Mafia, il magistrato Cantone a Ravenna. Il sindaco: "Ma non chiamatelo eroe"

Mafia, il magistrato Cantone a Ravenna. Il sindaco: "Ma non chiamatelo eroe"

Mafia, il magistrato Cantone a Ravenna. Il sindaco: "Ma non chiamatelo eroe"

RAVENNA - Si è aperta con il saluto del sindaco Fabrizio Matteucci la conferenza pubblica del magistrato Raffaele Cantone sul tema dell'infiltrazione della criminalità organizzata nel nord Italia, organizzata dai Lions Club Ravenna Host e dal Comune, che si è svolta nel tardo pomeriggio di ieri in una gremita sala Muratori della Biblioteca Classense. Il sindaco ha rimarcato l'importanza dell'attività di Cantone, che vive da anni sotto scorta, definendolo: "Non un eroe, ‘semplicemente' un magistrato"


LE IMMAGINI (servizio di Massimo Argnani)

 

Matteucci ha fatto proprie le parole di Roberto Saviano e di Giancarlo Caselli contenute in articoli di stampa per sottolineare il fatto che "per battere le mafie sia fondamentale la partecipazione della società civile, isolando la cultura mafiosa attraverso un risveglio del contesto sociale. Poiché la mafia non si può battere solo a livello di repressione di polizia e giudiziaria".

 

A quello del sindaco è seguito il saluto del presidente dei Lions, Enrico Maria Saviotti che ha messo in luce "il pericolo che incombe anche in Romagna" riferito appunto alle mafie, e ha parlato di itinerari della legalità da perseguire. L'incontro di ieri sera è stata anche l'occasione per presentare in anteprima nazionale l'ultimo libro di Cantone dal titolo "I Gattopardi", edito da Mondadori.

 

"Quali le modalità usate dalle mafie per arrivare al nord?", "Come fare per rompere le dinamiche che stanno alla base delle infiltrazioni della malavita organizzata nel tessuto socio economico del settentrione del Paese?" "Si può parlare anche di complicità fra criminalità e sistema, oltre all'omertà?", "Quali i settori dell'economia sono presi di mira dalle cosche?". Sono alcune delle domande che la giornalista Claudia Graziani ha rivolto al magistrato campano dopo aver colto l'occasione di citare e commentare la notizia del giorno sull'arresto del capo del clan dei casalesi Antonio Iovine che ha dato un significato particolare  e ancora più incisivo all'intervista.

 

"Oggi la criminalità organizzata è quella in giacca e cravatta: medici, architetti, commercialisti formano i ranghi delle nuove famiglie - ha affermato Cantone-. Non portano la pistola ma denaro e professionalità.   In questo modo entrano e si accreditano nella società che conta delle grandi città del nord, (come è accaduto a Parma con Pasquale Zagaria di cui nessuno si preoccupò nemmeno di verificare chi fosse attraverso un banale motore di ricerca del web). Gli ambiti presi maggiormenti di mira sono il settore dell'edilizia, che consente ai clan di portare al nord manodopera altamente qualificata nella carpenteria, i night club e le attività turistiche. In Lombardia ci sono infiltrazioni nella sanità. Anche l'Expo 2015 a Milano è a rischio. Abbiamo la certezza che il clan dei Calabresi è penetrato in alcune realtà imprenditoriali. In un periodo di crisi come quello che stanno attraversando oggi le imprese,  sopravvivono quelle più forti in termini di liquidità, e in questo senso quelle della malavita organizzata hanno la meglio. Seppure la vostra sia una delle migliori realtà a livello nazionale occorre tenere sempre alta la guardia perché non ci sono zone franche nel nostro Paese".

 

Il giudice  ha anche spiegato cosa accade quando le imprese del nord investono al Sud: "Quando questo avviene, le ditte sanno già a chi rivolgersi. Infatti, ad esempio, i centri commerciali vengono insediati laddove esiste una realtà mafiosa forte in grado di offrire tutele sotto vari aspetti, così l'interazione con certi ambieti diventa un  vantaggio perché riduce il rischio d'impresa. In altre parole i clan funzionano da "service" alle imprese. Per rompere questo meccanismo bisognerebbe rendere svantaggiosi questi comportamenti per le imprese con sanzioni pecuniarie e morali. Come, ad esempio ha già fatto Confindustria, stigmatizzando i comportamenti di chi paga il pizzo. Finchè gli imprenditori non si vergogneranno, questi fenomeni di collusione non si fermeranno".    


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