La 'ricchezza' delle Foreste Casentinesi in uno studio della rivista scientifica "Biogeographia"

La 'ricchezza' delle Foreste Casentinesi in uno studio della rivista scientifica "Biogeographia"

SANTA SOFIA - Elateridi? O, più precisamente, "Coleoptera Elateridae"? Sono solo le dimensioni che rendono questi animali molto meno conosciuti dei grandi mammiferi delle Foreste casentinesi.
Forse pochi sanno che questi insetti della famiglia dei coleotteri, dal corpo allungato e convesso, sono una delle prove più tangibili delle ricchezza di biodiversità di una foresta.


La vita dei "Coleoptera Elateridae" è intimamente legata alla conservazione di habitat idonei, e richiede il mantenimento di un buon numero di alberi vecchi e morti in piedi. Gli elateridi possono costituire un buon indicatore dello stato di salute del bosco perchè testimoni di una rete ecologica complessa e vitale. In termini generali un bosco è tanto più sano quanto più contenente alberi vetusti e più giovani intaccati da funghi e insetti. Questi alberi favoriscono una fauna di parecchie centinaia di specie di funghi e di insetti che a loro volta costituiscono cibo per altri funghi, insetti, uccelli, rettili, anfibi e mammiferi.


Lo studio compiuto da Guido Pedroni, bolognese e tra i maggiori esperti nazionali di coleotteri, e pubblicato sulla rivista scientifica  "Biogeographia", fotografa un popolamento a elateridi del parco nazionale delle Foreste casentinesi,  che include al momento 63 specie, un numero molto elevato al confronto con analoghi popolamenti di Alpi e Appennini.


In diversi anni di ricerca si è potuto ultimare, attraverso raccolte dirette dell'autore, il reperimento dei dati in letteratura e lo studio di diverse collezioni private e pubbliche. Si tratta di una mole consistente di dati che ha permesso di evidenziare alcune caratteristiche di questo popolamento, ponendolo senza alcun dubbio tra i più significativi dell'intera penisola italiana

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