felice, sempre circondato dai suoi amici».

 

In platea, oltre al presidente della Federazione italiana pallacanestro, Dino Meneghin, della Serie A, Valentino Renzi, e della Lega2, Marco Bonamico, anche tanti amici di Carlton a cui lui, dopo una preghiera, ha dedicato un pensiero particolare: «Ho invitato qua molti di coloro che per me sono stati un punto di riferimento. Ognuno di loro mi ha dato qualcosa. Sono cresciuto grazie alle loro esortazioni, critiche, aiuti e tirate d'orecchie».

 

E' così intervistati dal giornalista della Gazzetta Andrea Tosi, che negli anni ha seguito da vicino la carriera del campione fino ad essere definito il suo "biografo", si sono succedute sul palco sei persone fondamentali per Carlton.

 

Primo fra tutti Stefano Sammarini, titolare della Essedue Promotion che ha curato l'immagine di Carlton: «Lo conobbi per caso in un cenone dell'ultimo dell'anno e vidi da subito in lui una grande capacità di comunicare e saper trasmettere emozioni. Non fu facile farglielo capire, ma poi diventò uno degli sportivi più popolari nella nostra nazione».

A ringraziare il campione per quanto regalato allo sport italiano è stato il presidente del Coni Giovanni Petrucci: «Fui io a sceglierlo come portabandiera per le Olimpiadi di Sidney 2000 nonostante forse non fosse il principale atleta italiano di quella spedizione. Mi attirati qualche critica, ma avevo visto in lui un grande carisma, cosa che riconobbero anche quei tanti atleti che alle Olimpiadi gli chiedevano gli autografi. Infatti si è rivelato un campione dentro e fuori dal campo. Nello sport c'è chi ha mente e chi ha mentalità. Lui era ed è mente e per me è ancora oggi un mistero perché non sia andato in Nba».

 

Poi è stato il momento di Boscia Tanjevic, allenatore con cui Myers ha conquistato l'Europeo di Parigi 1999: «Carlton era lo chef della mia squadra. All'inizio lo consideravo un giocatore grezzo. Ero quasi tentato di tenerlo fuori squadra, ma era già troppo famoso, faceva già le pubblicità. Poi è diventato un grande giocatore, forte tanto in attacco quanto in difesa. Fra noi c'è stata un'amicizia sincera, tanto che mi sono persino permesso di intromettersi nella sua vita privata. Ora, dopo aver avuto due figli maschi, auguro a lui e a sua moglie di avere due bambine. Permettetemi di salutare anche i ragazzi di Sanpa ricordandogli che la vita è bella».

 

Dopo Bosha è stato il momento di Valerio Bianchini che lo allenò prima a Pesaro e poi a Bologna sponda Fortitudo: «Carlton più che un giocatore è stata una emozione, un regalo allo sport italiano. Quando lo conobbi era molto giovane ma già dimostrava una grande determinazione. Cercai di non danneggiarlo, di fargli trovare e seguire la sua strada. Doveva però diventare un giocatore di squadra. Quando lo capì, iniziò ad alzare il livello stesso dei suoi compagni. Quando alzò la sua prima Coppa Italia con la Fortitudo mi sembrò di vedere che finalmente aveva preso coscienza di essere un campione. Poi è venuta la fase della sua maturità, con la conversione religiosa».

 

Come compagno di squadra è poi arrivato David Rivers: «Dal primo giorno fra noi ci fu grande sintonia. Non c'era bisogno di troppe parole per capirci. E' stato uno dei più grandi giocatori che abbia conosciuto, meglio dello stesso Dominique Wilkins. Apprezzavo la determinazione che metteva in campo perché era la stessa che ci mettevo io. In lui ho visto sempre tanta forza e fatica nel fare le cose. Per questo ho grande rispetto per lui e per la sua carriera».

 

In chiusura l'avversario di sempre di Carlton Myers, quel Sasha Danilovic dalle infinite sfide: «Voglio solo dire grazie a Carlton. Sono molto emozionato per questo suo saluto e sono davvero felice per lui. Gli auguro ora almeno 50, 60 anni per compiere al meglio il suo nuovo lavoro».

 

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Un saluto che è stato anche l'occasione per Myers e il suo socio Paolo Ronchi per presentare l'agenzia B-side, la nuova avventura in cui si è tuffato Carlton: «Lavoreremo per affiancare i giovani talenti del basket italiano. Non vogliamo stargli dietro perché non ci vedrebbero come punti di riferimenti, né davanti perché ne rallenteremmo la crescita, ma di fianco per supportarli e aiutarli. Dal 1 al 10 luglio saremo a San Patrignano per un camp in cui i nostri ragazzi si alleneranno e lavoreranno per migliorare».


Commenti (2)

  • Avatar anonimo di Marc
    Marc

    Già .... quella favolosa squadra del basket Rimini che aveva in Carlton la stella più luminosa ma anche dotata di tantissimi altri talenti che fecero man bassa di titoli a livello giovanile.... Sembra ieri..

  • Avatar anonimo di RZ
    RZ

    La prima volta che vidi Carlton Myers giocare me ne innamorai subito. Erano i campionati nazionali Juniores al Palafiera di Forlì, io ero un bambino e stavo a bordo campo con lo straccio per asciugare il parquet, e lui era giovanissimo, ma era già la stella più attesa della manifestazione. Fortissimo, esplosivo, devastante, temuto da tutti. Un pò arrogante forse, ma in fondo aveva appena 18 anni. Una volta, finita una partita, ricordo che uscì dagli spogliatoi appositamente per venire a salutarci e stringerci la mano. Mi sembra ieri, e invece è passata una vita, e Carlton Myers chiude oggi una bellissima ma ingenerosa carriera. Avrebbe veramente meritato la NBA, e sono sicuro che sarebbe stato una stella anche lì. Grazie di tutto, e ovviamente un augurio per una nuova carriera e una nuova vita ricca di successi, anche fuori dal parquet.

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