Mirafiori e i bilanci di Regioni e Comuni

Mirafiori e i bilanci di Regioni e Comuni

FORLI’ - Chi è arrivato alla politica passando dalle fabbriche ha sempre saputo, e neppure ora dimentica, che quello di cui si discute tra migliaia di operai va attentamente considerato, è un segnale del paese reale.


Francamente non so, anche se me lo auguro, che chi fa politica oggi pur se non conosce una linea di montaggio o un reparto di produzione riesca a capire il messaggio inviato alle forze politiche di sinistra e ai governi locali dell’Unione dalle vivaci assemblee dei lavoratori alla Mirafiori di Torino. Che oltretutto hanno contestato i massimi dirigenti CGIL, CISL, UIL per la presunta acquiescenza al governo.


Al centro del dibattito c’era la Finanziaria dello Stato ma gli operai, che non sono spariti e neppure sono scemi, hanno fatto presto a mettere in luce e criticare severamente le evidenti contraddizioni del centrosinistra, così sinteticamente riassunte da un loro rappresentante : “il governo riduce le tasse ma poi aumentano il bollo auto, l’ICI e l’Irpef dei Comuni”.


In sostanza i lavoratori protestano innanzitutto perchè non vogliono essere presi in giro, considerati degli incapaci a capire come stanno le cose quando :

1° Il governo da una parte riduce il carico Irpef e aumenta gli assegni famigliari e dall’altra tassa di più le auto vecchie, per lo più usate da operai e pensionati che non hanno euro per le nuove, rinunciando a colpire come promesso i più lussuosi e inquinanti SUV che certo non sono alla portata di chi ha redditi modesti.

2° Le Regioni e i Comuni, pur presentando dei potenziali disavanzi - generati molto di più dalla crescita delle loro spese che dalla riduzione dei trasferimenti statali - non sanno far meglio che tagliare in modo molto limitato i costi e aumentare le addizionali Irpef o l’ICI colpendo tutti i redditi, anche quelli bassi.


Adesso si nota che a Roma qualche esponente della maggioranza di governo comincia a riflettere e si spinge a riconoscere che “gli operai hanno ragione, dovevamo fare di più” ; ma ora i tempi sono alquanto stretti per la Finanziaria anche se in extremis si può tentare di rimediare su qualche punto palesemente ingiusto.


Diversamente nelle Regioni e negli Enti locali c’è ancora tempo per cambiare in quanto i bilanci si approvano normalmente entro il 31 dicembre, più avanti per gli Enti che hanno scelto l’esercizio provvisorio.


Si vorrà tenere conto del messaggio di Mirafiori o si aspetterà la prima tornata elettorale per capire che non è per nulla convincente brandire l’arma dei “servizi primari da tagliare” per aumentare le tasse locali? Se gli operai di Mirafiori non sono fessi nelle città la gente dotata di buon senso non gradisce le forzature.


Intanto non è vero che tutte le Regioni e tutti i Comuni abbiano scelto questa strada per fare quadrare i loro conti e ciò riguarda anche Enti governati dalla stessa maggioranza politica, spesso di centrosinistra. E, guarda caso, nelle località dove si voterà a breve non si accrescono le tasse e non si chiudono servizi.


Poi non si può trascurare il fatto che laddove i Comuni convocano incontri con sindacati e associazioni di categoria si manifesta una decisa opposizione alle scelte di aumento delle tasse, una posizione che (si dovrebbe capire ma forse mi sbaglio) riflette i sentimenti di decine di migliaia di lavoratori e imprenditori. Neppure va dimenticato che le organizzazioni dei pensionati stanno protestando per gli stessi motivi.


Infine è sorprendente che nessun amministratore faccia i conti sulle conseguenze del doppio aumento dell’addizionale Irpef - regionale e comunale - sui redditi dei pensionati e dei lavoratori dipendenti, a parte quelli autonomi, aggravato per chi ha carichi di famiglia dalla scomparsa della no tax area family.


Vorrei fare una domanda semplice semplice ai dirigenti dei partiti di sinistra e agli amministratori dell’Unione : avete valutato che per centinaia di migliaia di lavoratori e pensionati (mi riferisco solo alla Romagna) il prelievo Irpef non statale aumenterà da un minimo del 50% e fino al 150% .?

Se non avete considerato questo dato preferendo ascoltare i ragionieri degli Enti vuol dire che la politica sta declinando sempre più, non studia i problemi e non sa trovare la strada per affrontarli nel modo dovuto.


Su questo giornale, e in altre sedi in modo documentato, nelle ultime settimane ho indicato una via alternativa a quella delle tasse per intervenire congiunturalmente e strutturalmente sulla dinamica delle spese correnti e di funzionamento degli Enti e su quella delle entrate, senza colpire cittadini e imprese.


Non è semplice ma neppure impossibile, tutt’altro : certo, occorre impegnarsi a fondo non dando per scontato che nulla cambia ed è necessario mettere in campo un progetto triennale di interventi su vari fronti.


E vanno affrontate battaglie di innovazione, quelle che una volta esaltavano e oggi pare spaventino.

Mettere sotto controllo la burocrazia e gli apparati, limitare o eliminare spese inutili, rivedere gli iniqui rapporti con Hera, utilizzare risorse azionarie e patrimoniali disponibili per finanziare investimenti e ridurre gli interessi per i mutui : è evidente che si può fare molto di più di quanto si è preannunciato di voler fare. Insomma, se non ascoltate i consigli di un amico tenete almeno conto degli umori della “classe operaia”.

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Giorgio Zanniboni

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