Lugo: globalizzazione e crisi dei mercati nell'incontro del Rotary con Paola De Micheli

Lugo: globalizzazione e crisi dei mercati nell'incontro del Rotary con Paola De Micheli

LUGO - La "globalizzazione nei suoi aspetti commerciali" e la crisi in Italia e nel mondo sono stati gli argomenti che hanno reso inaspettatamente vivace e stimolante una serata, tenutasi recentemente nel salone di rappresentanza dell'hotel Ala d'Oro di Lugo di Romagna, dedicata ad un incontro tra i soci del Rotary Club di Lugo, presieduti da Giuseppe Berardo, e l'onorevole Paola De Micheli - assessore comunale del Comune di Piacenza dal 2007, addetta alle "risorse umane ed economico-finanziarie", eletta deputato per la prima volta alla Camera nel 2008 per la circoscrizione Emilia-Romagna nel Gruppo parlamentare del Partito Democratico e attuale componente nelle Commissioni bicamerali "per i procedimenti d'accusa" e per la "semplificazione della legislazione".

 

Secondo la relatrice, «la stagione di crisi si è sviluppata per un "eccesso di finanza", nel senso che oggi gli interscambi finanziari sono molto più rapidi nella loro realizzazione dei mercati riguardanti le risorse umane, le risorse di merce; "basta un click" per attivarli; si sono costruiti mercati di domande od offerte ridondanti rispetto a quello che era il reale fabbisogno del mondo, complessivamente. La parte più drammatica è stata la modalità di offerta di un certo sistema bancario che ha costruito prodotti di natura finanziaria, definiti i cosiddetti "prodotti tossici", che in realtà non avevano alcun tipo di collegamento con l'economia reale. Il primo modello costruito negli Stati Uniti di prodotto finanziario tossico è legato al mutuo sulla casa, che è stato sovrastimato. Un prestito che ha un valore completamente scollegato da quello che è il valore di mercato del bene al quale fa riferimento.

 

L'eccesso di finanza - prosegue l'on. De Micheli - è legato ad un eccesso di fabbisogno di stile di vita, che ha condizionato il mondo finanziario a dare risposte completamente scollegate dalla realtà, producendo i ben noti effetti: 40 milioni di americani hanno perso la propria casa, le economie pubbliche in crisi.

Rimane la grande questione della domanda mondiale, cui i vari G8, G20 (con il G20 è rappresentato il 70-75% della ricchezza del mondo) si è data  una parziale risposta a  nuove idee di regole della finanza, riconoscendo in essa il seme della crisi o il luogo dell'esplosione della crisi.

 

I rischi... Quando i governi hanno deciso di intervenire per acquistare le banche a rischio, spesso già "morte" come strutture finanziarie, le due grandi banche centrali mondiali che governano la politica monetaria del mondo - Federal Reserve e Banca Centrale Europea - decidono di battere moneta. Nel giro di 6 mesi il mondo viene sommerso dalla più straordinaria quantità di moneta che si possa ricordare. Questo rischio è stato sottovalutato. Perché sottovalutato? Adesso c'è ancora un modello molto difficoltoso di interscambio di moneta tra le banche, che fa si che i tassi ufficiali di sconto siano bassi sia in Europa che negli USA, ma fa anche si che gli "spread" (il cd. ricarico che ogni banca decide di aggiungere al tasso di base, ndr) siano ragionevolmente bassi - almeno per una certa tipologia di credito e sicuramente negli interscambi. Ma c'è una ragione di fondo: che le banche non si scambiano denaro, perché non c'è la fiducia per prestarsi reciprocamente denaro e per ricominciare l'attività del commercio del denaro tipica delle imprese bancarie. Ma quando ci renderemo conto della quantità di moneta che circola e si muoverà anche solo leggermente la domanda mondiale, stimolata dall'Asia e dal Sud Africa, il rischio inflattivo potrebbe mettere veramente in difficoltà due pezzi dell'economia soprattutto occidentale: i redditi più bassi e i bilanci pubblici.

 

Se riprende la domanda e rimane in giro una liquidità di denaro concentrata in pochi paesi, il rischio inflattivo potrebbe determinare inflazione, quindi la tassa peggiore sui redditi bassi, ma dall'altra parte l'esplosione degli oneri passivi per i bilanci pubblici. Il debito pubblico dell'Italia è di 1.756 miliardi di euro. Per pagare un semplice 1% di oneri passivi costa come fare una finanziaria.

 

E' necessaria una grande attenzione nel governo della cosa pubblica rispetto ad un rischio inflattivo reale. Ora ci sono i magazzini vuoti, ma appena riparte la produzione e si chiama la materia prima, tra un pò di speculazione, un pò di fabbisogno reale la prima cosa che si tocca da un punto di vista macroeconomico è sicuramente l'inflazione. Noi non siamo fuori dalla crisi. La crisi da un paio di mesi ha smesso di aggravarsi ma è stata talmente virulenta su tutti gli indicatori macroeconomici che le conseguenze sono di medio periodo. Di questo rischio, legato alla moneta, però nessuno parla.

 

Con l'effetto della crisi nel primo semestre del 2009 l'Italia ha perso il 24,2% delle esportazioni. Quindi ¼ della nostra capacità di attrarre la ricchezza degli altri nel mercato globale. Le ragioni sono sicuramente legate alla crisi e al crollo della domanda mondiale, ma ci sono ragioni endogene al sistema-paese, qualcosa di specificamente italiano, che si possono riunire in tre grandi questioni. L'incapacità di riforma della Pubblica Amministrazione, che in una stagione di difficoltà  come questa acuisce il suo peso e la sua negatività nelle relazioni con le imprese e con i cittadini. Dal 1986 non è più stata fatta alcuna riforma della pubblica amministrazione. Altro problema endogeno: le infrastrutture. Non può esistere un paese con i problemi di traffico e di viabilità delle tangenziali o autostrade nell'ora di punta come il nostro. Gli imprenditori siciliani per sdoganare  materiale da esportare nella vicina Tunisia lo devono fare a Genova.  Altro problema sono le risorse umane. Non siamo stati in grado di costruire per generazioni intere, percorsi formativi adeguati per le future classi dirigenti.

 

Le ricette per sanare la situazione - ha proseguito l'onorevole De Micheli - non sono facili. Alcuni spunti potrebbero essere: accordi sulle regole della finanza perché a livello mondiale la finanza ha ricominciato a fare cose poco chiare; riprendere l'accordo del G20 e farlo diventare un Codice non solo etico ma che diventi vincolante. Punto secondo, rilanciare la domanda mondiale, che significa agevolare i percorsi dei paesi in via di sviluppo per una ridistribuzione della ricchezza e per il rilancio di una domanda mondiale».

 

La parlamentare ospite del Rotary ha concluso la serata rispondendo alle numerose domande poste dai partecipanti, che hanno toccato diversi argomenti, fra cui la meritocrazia e lo studio,  gli stili di vita e le scelte etiche.

 

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