L'Emilia-Romagna chiede 70 milioni allo Stato per gli ammortizzatori sociali

L'Emilia-Romagna chiede 70 milioni allo Stato per gli ammortizzatori sociali

L'Emilia-Romagna chiede 70 milioni allo Stato per gli ammortizzatori sociali

BOLOGNA - L'Emilia-Romagna chiede con urgenza al Governo il rinnovo dell'Accordo Stato-Regioni sugli ammortizzatori sociali ed anche la conferma di ulteriori 70 milioni di euro per il lavoro. «Ci attendiamo una reale collaborazione del Governo affinché questo accordo sia il più ampio possibile e sia affiancato da risorse per sostenere l'imprese e con esse il rilancio dell'economia».

 

Lo ha evidenziato il presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani al termine dei lavori del ‘Tavolo istituzionale del Patto per attraversare la crisi' di cui fanno parte la Regione Emilia-Romagna, l'Upi, l'Anci e la Lega Autonomie regionali, l'Unioncamere, le associazioni imprenditoriali, le organizzazioni sindacali regionali, l'Abi e i rappresentanti del terzo settore.  L'incontro, il secondo del 2010 dopo quello del luglio scorso, è terminato con l'approvazione unanime di un documento in cui viene proprio sottolineata l'urgenza di rinnovare due accordi.

 

Uno è l'accordo tra Stato e Regioni per gli interventi nei processi di crisi e ristrutturazioni, a salvaguardia dell'occupazione e per la gestione degli ammortizzatori in deroga del 12 febbraio 2009. L'altro è l'accordo tra la Regione ed il ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali del 16 aprile 2009. Il rinnovo di questi due accordi dovrà essere l'occasione per accertare le economie finanziarie del biennio 2009/10 e concordare il loro impiego per il 2011; ma soprattutto per confermare all'Emilia-Romagna l'ulteriore finanziamento di 70 milioni di euro di risorse nazionali ad integrazione del Por che possano essere utilizzate sia per le politiche attive che per le politiche passive.

 

«Per il rilancio dell'occupazione e del sistema produttivo dell'Emilia-Romagna - ha sottolineato l'assessore regionale alle Attività produttive Gian Carlo Muzzarelli - si è confermata la scelta strategica di puntare sulla green economy, la ricerca e l'innovazione tecnologica. Ciò tenendo conto che welfare e lavoro sono i due pilastri per combattere le disuguaglianze sociale». Dal tavolo è emersa anche la necessità di attivare, a livello nazionale, un confronto per estendere l'area dei possibili beneficiari delle protezioni degli ammortizzatori in deroga.

 

Tra le strategie per il rilancio dell'occupazione e del sistema produttivo dell'Emilia-Romagna si confermano il sostegno ai processi di ricerca industriale, all'innovazione e allo sviluppo delle imprese, anche attraverso nuove forme di aggregazione e di rete, nonché il sostegno ai distretti tecnologici per garantire competitività al sistema industriale. In questo quadro proseguono le politiche per l'internazionalizzazione del sistema produttivo, attraverso azioni per le imprese e le loro forme aggregate, lo sviluppo del credito e della finanza rafforzando il processo per ottenere efficaci consorzi fidi di valenza regionale, dei fondi di garanzia e co-garanzia, dei fondi rotativi e per il capitale di rischio delle imprese.

 

Secondo le previsioni di Prometeia-Unioncamere il Pil nel 2010 è al 1,7% (nel secondo trimestre 2010 il Pil italiano cresce dell'1,1%, mentre nell'area Euro dell' 1,9%.) mentre nel 2011 scenderà all'1,4%. La ripresa 2010 è trainata dalle esportazioni che segnano un 11% a prezzi correnti ma a prezzi costanti si fermano al 6,7%: secondo le stime per recuperare il livello 2007 ci vogliono almeno 4 o 5 anni.

 

La domanda per consumi delle famiglie cresce appena dello 0,5%, quella pubblica per beni e servizi è in calo. Gli investimenti fissi lordi recuperano l'1,1%, forse il 2% l'anno prossimo. In Emilia-Romagna il tasso di disoccupazione nel secondo trimestre 2010 è al 5,8% (in Italia questo tasso è all'8,3%). In un anno si sono persi 33 mila posti di lavoro, tutti di lavoro dipendente. Le persone in cerca di occupazione sono 120 mila. Ad oggi i lavoratori potenzialmente interessati alla cassa integrazione straordinaria e in deroga sono 96 mila. Se non ci fossero coperture e le imprese dovessero licenziare, la perdita di posti di lavoro oscillerebbe tra 50 e 60 mila (solo quelli in deroga sono 25 mila).

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