Lugo: stasera Caprarica all'Hotel Ala d'Oro

Lugo: stasera Caprarica all'Hotel Ala d'Oro

LUGO - Mercoledì 27 maggio alle ore 21,00 nella sala conferenze dell'Hotel Ala d'Oro, l'ultimo appuntamento del mese di maggio per Caffè Letterario sarà dedicato al grande giornalismo. Dopo una stagione che ha visto tanti grandi nomi della carta stampata come Edmondo Berselli, Marco Politi, Massimo Franco, Salvatore Giannella, salire sul palco di Caffè Letterario, tocchera questa volta ad Antonio Caprarica presentare il suo ultimo lavoro "Gli italiani la sanno lunga... o no?" edito da Sperling & Kupfer.

 

La presentazione dell'incontro sarà affidata a Ugo Zoli e terminerà con l'abituale brindisi finale con i vini in degustazione. Antonio Caprarica, un passato di corrispondente Rai da Mosca, Londra e Parigi, un presente come Direttore dei giornali-radio Rai si concentra questa volta sul cosiddetto "Bel Paese" o meglio sul nostro controverso popolo, dopo aver affrontato nei precedenti fortunati libri la disamina su francesi e inglesi. Una buona occasione per essere a contatto con il suo umorismo, la sua ironia, la sua sterminata cultura senza frontiere, questa volta concentrata in un'appassionante analisi su "no' altri".


La leggenda, o forse la retorica, vuole gli italiani "brava gente": accoglienti e generosi, poveri ma belli, gaglioffi ma simpatici, ricchi di inventiva e maestri nell'arte di vivere e amare. Una tradizione, sostenuta anche da connazionali illustri, li dipinge invece furbi, cinici e conformisti, insofferenti alle regole e privi di senso civico. Chi siamo dunque noi italiani? È possibile tracciare un profilo veritiero, che eviti la trappola del moralismo come l'esercizio, così diffuso, dell'autodenigrazione? Antonio Caprarica ha voluto provarci in questo volume, sottoponendosi di buon grado alla pratica dell'autocoscienza, osservando il Bel Paese quanto più spassionatamente possibile e dalle più diverse prospettive. Ecco dunque la lotta politica del Nord contro il Mezzogiorno e il federalismo gastronomico, con la pacifica convivenza delle straordinarie cucine regionali; la persistente fedeltà nei confronti della famiglia, fonte, da oltre cinquecento anni, non solo di stabili affetti, ma, se appena si può, di prebende e sinecure, cattedre universitarie, alloggi e impieghi; la scomparsa dei grandi imprenditori e il diffondersi dei "capitalisti di papà", con le loro piccole aziende controllate dalla parentela; il culto della bellezza e l'indifferenza per gli scempi ambientali; la maleducazione imperante dalla strada al Parlamento.

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