La crisi colpisce: un emiliano-romagnolo su tre dice addio a ristoranti e aperitivi

La crisi colpisce: un emiliano-romagnolo su tre dice addio a ristoranti e aperitivi

La crisi colpisce: un emiliano-romagnolo su tre dice addio a ristoranti e aperitivi

BOLOGNA - Quasi la meta' non fa mai colazione al bar; il 60% pranza lontano da casa solo perche' costretto per ragioni di lavoro o studio. Uno su tre ormai ha detto addio alla cena al ristorante e pure l'aperitivo e' diventato un ricordo per il 56,2%. Insomma, la crisi stravolge le abitudini gastronomiche degli emiliano-romagnoli. Lo racconta un sondaggio di Cat Confesercenti Emilia-Romagna, elaborato su un campione di 700 residenti maggiorenni in regione.

 

Ecco come si distribuiscono i consumi alimentari fuori casa. A partire dalla colazione: caffe' e cornetto al bar sono ormai off limits per il 45,3% degli intervistati, che rispondono "mai" alla domanda su quante colazioni si concedono fuori casa in una settimana. Il 20,8% va al bar non piu' di una o due volte al mese, mentre appena 13,2% risponde "un paio di volte a settimana". Il pranzo fuori e' invece una necessita' imposta dai ritmi di lavoro o di studio per il 58,5% (solo il 23,6% lo fa per piacere). E comunque non va oltre il 17,9% la fetta di chi consuma il pasto di mezzogiorno fuori dalle mura domestiche almeno due volte alla settimana, mentre il 33,1% non esce mai per

pranzo.

 

E la cena? Sempre e soltanto in casa per il 26,4% degli intervistati, accanto al 37,8% che puo' permettersi un ristorante o una pizzeria non piu' di due volte al mese. C'e' anche un 25,7% che dichiara di avere un portafoglio abbastanza gonfio da sopportare fino a due uscite settimanali. Ma e' sull'aperitivo e il dopocena che incidono di piu' le ristrettezze economiche: il 56,2% confessa di non uscire assolutamente mai la sera; il 20,4% non piu' di due volte al mese e solo 13,9% fa un paio di puntate fuori casa nella settimana.

 

E quanto si e' disposti a spendere? Si va dai 2,96 euro per la colazione ai 6,96 per il dopocena. Non

piu' di 8,39 euro per il pranzo di lavoro (19,01 se e' per stare in compagnia) e l'asticella non supera i 21,4 euro per la cena. Costretti a ridurre al minimo le uscite, gli emiliano-romagnoli non rinunciano pero' a trattarsi bene. Il 79,5% di mangia fuori sceglie il menu' alla carta e non pare  disposto a risparmiare puntando sul menu' a prezzo fisso (preferito solo dall'8,6%). Per la scelta del locale il criterio-guida e', per l'80,2% degli intervistati, il passaparola di parenti e amici; per il 35,2% la conoscenza diretta del gestore o dello chef, mentre si fa largo un 15,2% che si orienta  in base alle recensioni scovate su internet. Ma c'e' di piu'.

 

L'83,1% dichiara che sulle ragioni della scelta pesa (addirittura "molto" per il 35%) la presenza nei menu' di prodotti tipici della cucina locale. E la possibilita' di esibire un marchio di eco-sostenibilita', per il 24,4% sarebbe un motivo "molto" valido ("abbastanza" per il 41,5%) per scegliere un locale piuttosto che un altro. Anche per questo, nei giorni scorsi Confesercenti Emilia Romagna, assieme a Fiepet (Federazione italiana esercizi pubblici) e Arpa, col patrocinio della Regione, hanno sviluppato la "Carta volontaria del ristorante sostenibile", etichetta ecologica per le piccole e microimprese del settore della ristorazione. (Dire)

 

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