LAVORO - Tfr: due mesi di tempo per decidere

LAVORO - Tfr: due mesi di tempo per decidere

BOLOGNA - Interessati saranno, dunque, i lavoratori dipendenti del settore privato che avranno 6 mesi di tempo - il cosiddetto periodo di silenzio-assenso - per decidere il destino della quota di “liquidazione” in maturazione dall’inizio del prossimo anno. Un flusso di soldi enorme: 18,9 miliardi all’anno.

Quasi 40mila miliardi delle vecchie lire gran parte dei quali (circa il 35-40 per cento, rispetto al 15 per cento di oggi) secondo le previsioni del governo verranno destinati a fondi pensione o polizze previdenziali. E che fine farà la parte maturata di Tfr fino al 31 dicembre? Quella non viene toccata: rimarrà accantonata in azienda e verrà liquidata al dipendente quando andrà in pensione.

Come si cambia

Fra due mesi, quindi, si cambia. Raggiunto l’accordo tra governo, sindacati e Confindustria, viene di fatto anticipata di un anno - doveva partire nel 2008 - la parte della riforma Maroni che riguarda la previdenza complementare. Riforma che ha subito tanti stop nella scorsa legislatura a causa delle forti resistenze di banche e assicurazioni.

Le nuove disposizioni del Tfr varate dal governo Prodi rispetto alla legge Maroni contengono, però, alcune novità, come la tassazione annua dei rendimenti all’11 per cento (prima era più elevata), e una distinzione importante a seconda del numero dei dipendenti. Nelle imprese che hanno più di 50 dipendenti (circa 24mila, ci lavorano quasi 6 milioni di dipendenti) la quota di Tfr in maturazione che il singolo sceglie di lasciare in azienda - in termini tecnici l’inoptato - verrà trasferito direttamente al “Fondo per l’erogazione del Tfr presso la Tesoreria dello Stato”, gestito dall’Inps le cui risorse saranno utilizzate per finanziare gli investimenti infrastrutturali. Ovviamente queste risorse non spariranno e verranno liquidate al lavoratore quando andrà in pensione.

Nelle imprese con meno di 50 dipendenti invece non cambierà nulla: chi opterà per far rimanere i propri soldi dove sono, continuerà ad accumularli in azienda. Il governo, inoltre, si è impegnato a rivedere la soglia dei 50 dipendenti, a partire dal 2008.

Pensione di scorta

Ma perché è importante far decollare la previdenza integrativa? Integrare la pensione con una rendita di scorta è diventata una necessità, specie per i giovani lavoratori, con la riforma Dini, in base alla quale chi non aveva maturato 18 anni di anzianità contributiva entro il 31 dicembre 1995 è stato automaticamente assoggettato al nuovo regime previdenziale, che calcola l’importo delle pensioni in base ai contributi versati e non più in relazione alle ultime retribuzioni percepite prima di andare “a riposo”.
Il nuovo sistema contributivo, rispetto a quello retributivo, ha ridotto il tasso di sostituzione. In pratica, con il regime contributivo, la pensione dell’Inps sarà pari al 40-50 per cento dell’ultima retribuzione, contro il 70-80 per cento conseguibile oggi con il vecchio sistema. Da qui nasce la necessità di una pensione di scorta che possa integrare (di circa 10-15 per cento) l’assegno vitalizio Inps.

Come? Investendo il Trattamento di fine rapporto nei fondi pensione o sottoscrivendo una polizza pensionistica (Fip) e quindi trasferendo quel 7 per cento circa della retribuzione lorda annua (la quota cioè di Tfr) in una rendita complementare.

Le tre opzioni

Ma come si potrà esercitare la scelta? E quali sono i tempi da rispettare? Dai primi giorni di gennaio ogni lavoratore riceverà dal proprio datore di lavoro una nota informativa con la quale verranno illustrate le tre opzioni che potranno essere esercitate nei 6 mesi successivi: trasferire il Tfr a una forma di previdenza integrativa, lasciarlo in azienda oppure optare per il silenzio-assenso.

Nel primo caso, detto anche opzione attiva, il lavoratore può scegliere se aderire a un fondo negoziale, quello gestito da imprese e sindacati, o a un fondo aperto, gestito dalle banche o Società di gestione del risparmio (Sgr), oppure può decidere di sottoscrivere un Fondo integrativo pensionistico (Fip), cioè una polizza assicurativa.

Nell’ambito dell’opzione attiva, il lavoratore sottoscriverà un modulo con il quale autorizza l’azienda a trasferire il Tfr al fondo prescelto. La scelta tra i diversi fondi non è neutra perché le tre diverse forme pensionistiche hanno costi di gestione e rendimenti molto diversi.

Con la seconda opzione, invece, il lavoratore decide di lasciare il Tfr in maturazione in azienda: se l’azienda ha più di 50 dipendenti il Trattamento di fine rapporto verrà trasferito al fondo gestito dall’Inps, se invece l’impresa non raggiunge quella soglia non cambia nulla. Anche in questo caso occorrerà firmare un modulo.

Infine il silenzio-assenso. Se entro il 30 giugno (o alla fine dei sei mesi di tempo per gli assunti dal 1° luglio 2007) il lavoratore non avrà esercitato la propria scelta, il datore destinerà il Tfr in un fondo negoziale, e nel caso in cui l’azienda ha aderito a più fondi, il Trattamento sarà trasferito in quello individuato d’intesa con il sindacato. Se, invece, non c’è stato questo accordo tra le parti sociali, il fondo prescelto sarà quello a cui hanno aderito il numero maggiore di lavoratori della stessa impresa. Infine, se non c’è un fondo negoziale ad hoc e manca un accordo tra impresa e sindacati, il Tfr sarà accantonato in un fondo residuale (diverso da quello della Tesoreria) gestito dall’Inps.

L’azienda, comunque, un mese prima della scadenza del periodo di silenzio-assenso, è obbligata a comunicare al lavoratore che ha ancora 30 giorni a disposizione per scegliere. In questa comunicazione, inoltre, sarà contenuto anche il nome del fondo al quale il Tfr sarà trasferito in assenza di una esplicita scelta prima del 30 giugno.

DOMANDE E RISPOSTE

Cosa succederà dal 1° gennaio 2007?
I lavoratori dipendenti del settore privato avranno 6 mesi di tempo per decidere la destinazione del proprio Tfr in maturazione: lasciarlo in azienda oppure trasferirlo in una forma di pensione integrativa. La scelta va comunicata sempre all’azienda. Se i lavoratori non esplicitano la loro scelta entro sei mesi, dal primo luglio il Tfr verrà destinato a un fondo negoziale o in uno residuale dell’Inps.

Chi è escluso da tale scelta?
I lavoratori parasubordinati (come i Co.pro) e al momento anche i dipendenti pubblici.

Cosa accadrà al Tfr accumulato fino al 31 dicembre?
Nulla. Rimane in azienda e continuerà ad essere rivalutato al tasso previsto per legge. Verrà liquidato al lavoratore in forma di capitale quando cesserà il rapporto di lavoro, quando cioè andrà in pensione, oppure si dimetterà o verrà licenziato.
Si potrà continuare a chiedere l’anticipo sulla liquidazione anche se si aderisce a un fondo?
Sì, qualsiasi sia la forma scelta: dopo 8 anni di versamenti il lavoratore può chiedere fino al 70 per cento di quanto versato per l’acquisto della prima casa, spese mediche per sé e per i propri figli.

Chi è assunto dopo il 30 giugno quanto tempo avrà per decidere?
Tutti i nuovi assunti avranno sempre 6 mesi di tempo per decidere.

Se sono dipendente di un’azienda con più di 50 dipendenti e scelgo di lasciare il Tfr presso l’impresa, che fine farà la mia liquidazione?
Sarà trasferita a un Fondo presso la Tesoreria dello Stato, gestito dall’Inps. Questo Tfr continuerà a essere rivalutato e sarà sempre a disposizione del lavoratore.

E se, in un’azienda con più di 50 dipendenti, il lavoratore aderisce a una forma integrativa il 30 marzo, dove andrà il Tfr maturato da gennaio a marzo?
Fin tanto che il lavoratore non esplicita la sua scelta il Tfr in maturazione sarà trasferito al Fondo Tesoreria gestito dall’Inps. Quando andrà in pensione quel Tfr sarà computato nel calcolo della liquidazione.

Trascorsi i 6 mesi la scelta sarà irreversibile?
No, il lavoratore potrà esercitare il diritto di ripensamento. Se prima scelgo di trattenere in azienda il Tfr, potrò in qualsiasi momento decidere di trasferire il Tfr in maturazione verso un fondo o una polizza. Viceversa, se scelgo in prima battuta una forma integrativa posso uscirne, ma solo dopo due anni di versamenti.

Con il silenzio-assenso il mio Tfr può finire in un fondo aperto o in una Fip?
No. Finirà in un fondo negoziale o in un fondo residuale Inps, e dovrà rispettare una linea di investimento cosiddetta garantita, ovvero dovrà assicurare alla fine almeno il capitale investito. Quindi se voglio optare per un fondo aperto o una polizza sono obbligato a sceglierlo entro i 6 mesi.

Se scelgo in prima battuta un fondo negoziale quanto Tfr verrà trasferito?
La quota in maturazione (circa il 7 per cento della retribuzione annua lorda) più il contributo dell’azienda che varia dall’1 al 2 per cento a seconda degli accordi sindacali.

E se scelgo un fondo aperto il contributo aggiuntivo mi spetta?
Non automaticamente. Spetta solo nel caso in cui, dopo 2 anni di permanenza in un fondo negoziale, il lavoratore sceglie di passare a un fondo aperto o a una polizza assicurativa.
È garantita la portabilità tra un forma previdenziale e l’altra?
Sì. Dopo due anni posso trasferire tutto il maturato da un fondo all’altro e senza penalizzazioni.

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