Meldola, Irst e Università insieme per la ricerca contro il cancro

Meldola, Irst e Università insieme per la ricerca contro il cancro

MELDOLA - Il connubio fra Irst e Università di Bologna fa decollare la ricerca contro il cancro in campi ancora inesplorati. Sono ben quattro i progetti portati avanti dall'Istituto di Meldola insieme alla II° Facoltà di Ingegneria - polo di Cesena: Cartoon 3D, Epigen, Staminal e Perfect. Le aspettative sono alte: non solo nuove scoperte ma anche la possibilità di generare innovativi brevetti.

 

Per illustrare lo stato di avanzamento dei lavori, nei giorni scorsi, all'Irst si è tenuto un incontro dal titolo "Quando l'ingegneria e la clinica s'incontrano", promosso dal comitato tecnico scientifico "Irst-Unibo", alla presenza del prorettore dell'Università di Bologna incaricato per le sedi decentrate, Guido Sarchielli, del  preside della Seconda Facoltà di Ingegneria dell'università di Bologna, Enrico Sangiorgi, del presidente del consiglio di amministrazione dell'Irst, Roberto Pinza, del direttore generale dell'Irst, Mario Tubertini, del direttore scientifico dell'Irst, Dino Amadori e del presidente della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e della Romagna, Piergiuseppe Dolcini.

«La medicina moderna, e in particolare l'oncologia, reclamano l'abbattimento delle frontiere, in primis quelle fra scienze biologiche e ingegneria biomedica, la quale ci può fornire i più importanti strumenti di studio e ricerca per arrivare a nuove conoscenze - commenta il prof. Dino Amadori - la sinergia fra Irst e Ingegneria va proprio in questa direzione».

 

I quattro progetti, tutti già avviati e finanziati al 50% da Irst e Università di Bologna, promettono, infatti, di aprire nuove prospettive in diversi ambiti della ricerca sul cancro grazie alla messa a punto di innovative tecnologie. Il primo, "Cartoon 3D", è diretto a valutare la cardio-tossicità delle terapie oncologiche mediante ecocardiografica tridimensionale, in grado di acquisire dati in tempo reale. «L'obiettivo - illustra il prof. Amadori - è verificare precocemente, con modalità innovative, l'eventuale danno al miocardio provocato da trattamenti antiblastici. Tale problema riguarda soprattutto i giovani: al momento, infatti, chi viene operato per neoplasie del colon o della mammella ha un forte rischio di sviluppare patologie cardiache gravi a seguito delle terapie mediche somministrate dopo l'intervento chirurgico». "Epigen" mira, invece, a tracciare il profilo epigenetico - cioè l'attività di regolazione dei geni tramite processi chimici che non comportano cambiamenti nel codice del Dna, ma possono modificare il fenotipo dell'individuo - di marcatori prognostici e bersagli terapeutici nel carcinoma del polmone.

 

«Nei tumori sono ravvisabili sostanze che possono rappresentare un'indicazione sia del livello di rischio di contrarre un cancro in persone sane sia di come evolverà la malattia in soggetti malati - illustra il prof. Amadori - in particolare, nel caso del polmone, l'attenzione si è rivolta a una popolazione peculiare, fenotipicamente definita, di cellule staminali cancerose (Csc), allo scopo di indirizzare specificamente la terapia verso la capacità di autorinnovarsi di tali cellule». Il terzo progetto, Staminal, indaga il promettente campo delle cellule staminali, da caratterizzare tramite l'analisi automatica delle immagini microscopiche in terapia pre-clinica. «Le cellule staminali sono cellule primitive non specializzate, dotate della singolare capacità di trasformarsi in diversi altri tipi di cellule del corpo - prosegue il prof. Amadori - tuttavia sono anche quelle all'origine del tumore e risultano particolarmente difficili da colpire. L'obiettivo è mettere a punto un nuovo sistema non invasivo basato sull'analisi di immagini per il rilevamento, la caratterizzazione, la classificazione ed il tracciamento di cellule staminali vitali». Infine, con "Perfect" si sta lavorando alla definizione di una tecnologia di alto livello in grado di esaminare automaticamente i parametri di perfusione epatica, cioè come i vasi sanguigni esistenti e nuovi vanno a irrorare la massa neoplastica.

Grazie alla collaborazione con RInnova - Romagna Innovazione Srl, società di ingegneria dell'innovazione con sede a Forlì, i progetti verranno raccolti e pubblicati in un sito web attraverso il quale, nei prossimi mesi, saranno divulgate le informazioni relative alle attività di ricerca in atto, allo stato dei progetti e al concorso fornito da eventuali sponsor pubblici e privati al programma di ricerca IRST-Unibo.

 

«L'Università è spesso accusata da più parti di essere una struttura inutile - commenta il prorettore Guido Sarchielli - questi progetti mi sembra mostrino chiaramente che non è così». Sulla stessa lunghezza d'onda è il presidente Pinza: «Due realtà diverse come Irst e Università che si uniscono per effettuare nuove ricerche rappresentano a mio avviso un bell'esempio dell'Italia come dovrebbe essere e invece non è. Nel nostro paese, infatti, si tende ad andare avanti ancora per compartimenti stagni, mentre è fondamentale la contaminazione. Dialogando con l'Università, l'Irst, multidisciplinare per natura e vocazione, mostra che un altro paradigma è possibile».

 

Infine, secondo Piergiuseppe Dolcini, presidente della Fondazione, proprio da qui bisogna partire per costruire il futuro del nostro territorio. «Se penso a Forlì nel 2025-2030 non la posso immaginare senza Irst e Università di Bologna - dichiara - questi, infatti, sono i due capisaldi del modello di sviluppo delineato negli ultimi 20 anni, incentrato su formazione, informazione, ricerca e sanità di qualità. L'Irst rappresenta inoltre le potenzialità connesse all'incontro del capitale pubblico con quello privato. Un privato che è, però, sociale, visto che obiettivo delle Fondazioni non è il profitto ma lo sviluppo del territorio. E investire nell'Irst è certamente un modo per far crescere la realtà locale, perché questo è un istituto che guarda al futuro, che conduce un tipo di ricerca applicata alla cura, utile qui e ovunque. In questo senso, la Fondazione non è certo un bancomat ma un interlocutore con cui rapportarsi per governare lo sviluppo del territorio».  

Commenti (1)

  • Avatar anonimo di claudiarm
    claudiarm

    le cellule staminali hanno delle potenzialità enormi e devono essere continuate a studiare, per chi è alla ricerca di informazioni consiglio questo interessante blog https://www.cellulestaminali.info

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