Liste di attesa, i sindacati: "Diminuirne i tempi è parte del diritto alla salute"

Attivato, su richiesta di CGIL CISL UIL, il confronto sulle liste di attesa con l'obiettivo di ottenere azioni concrete e soprattutto durature nel tempo  per migliorare la risposta ai cittadini.

Attivato, su richiesta di CGIL CISL UIL, il confronto sulle liste di attesa con l'obiettivo di ottenere azioni concrete e soprattutto durature nel tempo  per migliorare la risposta ai cittadini. “La situazione in essere in Ausl Romagna presenta  alcune criticità. CGIL CISL UIL chiedono siano affrontate in tempi brevissimi con interventi di natura strutturale e di sistema per garantire, con costanza, equità di accesso e tempi brevi a tutti i cittadini assistiti dall’azienda della Romagna. 
La strada per dare certezze nel tempo ai cittadini deve, ad avviso di CGIL CISL UIL, partire da una migliore accessibilità alle prestazioni e in diversi casi dall'incremento della capacità produttiva” si legge in una nota firmata dalle organizzazioni sindacali.
 
“E’ necessario un programma strutturato che, a partire dalle differenze e carenze, già evidenziate , garantisca il recupero del pieno utilizzo delle potenzialità produttive di tutte le strutture pubbliche della Romagna e l'omogeneità degli orari di apertura di tutti i servizi nei vari territori (come è stato concordato nei protocolli di intesa e attuativi tra la Conferenza Socio Sanitaria della Romagna e CGIL CISL e UIL)”.

“A titolo di esempio, TAC e Risonanze magnetiche devono diventare disponibili , in orario istituzionale per le esigenze dei cittadini di tutta la Romagna, almeno dal lunedì al sabato dalle ore 08,00 alle ore 20,00. Ci Risulterebbe incomprensibile il permanere di rilevanti diversità che hanno ripercussioni negative sia sulla reale possibilità di accesso alle cure da parte dei cittadini che sul migliore utilizzo delle risorse disponibili” si legge nella nota.

“Occorre quindi migliorare l'organizzazione ed il principio di appropriatezza partendo dall'estensione dei migliori risultati maturati nei singoli territori e dalla istituzione dei dipartimenti unici aziendali anche alla luce di alcune situazioni di ampia disomogeneità presenti nel territorio Romagnolo; a mero titolo di esempio, come peraltro appare evidente anche solo dai dati di attività dei Pronto Soccorso, ci riferiamo agli esami radiologici ed agli esami di laboratorio”.

CGIL CISL UIL “ritengono essenziale la costruzione di un rapporto diretto di interscambio professionale fra gli specialisti ospedalieri ed i medici di base e la messa a disposizione di tutti gli strumenti di supporto necessari  a favorire l'appropriatezza delle prescrizioni a garanzia della qualità della risposta, del cittadino e del medico prescrittore (ad es.: protocolli e programmi informatici condivisi)”.

“Dal confronto che si apre il 2 settembre CGIL CISL UIL si aspettano risposte ed azioni che portino rapidamente verso risultati concreti. E’ prioritario evitare che gli investimenti messi a disposizione dalla Regione per la riduzione delle liste di attesa non vengano utilizzati al meglio, come è già avvenuto nel 2014, quando si sono  spesi ingenti risorse economiche senza aver garantito soluzioni durature ne ridotto i tempi di attesa. Le delibere regionali, ed i principi e le indicazioni in esse contenuti, vanno modulati rispetto ai bisogni ed alle esigenze dei singoli territori per evitare interventi saltuari e non risolutivi” dicono le organizzazioni sindacali.

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“Oggi la necessità costringe ancora i cittadini, in alcuni casi, alla ricerca di risposte oltre i confini della Romagna o addirittura a dover pagare la prestazione. CGIL CISL UIL non hanno alcun dubbio: questo stato di cose va superato, una Azienda con le potenzialità e le dimensioni dell’Ausl della Romagna deve limitare al minimo migrazioni in altre Aziende o addirittura in altre Regioni perseguendo la tendenziale autosufficienza per recuperare parte rilevante della attuale mobilità passiva a favore di investimenti tecnologici e di valorizzazione del personale. Un sistema pubblico ed universalistico fallisce la propria missione nel momento in cui non è in grado di intercettare costantemente i reali bisogni, soprattutto la dove si è scelta una dimensione aziendale che rappresenta il 25% della popolazione dell’intera Emilia Romagna”.

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