Lavoro, Baldini (LF): "Se la crisi diventa disagio sociale, genera il problema sicurezza"

Lavoro, Baldini (LF): "Se la crisi diventa disagio sociale, genera il problema sicurezza"

Lavoro, Baldini (LF): "Se la crisi diventa disagio sociale, genera il problema sicurezza"

Oggi nel "sistema lavoro" Italia, i dati e gli indicatori confermano una situazione di grande tensione ed incertezza. I dati statistici indicano che la disoccupazione nel nostro paese è in aumento e nel 2009 si è arrivati al più alto tasso di disoccupazione, toccando quasi la soglia del 9%. Uno scenario che, stando alle previsioni di alcuni economisti, potrebbe peggiorare nell'anno in corso. Per quanto concerne la regione Emilia-Romagna, pur tenendo conto di una serie di interventi legati agli ammortizzatori sociali a sostegno del reddito, la situazione della disoccupazione è allineata con i paesi del nord Europa.

 

Il dato che fa prevedere scenari non sereni all'orizzonte è l'analisi demografica del lavoratore che perde l'occupazione, soggetto che si attesta per circa il 60% nella fascia di età tra i 25-30 anni, età che pregiudica seriamente la formazione di nuovi nuclei familiari. Tuttavia l'analisi economica che più, a mio avviso, è da tenere in considerazione è il periodo temporale che serve non tanto a ripartire con un trend occupazionale in aumento, ma il periodo espresso in anni necessario per riassorbire nel ruolo occupazionale il numero di soggetti che oggi hanno perso il lavoro. Alla luce di questo scenario, la riflessione passa doverosamente  dall'aspetto della capacità dell'industria di riassorbimento della sacche di disoccupati, al disagio personale derivante dal protrarsi di una condizione di mancato impegno lavorativo che porta la persona ad una situazione di disagio sociale con ripercussioni non solo individuali ma di massa, legati anche a condizioni familiari. Parlare di disagio sociale diventa un'impresa particolarmente delicata, che è percepita quasi passivamente da chi non ne subisce le conseguenze.

 

Oggi vi sono moltissimi soggetti che hanno definitivamente smesso di cercare un'occupazione, rivolgendosi ad enti di solidarietà ed a centri di distribuzione di beni di prima necessità, segnando così una resa passiva alle dinamiche economiche. Si viene così a creare un mondo sottostante della nuova povertà, che nelle città del nostro paese e dell'Europa si arricchisce ogni giorno di popolazione non censita e non percepita in modo tangibile dalle fasce sociali più abbienti del paese.

 

Se questo fenomeno continua a dilagare, con inevitabili ripercussioni sulle prospettive delle generazioni future che, anche per riflesso, ne subiscono le conseguenze; il problema del disagio sociale di massa può, inevitabilmente, trasformarsi in un problema di pace sociale e sicurezza pubblica.


I confini sono estremamente sottili e già in qualche atto isolato si sono manifestati segnali preoccupanti. Cosa può fare il legislatore, inteso anche nei livelli di competenza amministrativa locale! Dare interventi a pioggia per il sostegno del reddito? Questi sono già stati promossi con
gli ammortizzatori sociali in deroga (contratto Stato-Regioni). La considerazione è che gli interventi legati agli ammortizzatori sociali risolvono un'emergenza per un determinato periodo, ma non difendono i posti di lavoro ed i soggetti coinvolti dovrebbero, per un equilibrio socio-psicologico, continuare nell'impegno professionale e/o lavorativo. Oggi, come sempre, il posto di lavoro viene salvaguardato dalle dinamiche economiche e dalla solidità dell'impresa ed in particolare dalla piccola media impresa per cui potrebbe essere di aiuto attivare politiche di sostegno economico mirato a quelle imprese che intendono percorrere la strada dell'innovazione tecnologica, per restare in competizione con un'economia che è divenuta sempre più globalizzata.

 

Daniele Baldini, leader di Libertà e Futuro

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