Minacce e colpi di pistola per evitare lo sfratto: tre arresti

Minacce e colpi di pistola per evitare lo sfratto: tre arresti

Minacce e colpi di pistola per evitare lo sfratto: tre arresti

RICCIONE - Manette ai polsi per il titolare del "Green Bar", bar tra i più noti a Riccione, fermato assieme a due napoletani con l'accusa di aver perpetrato atti intimidatori contro un avvocato riminese e la sua famiglia.  I carabinieri hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Salvatore Castaldo, 40enne napoletano e incensurato, noto per essere il proprietario del locale ubicato sul centralissimo viale Ceccarini a Riccione.

Oltre a lui sono stati arrestati anche i fratelli Sergio e Ciro D'Ambrosio, originari di Cercola (nella provincia di Napoli), rispettivamente di 40 e 47 anni, già noti alle forze dell'ordine per precedenti di polizia a loro carico. I tre sono responsabili di tentata estorsione in concorso, danneggiamento, esplosione pericolosa in luogo pubblico, detenzione e porto abusivo di armi da fuoco.

 

I primi due sono stati bloccati alle ore 02.30 nei pressi del casello autostradale di Riccione, di ritorno da una gita effettuata nel capoluogo campano, mentre l'ultimo è stato fermato nella sua abitazione di Napoli.

 

Come è emerso durante le indagini, coordinate dal Procuratore della Repubblica di Rimini Franco Battaglino, i tre sarebbero i responsabili degli atti intimidatori ai danni della famiglia dell'avvocato Franco Marcolini, culminati 10 giorni fa nell'esplosione di quattro colpi d'arma da fuoco all'indirizzo del negozio di calzature "Prioli", ubicato in via Risorgimento a Cattolica, di proprietà della moglie del legale.

 

L'indagine era stata avviata nel mese di giugno, dopo l'incendio dell'autovettura del figlio dell'avvocato (16 giugno 2008). Dopo quel primo episodio, la banda aveva fatto esplodere un potente petardo contro il negozio di scarpe (01 luglio 2008) e in ultimo avevano esploso dei colpi d'arma da fuoco contro le vetrate dell'attività (21 luglio 2008).

 

Dalle indagini è emerso che Castaldo si sarebbe servito dell'opera dei due fratelli, autori materiali degli attentati, per costringere l'avvocato Marcolini, legale di fiducia dei proprietari dell'immobile dove ha sede il "Green Bar", ad omettere la notifica dell'ordinanza di sfratto esecutivo della struttura, che il giudice del Tribunale Civile di Rimini aveva già emesso nell'ambito di un procedimento intentato per morosità dei pagamenti dell'affitto.

 

La banda pensava non solo di poter scongiurare una prossima chiusura o comunque il trasferimento dell'attività in esecuzione dello sfratto, ma addirittura, facendo pressioni sul legale, sperava di poter giungere ad una transazione favorevole alle loro condizioni.

 

Nel corso dell'operazione sono state eseguite delle perquisizioni che hanno portato al sequestro di diverso materiale, tra cui una lettera minatoria dattiloscritta indirizzata a Marcolini, recante una richiesta estorsiva di 500.000,00 euro; petardi dello stesso modello di quelli utilizzati per commettere il danneggiamento del negozio di scarpe del 1° luglio; e una pistola beretta mod. 98 FS, calibro 9x21, completa di caricatore e 15 proiettili, verosimilmente utilizzata per esplodere i colpi contro il negozio, regolarmente detenuta da una guardia giurata, denunciata per favoreggiamento e omessa custodia di armi.

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Gli arrestati, che saranno interrogati dal Giudice per le Indagini Preliminari nei prossimi giorni, sono stati nel frattempo tradotti nelle carceri di Rimini, Forlì e Napoli.

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