La Costituzione compie 60 anni, le iniziative promosse dalla Regione

La Costituzione compie 60 anni, le iniziative promosse dalla Regione

Moderna, fondamentale, profondamente democratica. Degna di essere "celebrata" con mostre, incontri, giornate di studio, percorsi tematici, e un sito internet, www.regione.emilia-romagna.it/costituzione/. E' il programma di iniziative per i sessant'anni della Costituzione italiana promosse dalla Regione in collaborazione con Prefettura, Comune e Provincia di Bologna, Università degli studi e Ufficio scolastico regionale, che si svilupperanno fino ai primi mesi del 2009.

 

Prima "tappa", il convegno che si è svolto stamani nella Sala polivalente dell'Assemblea legislativa della Regione con interventi della presidente Monica Donini, del prefetto di Bologna Angelo Tranfaglia, della presidente della Provincia Beatrice Draghetti, del sindaco Sergio Cofferati e, in chiusura, del presidente della giunta regionale Vasco Errani. Il prossimo appuntamento sarà a gennaio, con la Costituzione illustrata da vignettisti famosi.

 

"Settant'anni fa furono promulgate le leggi razziali. Erano cattive leggi. Ecco, la nostra Costituzione dovrebbe impedirci di fare cattive leggi". Lo ha detto la presidente Donini sottolineando come, a sessant'anni dalla sua promulgazione, la Costituzione sia molto moderna, "ma ancora poco conosciuta e in buona parte non ancora attuata. Occorre - ha aggiunto Donini - aumentare l'impegno per la divulgazione dei contenuti costituzionali".

Di "straordinaria attualità" della Costituzione ha parlato il presidente Errani, "frutto di un grande processo che nasce dalla Resistenza e dalla capacità di fare sintesi e innovazione sulla base di culture diverse". Proprio a partire dalla Costituzione Errani ha ribadito la necessità di recuperare il valore sociale del lavoro, "e di costruire un progetto avanzato su scuola, formazione, economia e welfare: questo Paese ne ha fortemente bisogno". Una riflessione particolare sull'articolo 37, che sancisce per la donna lavoratrice gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore: "In Emilia-Romagna - ha detto Errani - siamo già oltre quanto stabilito dall'Agenda di Lisbona per il tasso di occupazione femminile. Nel complesso, però, resta ancora molto da fare".

 

 

Cara Costituzione...Cartoline on line da chi in Emilia-Romagna è nato, vive o lavora

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Tanti messaggi alla Carta che regola la società italiana, tutela i diritti e riconosce le libertà dei cittadini. Tante cartoline da chi in Emilia-Romagna è nato, si è trasferito, vive o lavora. La raccolta è appena cominciata; le prime arrivate - tra cui quelle "video" di Monica Donini e Vasco Errani - sono già on line sul sito. Hanno inviato i loro messaggi numerosi esponenti di tutti i settori della società civile: da Anna Maria Artoni (presidente Confindustria Emilia-Romagna) a Danilo Barbi (segretario generale Cgil Emilia-Romagna), da Antonio Faeti (scrittore, docente di letteratura per l'infanzia) a Carlo Flamigni (studioso della procreazione assistita, membro del Comitato nazionale di bioetica). C'è la cartolina dello scrittore Marcello Fois ("Qualche giorno fa cercavo di spiegare a mia figlia che stava studiando la storia dei babilonesi, che allora, circa il 1800 a. C., non tutti gli uomini erano uguali davanti alla Legge..."), del musicista Paolo Fresu ("La Costituzione Italiana è per me lo stratificarsi dei molteplici pensieri di un vasto popolo raccolti in una lingua unica e plurale..."), della campionessa olimpica Josefa Idem ("Io mi ci riconosco, io tedesca e italiana, che amo le mie due patrie, quella nella quale sono nata e quella che mi ha accolto"). Cartoline del presidente del Bologna calcio Francesca Menarini, di don Giovanni Nicolini, parroco a Sant'Antonio da Padova alla Dozza (Bologna), dello storico e politologo Paolo Pombeni. Ancora, di Eleonora Porcu, scienziata, responsabile Centro di sterilità e procreazione medicalmente assistita Policlinico S. Orsola-Malpighi; dell'attore Patrizio Roversi ("Costituzione è lo zio di mio padre, Quirino, pacifista, che quando è scoppiata la prima guerra mondiale si è rifiutato di andare al fronte...") e dello scrittore Valerio Varesi.

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