Minori, ricerca della Regione: "Investire sugli sportelli di ascolto a scuola"

La ricerca è stata realizzata da Bruna Zani, Cinzia Albanesi e Martina Stefanelli del Dipartimento di Psicologia dell'Università di Bologna: "I ragazzi vogliono un ascolto non intrusivo, non giudicante, in base alle loro esigenze, vogliono adulti che si mettano a disposizione 'a richiesta'"

Vale la pena “investire sugli sportelli di ascolto a scuola”, perché “laddove i dispositivi di ascolto si moltiplicano, favorendo l’incontro tra domanda e offerta, si moltiplicano anche gli accessi da parte dei ragazzi e delle ragazze, e cresce nei ragazzi la percezione di essere ascoltati da parte degli adulti”. Sono queste le conclusioni a cui è giunta la ricerca sugli sportelli di ascolto nelle province di Forlì-Cesena e Parma “Ascoltiamo i minori”, uno studio promosso dal Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Emilia-Romagna, Luigi Fadiga, e realizzato dal Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna,il cui report finale è stato presentato in Assemblea legislativa, a Bologna.

“Dati significativi emergono da questa ricerca, purtroppo non rassicuranti- spiega il Garante Fadiga-: più della metà delle scuole interpellate sono prive di sportello di ascolto, e dove esso esiste, svolge spesso anche altre funzioni. Scarso è il numero di ore di apertura, e ancora più scarso il numero di ore riservato all’ascolto dei ragazzi. Non tutti conoscono l’esistenza dello sportello, e l’accesso non è sufficientemente agevolato. Durante le vacanze scolastiche lo sportello è chiuso e l’attività di ascolto interrotta. Le tipologie e le metodologie di ascolto- prosegue la figura di Garanzia dell’Assemblea legislativa- sono molto diversificate da scuola a scuola, e non esistono livelli minimi standard ai quali attenersi”. Inoltre, ribadisce Fadiga, “la gestione dello sportello è affidata a pedagogisti soltanto nel 6,7% dei casi, mentre è affidata a psicologi o ad insegnanti psicologi nell’93,4%”. Infine, conclude il Garante, “il dato più preoccupante: solamente nel 20% delle scuole i ragazzi possono essere ascoltati senza l’autorizzazione dei genitori: questa grave limitazione, fatta rilevare senza effetti da questo Garante all’Autorità di Garanzia e per suo tramite all’Ordine nazionale degli psicologi, impedisce ai ragazzi di confidarsi sui casi più delicati come le difficoltà relazionali con i genitori o i conviventi, e i casi di abuso fisico, psicologico e sessuale all’interno della famiglia”.

A presentare la ricerca, insieme a Fadiga, Giovanni Desco, dirigente dell’Ufficio scolastico regionale per le sedi di Parma e Piacenza, Daniele Ruscigno, consigliere metropolitano della città di Bologna con delega alla Scuola, e la presidente della commissione Parità e diritti delle persone dell’Assemblea legislativa, Roberta Mori. “Come commissione referente cerchiamo in ogni modo di fare nostri, elaborare e mettere a sistema le ricerche e le azioni che gli istituti di garanzia portano avanti, così da poter migliorare le nostre politiche regionali e, attraverso la conferenza Stato-Regioni, anche quelle nazionali- dichiara Mori nel suo saluto introduttivo-. Sul team dell’ascolto dei minori, poi, in particolare l’Assemblea mette già in campo tutta una serie di progettualità finalizzate a intercettare i bisogni dei ragazzi e accompagnarne il difficile cammino di crescita: vogliamo soprattutto aiutare a contrastare tutte quelle discriminazioni che si verificano anche in ambito scolastico”.

Gli esiti della ricerca “Ascoltiamo i minori”

Analizzando i dati elaborati dalle professoresse Bruna Zani, Cinzia Albanesi e Martina Stefanelli, risulta che “quasi 500 studenti nell’ambito territoriale di Forlì-Cesena e oltre 1.300 nell’ambito di Parma, secondo le stime degli operatori, si sono rivolti allo sportello di ascolto nella scuola secondaria di primo grado nell’anno scolastico 2014/2015. Poco meno del 5% della popolazione studentesca in un caso, poco più del 10% nell’altro: percentuali d’altronde coerenti e in linea con quelle che risultano dal questionario studenti, in cui si registra un 5% a Forlì Cesena e 12%. Le scuole che offrono ai loro studenti un servizio di sportello d’ascolto sono il 41% a Forlì-Cesena e il 57% a Parma.  Cambia significativamente tra Emilia e Romagna il livello di soddisfazione degli adolescenti rispetto all’ascolto ricevuto dagli adulti nella loro vita quotidiana: 4,7 su una scala da 1 a 10 per gli studenti delle scuole secondarie di primo grado a Forlì-Cesena; 8 per gli studenti nelle scuole di Parma.

“Tutto merito della scuola?- si chiedono le ricercatrici-. Probabilmente no: la maggiore diffusione di sportelli nel territorio parmense si associa anche ad un maggiore investimento di risorse da parte delle amministrazioni locali nel sostegno alle esperienze di sportello scolastico attraverso progetti, finanziati, di rete con il territorio”.  I ragazzi, proseguono le accademiche, “vogliono un ascolto non intrusivo, non giudicante, che possono modulare in base alle loro esigenze, vogliono adulti che si mettano a disposizione ‘a richiesta’, e che sappiano stare dentro precisi confini”. E i genitori e gli insegnanti sono generalmente ritenuti “poco capaci di mantenere ‘una giusta distanza’, e spesso non sono ritenuti interlocutori adatti a discorsi su amicizia e amore”.

Fuori da scuola e casa non c’è la percezione che ci siano molti interlocutori adulti. I servizi del territorio, con l’unica eccezione del consultorio, sono noti a una minoranza di adolescenti; le ragioni sono probabilmente da ricondurre da un lato alla connotazione “specialistica” dei servizi che afferiscono al sistema sanitario, dall’altro alla scarsa visibilità dei servizi territoriali tra le giovani generazioni. Non è un caso, proseguono Zani, Albanesi e Stefanelli, che anche gli operatori di sportello, complice la scarsa abitudine a fare rete con i servizi, lamentino difficoltà nel momento in cui si tratta di “inviare” i ragazzi, che proprio nel passaggio tra scuola e servizi rischiano di perdersi e di compromettere il rapporto fiduciario con l’operatore e il servizio. 

Commenti (1)

  • un altro addetto da inserire nello stipendificio scuola. sportello amicizia e amore. siamo matti!! i ragazzini sono svegli, ci guardano, osservano, ci giudicano ...... hanno bisogno di inserirsi nel mondo degli adulti e la scuola dovrebbe indirizzarli a fare piccoli lavoretti o associazionismo/volontariato. devono abituarsi a vivere a fianco a persone responsabili, che hanno dei doveri da assolvere e che hanno dei risultati da raggiungere. no a nullafacenti laureati dietro a sportelli inutili, si crea un pessimo esempio da seguire, altri parassiti istituzionali che si autocelebrano. non credo sia la strada da seguire. spero in un futuro più pratico e meno teorico.

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